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Ottaviano, Chiesa di San Michele: il “San Giovannino” di Guido Reni e la “Santa Maria Egiziaca” di Carlo Cignani

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Sono due opere di grande valore, ma tutto il patrimonio di opere d’arte delle chiese di Ottaviano e del Palazzo Medici merita di essere conosciuto e studiato. Lo dissero anche Raffaello Causa e Vittorio Sgarbi.  A settembre il Circolo “Armando Diaz” organizzerà visite guidate per i luoghi dell’arte e della storia della nostra città. Correda l’articolo l’immagine del “San Giovannino” di Guido Reni.

       Chi non conosce la propria terra non conosce sé stesso (R. Causa)

 

 

 

Raffaello Causa (1923-1984) è stato un grande studioso della storia dell’arte e, come Soprintendente dei Beni Artistici della Campania e Direttore del Museo di Capodimonte, organizzò mostre di eccezionale importanza. Quando era ancora ragazzo, la famiglia si trasferì a Ottaviano, il padre fu docente presso l’Istituto Tecnico e Raffaello frequentò il Liceo Classico “A. Diaz”. Negli anni ’60 dispose che gli esperti della Soprintendenza mettessero ordine nel patrimonio artistico delle chiese ottavianesi e risolvessero il problema delle attribuzioni. Il “San Giovannino” venne giudicato, con qualche cautela, opera di un allievo di Annibale Carracci, ma dopo il restauro della tela, finanziato dalla sezione ottavianese della “Fidapa” e magistralmente eseguito da Umberto Maggio, Luciana Arbace assegnò il quadro al pennello di Guido Reni.

 

La indussero all’attribuzione la tessitura cromatica dell’incarnato, la varietà dei movimenti del pennello – e nel vello dell’agnello si notano i segni della punta lignea del pennello -, la finissima qualità psicologica dell’espressione di San Giovannino, sereno come si conviene a un Santo, ma di una serenità in cui si nota il segno della malinconia dettata dalla prefigurazione del martirio. Il quadro è, insomma, un prezioso documento dello stile di Guido Reni, della sua capacità di inserire nella concezione classica della pittura alcuni impulsi che già venivano dal Barocco: come, in questo quadro, l’impostazione della figura del Santo e il movimento asimmetrico delle braccia. E’ probabile che il “San Giovannino” sia “arrivato” al Museo di Capodimonte dalla quadreria dei Medici conservata a Ottajano e a Napoli, nel palazzo Miranda, e smembrata dopo la morte di Giuseppe V, l’ultimo principe: la Soprintendenza avrebbe deciso che le opere di Guido Reni e di Carlo Cignani venissero conservate a Ottajano nella chiesa del Rosario, e dopo l’eruzione del 1906, nella Chiesa di San Michele.

In un documento del 1963 un funzionario della Soprintendenza scrive che il quadro di Guido Reni “è in deposito” nella Chiesa Patronale di Ottaviano. Del quadro di Carlo Cignani (1628- 1719) già ho scritto sei anni fa, ma è utile sottolineare ancora la bellezza dell’opera. Gli studiosi ritengono che Cignani realizzi una sintesi “estetica” e tecnica tra le tendenze dell’ultima stagione del Barocco e il ritorno ai moduli del classicismo, tra le lezioni di Correggio, di Annibale Carracci e di Guido Reni. Il “classicismo” di Carlo Cignani è documentato dalla sua attenzione per la simmetria, dal suo “amore” per la linea curva e per gli atteggiamenti “meditativi” dei suoi personaggi, mentre l’eco del Barocco si percepisce nella cura dei particolari, nel “realismo” di alcune soluzioni, nei contrasti spesso netti tra luce e ombra, e nell’interesse, talvolta “malizioso”, per il corpo femminile.

 

A questa lettura “maliziosa” si presta la figura di Santa Maria Egiziaca, la misteriosa eremita egiziana che, prima di convertirsi alla fede in Cristo, visse giorni di manifesta dissolutezza. Il restauro, eseguito qualche anno fa dal dott. Umberto Maggio, ha rivelato lo smalto dei colori e permette di cogliere la raffinatezza dell’“impaginazione”.  La forma stessa del “tondo” consente di vedere con chiarezza che la testa dell’angelo e il fluire dei suoi capelli servono a bilanciare la rilassatezza, verso il basso, del florido corpo dell’Egiziaca: una rilassatezza che conferisce all’estasi il carattere di una morbida sensualità. Le lunghe trecce di capelli conducono il nostro sguardo verso il volto trasognato della santa eremita, dopo aver sottolineato, incrociandosi sul petto con la linea dell’ombra, la pienezza del seno e gli ultimi impulsi della tensione.

 

Il verde, i grigi, l’azzurro della veste che copre la parte inferiore del “tondo” contribuiscono a rendere più netta la suggestione del silenzio mistico, in cui le pieghe dei panni, l’asimmetrico “movimento” dei lacci e delle chiome e i colori delle carne introducono note significative di realismo.  Memore della lezione del Correggio e di Guido Reni, Carlo Cignani affida alle mani, splendidamente disegnate e dipinte, il compito di “commentare” le “intenzioni” del personaggio: è chiaro che qui esse esprimono un “abbandono” assoluto, totale: Maria Egiziaca si affida tutta alla luce della fede che sta rischiarando il suo cuore e il suo corpo. In questo quadro le soluzioni tecniche realizzano con rigorosa coerenza l’“idea” dell’artista, che par di vedere, mentre con l’aiuto del figlio Felice, dipinge le figure con i piccoli pennelli e con quella “lentezza” che i contemporanei consideravano una caratteristica della sua tecnica di lavoro: una lentezza causata, soprattutto, dalla cura con cui egli stendeva il colore fresco – i chiari, in primo luogo – sugli strati di colore già perfettamente asciutti. E confermano che lo sguardo dell’osservatore deve entrare nei quadri di Cignani dal basso e poi salire gradualmente, lungo la figura, fino al volto. E’ una fortuna trovare questi e altri capolavori lungo la strada che porta al Vesuvio, lungo il sentiero n.1 del Parco Nazionale del Vesuvio: potrebbe essere….

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