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L’intenzione sarebbe quella di mandar via le suore che hanno vissuto lì tutta la loro vita allevando ed educando numerose generazioni. Genitori sul piede di guerra scrivono al Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata: «La scuola funziona in maniera eccellente, è una ingiustizia».

Generazioni di anastasiani e anastasiane hanno frequentato la scuola primaria paritaria «Santa Caterina da Siena» di via Sodani: cinque classi elementari dove al momento la prima conta diciannove bambini, le altre ne hanno un numero più esiguo ma, come fanno presente i genitori, le classi più numerose erano quelle nelle quali insegnavano le suore. Al principio dell’anno scolastico in corso nella prima insegnava suor Rosaria, nella quinta suor Adele, nella quarta suor Concetta. Ad oggi tutte sollevate dal loro incarico di insegnamento.

Si sussurra di problemi economici, ma le uniche motivazioni ufficiali per ora fornite ai genitori sono vaghi «problemi interni alla Congregazione». «Ovviamente non sappiamo quali – raccontano alcuni genitori, successivamente ci hanno riferito di una cattiva gestione finanziaria relativa a lavori di ristrutturazione e rifacimento eseguiti all’interno dell’istituto». Giovedì scorso si è tenuta una riunione a scuola nel corso della quale il commissario, padre Rocco Ronzani, ha rivelato che l’istituto è monitorato fin da novembre scorso. «Noi genitori – proseguono i familiari di alcuni alunni – non ne avevamo idea, quanto meno un’idea chiara, che la scuola sarebbe stata commissariata, lo abbiamo appreso a maggio ufficiosamente. Le comunicazioni sono avvenute solo giovedì, nel corso della riunione».

Le suore che vivono, e che finora lavoravano, ai Sodani sono meno di quindici. C’è carenza di vocazioni e le più giovani arrivano dal Perù. I genitori sono costernati e temono soprattutto per il ventilato allontanamento di Suor Rosaria Esposito: l’intera I classe ha deciso di perorare la sua causa, decisi a cambiare scuola se le cose dovessero rimanere così. Dopo inutili tentativi, tutti i genitori hanno deciso di richiedere il nullaosta per i bambini. «Senza le suore non ha senso che i nostri figli restino in quella scuola che pare si voglia laicizzare a tutti i costi, ma non ci stiamo: se avessimo voluto che i bambini frequentassero scuole laiche non avremmo atteso lo smantellamento di quella che consideriamo un’istituzione cittadina».

Ancora sperano, le famiglie. E tante sono le lettere che hanno inviato all’attenzione del Cardinale Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Lettere in cui raccontano di essere venuti a conoscenza dell’intenzione della madre superiora, Suor Paola Romano, di sollevare dall’insegnamento le suore. «Le suore – dicono – che con amore e competenza si occupano dei nostri figli. Parliamo di suore che hanno sempre insegnato, contribuendo in modo rilevante alla formazione degli uomini e delle donne che oggi formano la nostra comunità, parliamo di suore che hanno aiutato bambini con difficoltà diagnosticate, supportato genitori sofferenti, accolto ed amato bambini bisognosi. Abbiamo scelto questo tipo di scuola perché sapevamo cosa avrebbero imparato i nostri figli, ora siamo delusi. Ad anno scolastico quasi concluso possiamo affermare che i nostri piccoli, non solo hanno assorbito un programma didattico ineccepibile, ma hanno anche imparato a pregare per i meno fortunati, ad aiutare l’amico in difficoltà, a consolare l’amica di banco, a non arrendersi innanzi agli ostacoli».

C’è delusione, preoccupazione e soprattutto c’è l’amore dei bambini e dei genitori per suor Rosaria. «Una suora che fa risplendere l’abito che indossa, che con semplici ma potenti strumenti, conoscenza e preghiera, arriva al cuore e forgia l’anima del nostro futuro. Riprendiamo le parole dell’amato Papa Francesco e ricordiamo che la scuola è un luogo da amare, l’amore che i nostri bambini provano per la scuola è nato dall’intensa e significativa relazione che hanno con la “loro” suora. Suor Rosaria non chiede se non per dare, è maestra intransigente, non dice mai troppi sì affinché i bambini imparino ad affrontare la vita, rimprovera e premia, educa ed insegna, incita a rifuggire dalla mediocrità con lo studio, lei che asciuga le lacrime dei nostri bambini».

I genitori non si rassegnano all’idea di cambiare qualcosa che pur funziona in maniera eccellente a parer loro. Non si rassegnano alla snaturalizzazione di una istituzione che sarà, a quanto pare, completamente laicizzata, mandando via le suore. «Infine ci chiediamo, perché togliere a noi genitori la libertà  e la possibilità di scegliere dove formare ed a chi affidare i nostri figli? Vogliamo una scuola con il Crocifisso sul muro, una scuola dove i bambini nell’ora di ricreazione “vanno a salutare la Madonnina”, dove prima di mangiare si chiede a Gesù di “…provvedere per chi di cibo non ne ha”, vogliamo una scuola dove insegnino le suore, vogliamo una scuola dove insegni la nostra Suor Rosaria!».

Le famiglie auspicano ancora un intervento dalle «alte sfere» della Congregazione. In caso contrario ritireranno tutti i bambini.

In questa vicenda ci sono però molte cose che non tornano e che i genitori vorrebbero invece si chiarissero, nel rispetto del lavoro di un commissario arrivato evidentemente per risollevare le sorti economiche (?) della scuola. Ci chiediamo, da profani – nel senso lato e in senso economico – se ci sono stati problemi, chi è che doveva vigilare? Le suore? La superiora? L’economato? Mandando via le suore, senza nemmeno incontri propedeutici con i genitori, e sostituendo le stesse con insegnanti laici (che non lavorano certo gratis, supponiamo), si risolleveranno le sorti della scuola? A questo, pur profani, una risposta l’abbiamo: no, perché se le suore vanno via, i genitori porteranno via – come già annunciato – i loro bambini. Dunque no, economicamente mandare via le suore, che finora hanno conosciuto soltanto quella vita, non pagherà.

Quali sono, se ci sono, i veri motivi? Le voci che accusano, una tra tante, suor Concetta di essere «manesca e brutale con i bambini e i genitori»? Strano, sono quegli stessi genitori e quegli stessi bambini che non solo giurano di non aver mai detto una cosa del genere ma che di contro non hanno né denunciato né ritirato i loro figli. Cui prodest? A chi giova?