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Somma Vesuviana. Fede, devozione e arte nei “santini”-ricordo del primo novecento

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Forse a tutti sarà capitato, sfogliando un libro di preghiere delle nostre nonne oppure rovistando in qualche vecchio cassetto dei nostri avi, di trovare un santino-ricordo di un avvenimento sacro: battesimo, cresima, comunione, ordinazione sacerdotale e così via. Sono immagini che esprimono una autentica fede, poiché si nutrono dei Sacramenti e si ispirano all’autorità della Chiesa.

Tali immaginette avevano uno scopo ben preciso: riportarci alla memoria un particolare evento sacro legato a una determinata persona e destare in chi le osservava delle particolari suggestioni, oltretutto stimolando anche qualche breve preghiera. In Italia la più vasta diffusione e produzioni di queste immaginette sacre si ebbe nei primi anni del Novecento, mentre precedentemente questo primato spettava a Parigi e ad Anversa. Alla fine del Settecento, infatti, da esclusivi oggetti di devozione, tali immaginette assunsero un ruolo più sociale con diversificate funzioni: divennero, cioè, un ricordo, un augurio, un annuncio. Con il fluire del tempo, in effetti, l’immagine sacra si tramutò in un vero e proprio documento per testimoniare un evento privato religioso.

La logica, con cui venivano scelti i santini – ricordo, era duplice: da una parte (recto) l’immagine raffigurante Gesù, Maria, un Santo; dall’altra (verso), invece, una frase solitamente ripresa dalla Sacra Scrittura, le generalità del festeggiato, unitamente al luogo e alla data della celebrazione della cerimonia. Come ricerca ho preso in esame (vedi foto) una serie di immaginette di Somma Vesuviana che si riferiscono alla prima metà del XX secolo. Nel caso della Prima Comunione, fra le figure più ricorrenti sul recto vi era quella di Gesù che dona l’Eucarestia al neofita; nel verso, invece, vi era sempre esaltato un riferimento evangelico, una giaculatoria, come ad esempio: O Gesù, Ostia di pace e di amore, in questo primo incontro t’offro il mio cuore per vivere a te unito. Ai genitori amati, ai parenti tutti dona vita e sorriso. Tali immaginette erano riservate a parenti ed amici dei festeggiati, finendo inesorabilmente nell’album dei ricordi, destinati a sbiadire o talvolta intenzionalmente dispersi.

A queste figure si connettevano, anche, talune fatte stampare in occasione dell’inizio del servizio pastorale oppure per l’emissione dei sacri voti. Tra i ricordi, immortalati nelle foto riportate qui sotto, il possesso canonico della Parrocchia di San Pietro Apostolo di un conosciuto nostro sacerdote, Don Armando Giuliano, il 23 settembre del1951; in un altro risovviene la vestizione religiosa, tra le maestre Pie Trinitarie, di Suor Edvige, al secolo la compianta concittadina sommese Enza Calvanese, avvenuta a Roma l’11 ottobre del 1951. Ci sono poi immaginette a soggetto vario: tra queste una del 1943 in ricordo del Mese Mariano celebrato nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire, sotto la direzione del Sac. Don Luigi Prisco. Un’ altra, infine, ricorda il ritorno dei Padri Domenicani nella restaurata Chiesa di San Domenico il 30 aprile del 1944 in occasione della festività di Santa Caterina da Siena. Qui sul recto si staglia l’immagine della Madonna del Rosario, assisa in trono, con il suo pargoletto in braccio. Tra le immagini di Gesù ricorre più volte quella del Sacro Cuore. Tutto ciò comporta che tali immaginette erano una volta espressione di una fede autenticamente cristiana, poiché non solo si nutrivano dei Sacramenti, ma si ispiravano soprattutto alla autorità della Chiesa. Oltretutto adempivano alla funzione di conservare alla nostra memoria le meraviglie operate da Dio in determinati suoi figli, dei quali testimoniavano  il ringraziamento e la lode. Oggi la moda e le frivolezze, imposte dalla tecnologia, hanno soppiantato ormai questi autentici tesori di fede, rendendoli solamente oggetti per tanti collezionisti

 

 

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