Licenziamenti, dismissioni, assunzioni ridotte la lumicino. Ecco il fallimento della città delle fabbriche.
La parola d’ordine dei grandi gruppi industriali ora è “internalizzazione”. Vale a dire che tutte le attività per tanto tempo affidate a ditte esterne devono tornare a essere gestite direttamente all’interno. Una mossa, questa soprattutto di Alenia, che a Pomigliano e a Nola detiene due dei più grandi stabilimenti del gruppo aeronautico italiano, che sta determinando una situazione di crisi produttiva e occupazionale. Intere aziende sono già sparite o rischiano di sparire. E’ già accaduto per la Sesmat, impresa della manutenzioni informatiche che non lavora più in Alenia Pomigliano e che per questo ora vede senza lavoro 28 suoi dipendenti. Sta accadendo alla Sipal, ditta altamente specializzata che ha messo in cassa integrazione i suoi 35 ingegneri che lavoravano per Alenia Pomigliano. Ma c’è un’altra miriade di piccole e medie aziende che ruota attorno al colosso aeronautico e che sta soffrendo in modo quasi irreversibile il taglio dei costi determinato dalla grandi ristrutturazioni industriali. Ci sono da ricordare i 120 cassintegrati della Dema di Somma Vesuviana, che tra i clienti conta in particolare proprio Alenia, ma c’è anche da evidenziare il ruolo che in questi anni sta assumendo Ansaldo, il gruppo dei trasporti ferroviari che sotto la gestione Finmeccanica ha decretato nel 2013 la morte della Simmi, fabbrica di Acerra costretta a licenziare tutti i suoi 200 addetti, e che ora sotto la gestione della giapponese Hitachi ha deciso la chiusura del magazzino Ansaldo Breda di Pomigliano, di proprietà dell’imprenditore locale Stefano Palmese. Qui sono 27 i posti di lavoro immediatamente a rischio ma la prossima chiusura del magazzino potrebbe determinare un effetto trascinamento in grado di mettere pesantemente in crisi gli altri 40 addetti della ditta di Palmese impegnati in altre produzioni. E cosa dire della Fiat, che si ritrova ancora con 1200 dei 4500 addetti in cassa integrazione, sia pure mitigata dal contratto di solidarietà, visto che l’unico modello automobilistico che ora produce Pomigliano è la sola Panda, ben poca cosa rispetto alle Alfa 156, 159, 147 e Gt che un tempo si realizzavano da queste parti.



