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Il nuovo modello RIVE contro la violenza sulle donne: sinergia tra servizi, università e innovazione

Dai dati all’azione, dalla frammentazione alla rete. È questa la direzione tracciata da RIVE – Rete Interistituzionale contro la Violenza per l’Empowerment, protagonista dell’incontro tenutosi ieri a Palazzo Cavalcanti, che ha messo in luce contenuti, strumenti e innovazioni di un progetto destinato a cambiare l’approccio al contrasto della violenza di genere.

Il progetto, sostenuto dal Dipartimento per le Pari Opportunità, si sviluppa su un arco di 24 mesi e nasce a Napoli dalla necessità di affrontare criticità strutturali: violenza sommersa, isolamento delle vittime, difficoltà di accesso ai servizi e scarsa integrazione tra gli attori coinvolti.

A guidare il percorso sono le coordinatrici Rosa Di Matteo e Immacolata Di Napoli, che hanno costruito un modello fondato su integrazione, monitoraggio e intervento multidisciplinare.

RIVE prevede la creazione di una rete interistituzionale stabile, con procedure condivise e un disciplinare operativo capace di definire ruoli, tempi e modalità di intervento. Tra le azioni chiave, la formazione tra operatori, il confronto continuo tra servizi e la costruzione di un sistema di monitoraggio in grado di valutare l’efficacia reale delle azioni.

Innovativo l’intervento sugli uomini autori di violenza, attraverso il videogioco immersivo VIDACS, che permette di vivere l’esperienza dal punto di vista delle vittime, favorendo percorsi di responsabilizzazione oltre a diverse iniziative divulgative, dalle rubriche fisse sui social a un podcast dedicato. Il progetto interviene anche sull’autonomia delle donne, con percorsi di empowerment economico e inserimento lavorativo, e sulla tutela dei minori vittime di violenza assistita. A rappresentare il Comune di Napoli, partner del progetto, l’assessora allo Sport e Pari Opportunità Emanuela Ferrante e la dirigente del Servizio Politiche di Genere e Pari Opportunità Giusy Terracciano Ficca.

Fondamentale il contributo scientifico e operativo di Gabriella Ferrari Bravo, Marcella Autiero, Francesca Marone e Fortuna Procentese, oltre alla dimensione comunicativa curata da Emanuele Esempio Andrea Terracciano. Le conclusioni affidate a Caterina Arcidiacono hanno evidenziato la portata sistemica del progetto, destinato a diventare un modello replicabile anche su scala nazionale.

Nel corso dell’evento è stata inoltre richiamata la campagna ANCI “Mai bandiera bianca contro la violenza sulle donne”, simbolo di un impegno che unisce istituzioni e territorio. RIVE non è solo un progetto, ma un sistema che punta a rendere la rete stabile, efficace e capace di incidere realmente sul cambiamento culturale.

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