Numerosi amici si sono congratulati, su “fb”, con il dott. Iervolino, che fu sindaco di Ottaviano, per la nomina a direttore sanitario del “Rummo”. La notizia è stata data su “fb” da un consigliere comunale, avendo il dottore deciso di non “postare” “selfie”.
Ora che farà? Cambierà camminatura? E la sua ombra disturberà le nostre ombre? (Dal racconto inedito “ La città delle ombre ribelli”).
Eppure ero certo che il dott. Iervolino non avrebbe avuto la nomina a direttore sanitario dell’azienda ospedaliera “G.Rummo” di Benevento. Ne ero certo perché io parlo ogni giorno con Vincenzo, e avevo le mie ragioni per dire che il dott. Iervolino sarebbe rimasto a piedi. E invece, sta a cavallo. Evidentemente Vincenzo, che sa quanto sono goloso, pensava che io parlassi del pastificio omonimo, di cui ovviamente il dott. Iervolino non può, e credo non voglia, fare il direttore. Ma la colpa è mia, che mi fido di Vincenzo, che, pur chiamandosi Vincenzo come il Presidente, è solo un aiuto usciere della Regione, anche se è certo che fra un paio d’anni verrà promosso usciere a pieno titolo.
Preso in contropiede, ho aspettato il dott. Iervolino al varco di “fb”: mo’- mi sono detto- il dottore “posta” una galleria di “selfie”, piazzato davanti all’azienda ospedaliera, o mentre passa sotto l’Arco di Traiano di Benevento, o mentre sbandiera il decreto di nomina, in mezzo a musici vestiti alla longobarda che suonano trombe, flauti e tamburi. Come pubblica queste foto, glielo scrivo un articolo a puntura di spillo. E invece no. Il dott. Iervolino, anche in questa piacevole circostanza, anche in un momento in cui potrebbe dire “io sono”, ha rispettato quella regola della misurata riservatezza che egli seguì, forse troppo rigidamente, anche da sindaco. La notizia è stata pubblicata su “fb” da un consigliere comunale, e ha immediatamente riscosso i “mi piace” e i commenti entusiasti e commossi di tutti gli amici del dott. Iervolino: non immaginavo che ne avesse tanti, e che in tanti ne riconoscessero pubblicamente le qualità manageriali. Mi sono infilato nel gruppo di questi amici sinceri e ho augurato un banalissimo “buon lavoro”, insomma ho tentato di saltare sul carro del vincitore, pur sapendo che non ho il fisico attrezzato per salti del genere, e che il dottor Iervolino non è un tipo che si fa fregare da certi acrobati: è un democristiano della vecchia scuola e, tra l’altro, usa carrozze a pochi posti.
E così sono rimasto a terra, a scontare gli articoli amari che scrissi contro la sua Amministrazione, soprattutto contro quella del secondo mandato. Mentre scrivo, mi sovviene di un tale che mi accusò, su “fb”, di essermi schierato contro il sindaco Iervolino, e ancor prima contro il sindaco Saviano, perché non mi avevano scelto come assessore alla cultura. Se quel signore, che faceva citazioni in latino, avesse indicato un altro assessorato, uno qualsiasi, non mi sarei offeso – si scrivono tante cose su “fb”-, e me ne sarei rapidamente dimenticato. Ma attribuirmi la sciocca vanità di aver desiderato l’assessorato alla cultura, è cosa che non può passare sotto silenzio: non avrei mai chiesto quella delega, perché non mi sento attrezzato per un ruolo così importante in una città come la nostra, che è fatta prima di cultura, e poi di pietra e di asfalto. Quando avrò un po’ di tempo libero, svelerò finalmente cosa avrei chiesto ai due sindaci, se mi avessero concesso la possibilità di chiedere. Quel signore si meraviglierà.
Ancora una volta auguro al dott. Iervolino buon lavoro: è una chiusura banale, ma la situazione non mi concede altro. Se scrivessi che, in un momento in cui Ottaviano è scossa da una crisi strutturale che ne modificherà radicalmente il sistema sociale, l’incarico affidato al dott. Iervolino riveste un significato importante ed è il riconoscimento, nel dottore e nella sua città, di qualità culturali ancora sostanziose, – se scrivessi tutto questo -, direbbero che il mio è un nuovo tentativo di ricucire lo strappo. E perciò mi auguro che il quadro di Roberto Fontirossi, che apre l’articolo, possa parlare per me.



