Il progetto “Instaura”, di cui è promotore l’ottavianese Andrea Damiati, propone di leggere la storia dei luoghi attraverso una prospettiva particolare: le tecniche dell’arte e dei mestieri e la funzione sociale degli edifici sacri e profani. Sotto questo aspetto il quartiere San Giovanni è un libro da interpretare con rigore filologico.
Andrea Damiati, promotore del progetto “Instaura”, ha voluto che il primo itinerario da lui organizzato attraverso i luoghi della storia di Ottaviano avesse come obiettivo i documenti materiali della storia sociale, gli edifici sacri e profani, le tecniche dei costruttori e quelle degli artisti, il patrimonio degli antichi mestieri. Carmine Cimmino, che si interessa della storia sociale di Ottaviano, ha con piacere accettato l’invito di Damiati a far da guida, nell’incontro di ieri, al gruppo degli ospiti lungo il percorso progettato Posso rivelare che le carte patrimoniali dei principi di Ottajano e i testamenti di Luigi de’ Medici e di Giuseppe IV Medici, che il professore sta studiando da qualche tempo, inducono a ritenere che vadano riviste, tra molte altre cose, le attribuzioni di alcuni quadri della Chiesa di San Michele e del quadro che sta sull’altare maggiore della Chiesa di San Giovanni, e vada ridiscusso e ridefinito il significato delle “grottesche” che Angelo Mozzillo dipinse nel Palazzo Medici di Ottajano.
E perciò nella Chiesa di San Giovanni Carmine Cimmino ha parlato dell’organo del ‘600, del valore artistico e teologico del Crocifisso e delle famiglie Guastaferro e Saggese Matafone molto più a lungo che del quadro “ San Giovanni predica alle turbe” attribuito fino ad oggi a Paolo De Matteis. Il momento più importante del percorso è stato certamente la visita al palazzo che oggi appartiene all’ing. Autorino e che nel passato fu proprietà di una famiglia napoletana, i Giordano, “industriali” del tessile e promotori della lavorazione del lino e della canapa, in cui erano impegnate, nel 1815, almeno venti famiglie del quartiere. L’ing. Autorino ha mostrato ai visitatori la meravigliosa cantina, che conserva la struttura del ‘700, e ha spiegato che la cisterna contigua svolgeva la doppia funzione di conservare l’acqua, e di garantire il giusto livello di umidità necessario per una corretta conservazione del vino. Carmine Cimmino ha raccontato che il vino dei tuori di San Severino ancora alla fine dell’ Ottocento veniva venduto sul mercato di Napoli dalle famiglie Saggese e Del Giudice. I visitatori, infine, hanno avuto la possibilità di vedere un forno del primo Ottocento, con la volta in pietra lavica e con la bocca circondata da una lista di pietra lavica e di lapillo che, accendendosi di riflessi di fuoco, indicava che la temperatura interna era salita al punto giusto. L’ing. Autorino ha fatto notare ai visitatori che la stanza del forno ha ancora il soffitto a travi, e che una delle travi, il “turcituro”, è collocata in modo da bilanciare con un moto inverso la spinta della struttura: è questo uno degli “ingegni” che permise agli antichi palazzi di resistere ai moti della terra e ai colpi del Vesuvio. La cordiale ospitalità della signora Autorino e del marito è stata una raffinata testimonianza dell’antico stile ottajanese.
Davanti alla Chiesa del Carmine il prof. Cimmino ha affrontato un argomento complesso e delicato, quello dei “luoghi di forza”, che costituirà il tema di un prossimo percorso organizzato da “Instaura”. Il professore si è limitato a ricordare che anche nel nostro territorio tutti i più antichi edifici di culto sono stati costruiti dai Cristiani sulle rovine di templi pagani, su spazi sacri ( in latino “templum” e in greco “temenos” significano spazio sacro ritualmente delimitato, “ritagliato”). Questi “spazi sacri” irradiavano misteriose energie naturali che i costruttori cristiani cercarono di non spegnere. Il culto della Madonna Bruna, che è centrale nella storia di Ottaviano, conserva tutti i simboli che la religiosità popolare da sempre connette all’idea della morte, del “viaggio” nell’aldilà, del ruolo salvifico e consolatorio della “Madre”.
La rapida visita alla chiesa dell’Oratorio, sede della congrega “Santa Maria Visita Poveri”, ha rispettato gli argomenti tradizionali: gli affreschi che coprono interamente le pareti, il quadro del Mozzillo, i bigliettini “salvifici” che le madri dei soldati partiti per il fronte della I guerra mondiale mettevano in un cuore d’argento sormontato da croce, la secentesca borsetta di cuoio per la questua, la cripta con lo scolatoio per il prosciugamento dei cadaveri. Carmine Cimmino ha parlato, brevemente, del ruolo sociale che la congrega dell’Oratorio ha svolto nel tempo anche grazie a un notevole patrimonio di beni mobili e immobili. Ma ha aggiunto che la funzione religiosa di questa congrega va approfondita, soprattutto sotto l’aspetto dei riti penitenziali e devozionali e dell’ influenza esercitata dal Vesuvio sulle forme di questi riti. Un tema interessante. Un filo d’ argento e di porpora nel tesoro immenso, e in grande parte ancora sconosciuto, della civiltà vesuviana.



