Pistole giocattolo, di forma uguale a quelle vere, da cui i bulli di turno sparano pallini di plastica sulle auto ferme nel traffico. E’ l’ultimo “gioco” pericoloso in voga tra i ragazzini che hanno perso la testa. Ne ha fatto le spese giovedi scorso un fotoreporter che abita nella città dell’inceneritore, Luigi Buonincontro. Luigi dopo aver ricevuto una grandinata di pallini sul finestrino della sua vettura si è fermato per persuadere i giovani pistoleri folli a desistere. “Non c’è stato niente da fare – racconta il fotoreporter – anzi, quando gli ho chiesto di smetterla per tutta risposta mi hanno puntato la pistola in faccia, anche se da un certa distanza”. Poco dopo Buonincontro ha segnalato l’episodio al locale commissariato di polizia. “Hanno inviato una volante sul posto – conclude l’ennesima vittima di bullsimo – ma quei ragazzi appena hanno sospettato l’arrivo delle forze dell’ordine sono spariti”. Una piaga sociale da anni. Ormai le armi ad aria compressa sembrano identiche alle Beretta o alle Colt in dotazione alle forze dell’ordine o a quelle purtroppo utilizzate dalla criminalità. Costano pochi euro ma possono far male lo stesso . Al di sopra di una certa potenza la legge italiana le considera vere e proprie armi, da comprare nelle armerie, tenere e trasportare con appositi permessi. Ma nell’era dei negozi virtuali è facile aggirare le regole. Ovvio dunque, sebbene folle, che ragazzini e adolescenti le acquistino senza problemi e ne facciano palestra di bullismo. Queste armi ad aria compressa si chiamano così perché invece della polvere, per espellere il proiettile, utilizzano aria o ad altro gas caricato all’interno con una bomboletta. In genere vengono usate per trastullarsi con il tirassegno e non possiedono potenze devastanti. I proiettili arrivano anche a duecento-trecento metri, a quel punto, però, sono così lievi che offendono quanto il bacio di una ninfetta. Ma se quelle armi vengono manovrate a distanza ravvicinata, usando per bersaglio certe parti del corpo, fanno grandi danni.








