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Somma. Lettera in redazione, Bianca Cefalo: “Non insegnate ai giovani a ridimensionare i propri sogni”

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Riceviamo e pubblichiamo

‘Invece di fare i camerieri altrove, i giovani sommesi potranno essere imprenditori della cultura nel loro paese.’” Ho letto questa frase durante questa campagna elettorale e, da donna nata e cresciuta a Somma Vesuviana, che oggi lavora nel settore spaziale internazionale, sento il dovere morale di rispondere. Non perché esista un lavoro più dignitoso di un altro. Ogni lavoro onesto merita rispetto.
Ma perché trovo profondamente sbagliato il modo in cui troppo spesso si parla ai giovani del nostro territorio: come se il loro destino dovesse essere necessariamente piccolo.
Come se il massimo orizzonte possibile fosse scegliere se restare o andare via.
Servire o sopravvivere. Io non sono andata via da Somma Vesuviana per “fare la cameriera altrove”. Sono andata via per costruire qualcosa che qui nessuno immaginava possibile.
Sono cresciuta in una famiglia semplice, fatta di sacrifici, disciplina e dignità.
Una famiglia che non aveva conoscenze potenti, né scorciatoie. Ma aveva una cosa rarissima: il coraggio di credere nel potenziale dei propri figli anche quando il mondo intorno non ci credeva. Ed è questo il punto più importante.
Il talento di un bambino non può essere misurato dalla sua capacità di rientrare perfettamente dentro uno schema. Non può essere schiacciato dall’umiliazione, dalla rigidità o dalla paura di fare domande scomode.  Alle scuole medie, una professoressa mi disse che non avrei mai avuto una carriera tecnica. Perché non ero abbastanza precisa nei disegni geometrici fatti a mano. Perché contestavo metodi che consideravo già vecchi.
Perché avevo una mente difficile da controllare, più interessata a capire il “perché” delle cose che ad eseguire in silenzio. Ricordo ancora quei fogli, quelle squadre, quei voti usati per definire il valore di uno studente. E ricordo perfettamente quando dissi che un giorno il disegno tecnico non si sarebbe più fatto a mano. Che il futuro sarebbe stato diverso.
Che forse il problema non ero io, ma un sistema incapace di vedere oltre i propri limiti.
Non fui ascoltata. Dieci anni dopo, a 22 anni, ero la più giovane ingegnere astronautica italiana assegnata alla missione NASA/JPL InSight per Marte. E questo non perché il sistema avesse creduto in me. Ma perché io e la mia famiglia abbiamo scelto di non credere ai limiti che il sistema voleva impormi. Per questo oggi sento di dire una cosa con chiarezza. La dignità non nasce soltanto dal lavoro. Nasce prima di tutto dall’educazione.
Dal sentirsi visti. Dal riconoscimento del proprio valore umano, intellettuale e creativo.
Una scuola dovrebbe avere il coraggio di riconoscere non solo gli studenti disciplinati, ma anche quelli visionari. Quelli inquieti. Quelli che fanno troppe domande. Quelli che sembrano “difficili” solo perché vedono il mondo in modo diverso.
Perché spesso è proprio lì che nasce il futuro. Troppo spesso invece si educano ragazzi ad adattarsi, non a guidare. Ad obbedire, non a creare. A cercare sicurezza, non possibilità.
E allora ai genitori voglio dire questo: credete nei vostri figli anche quando qualcuno proverà a convincervi che sono “troppo”. Troppo sensibili. Troppo ribelli. Troppo ambiziosi.
Troppo fuori dagli schemi. A volte ciò che il sistema definisce un problema è semplicemente un talento che non ha ancora trovato il posto giusto in cui esprimersi.
E ai giovani di Somma Vesuviana voglio dire di non permettere mai a nessuno di definire i loro limiti. Non lasciate che il luogo da cui provenite determini la grandezza dei vostri sogni.
Non lasciate che vi convincano che esistano mondi a cui non potete appartenere.
Io non sono arrivata dove sono grazie ai cognomi importanti o alle porte aperte.
Ci sono arrivata grazie allo studio, alla disciplina, all’umiltà, ai sacrifici della mia famiglia e alla volontà di non farmi spegnere. E oggi credo che il compito più importante di un territorio non sia soltanto creare lavoro. Ma creare esseri umani liberi abbastanza da immaginare il proprio futuro senza paura.”
Bianca Cefalo

 

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