Home Mo' basta. Scrivici tutto Insegnanti di sostegno, permangono le difficoltà

Insegnanti di sostegno, permangono le difficoltà

Il Governo italiano, sul tema del sostegno scolastico, non smette di creare forti discriminazioni. Infatti, a circa la metà degli studenti aventi diritto, è negata la continuità didattica.

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È un numero enorme, sconcertante, quello che mette in evidenza la discontinuità didattica degli studenti diversamente abili.

Secondo una recente indagine dell’Istat, in Italia, circa il 41,9% dei ragazzi iscritti ai vari gradi scolastici, non riesce ad avere un insegnante di sostegno che sia sempre lo stesso durante l’intero percorso di studi.

Da questa indagine, inoltre, si apprende quanto alto sia il numero dei disabili che frequentano la scuola. Una frequenza che, stando ai dati resi pubblici dall’Istat, conferma l’elevato tasso di istruzione e di specializzazione che i disabili raggiungono. Eppure, malgrado questa forte propensione allo studio, alla volontà di imporsi nel mondo del lavoro, sono ancora numerose le famiglie che si appellano ai Tribunali per far valere i propri diritti.

Sempre secondo l’Istat, è in allarmante crescita il numero degli insegnati di sostegno costretti ad abbandonare lo studente perché trasferiti o per il non rinnovo dell’incarico. Nell’indagine dell’istituto di statistiche, poi, possiamo apprendere in che misura questa instabilità d’insegnamento va a comporsi: il 14,7% dei docenti di sostegno è di Scuola Primaria mentre il 16,5% appartiene alla Scuola secondaria di Primo Grado.

Per quanto riguarda gli incarichi annuali, invece, parliamo di un numero che sfiora il 41,9% dei docenti presenti nelle Scuole Primarie ed il 36,5% degli insegnanti di Scuola Secondaria di Primo Grado. L’analisi dell’Istat, oltre a fornire un ampio panorama sulle difficoltà riscontrate dagli allievi disabili, fa sapere che oggi, anno 2015, ancora un docente di sostegno su due vive nell’ombra del precariato.

Sull’argomento, Carlo Giacobini della FISH, si è così pronunciato: una grave debolezza su cui intervenire, perché la precarietà toglie motivazioni e continuità all’azione didattica.

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