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Il palazzo Miranda – Ottajano a Chiaia e la collezione di quadri degli ultimi Medici principi di Ottajano

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Quadri del Bronzino, di Ribera, di Guido Reni, di pittori olandesi del ‘600, dei pittori napoletani della Scuola di Posillipo. Quadri attribuiti a Raffaello, a Durer, a Michelangelo, a Rembrandt, a Rubens.  Giuseppe IV Medici e la moglie Maria Anna Gaetani misero insieme i quadri delle loro famiglie, più di 200, e organizzarono una splendida galleria nel Palazzo Miranda-Ottajano a Chiaia. Molti quadri Angelica de’ Medici, nipote di Giuseppe IV e sposa di Alfredo Correale, li portò in dote, e ora sono esposti nel Museo Correale di Sorrento. Giuseppe IV Medici, tra i Borbone e i Savoia.

 

Nel 1822, quando Giuseppe Medici, che dieci anni dopo sarebbe diventato principe di Ottajano come Giuseppe IV, sposò Maria Anna Gaetani d’Aragona, 6a duchessa di Miranda, il palazzo Miranda a Chiaia divenne Palazzo Ottajano, e così ancora si chiama. Il palazzo venne costruito tra il 1782 e il 1785 da Gaetano Barba, su disegno di Pompeo Schiantarelli, là dove sorgeva Porta Petruccia alle Corregge, e nel 1789 lo acquistò Gaetana duchessa di Miranda. Il terzo piano venne aggiunto nel 1842, per ospitare la nuova coppia di sposi, Michele, primogenito di Giuseppe, e la moglie, Giulia Marulli dei duchi di San Cesario: le stanze vennero decorate da Fausto Niccolini. Nel 1867 il figlio di Michele, Giuseppe, che sarebbe stato il 10° e ultimo principe di Ottajano, sposò Maria Felicita Eleonora Gallone dei principi di Tricase, e fece costruire il quarto piano. Giuseppe IV, il marito di Donna Gaetana, portò a Napoli quasi tutti i quadri che erano conservati nel Palazzo di Ottajano, e con quelli che appartenevano alla famiglia Miranda costruì una spettacolare quadreria, “di più dii duecento opere, alcune delle quali di primissimo ordine, anche se alcune attribuzioni dei vecchi inventari (Durer, Rembrandt, Michelangelo) vanno accolte con prudenza.”. Così scrive Giancarlo Alisio, parafrasando il testo di Luigi Catalani, il quale scrisse, nel 1854, che il principe Giuseppe apriva al pubblico i due appartamenti della sua galleria “con grande ospitalità”.

Dal Palazzo di Ottajano Giuseppe IV portò a Napoli  i tre Pitloo e i due Duclère che gli erano stati lasciati in eredità da Luigi de’ Medici, fratello di suo nonno, e i quadri di Battistello Caracciolo e di Mattia Preti che erano arrivati a Ottajano con la dote delle mogli di Michele I Medici e di Giuseppe III. Quando, morto senza eredi l’ultimo Medici, il patrimonio della famiglia venne diviso tra le sorelle del defunto, Angelica mise le mani non solo sui vigneti di Terzigno, ma anche su buona parte dei quadri, alcuni dei quali ancora oggi sono esposti al pubblico nel Museo Correale di Sorrento. Quasi certamente faceva parte della dote di Angelica, che andò sposa a Alfredo Correale conte di Terranova, l’opera di Franz Vervloet che i curatori del Museo sorrentino intitolano “Torre del Greco” e che nel testamento di Michele III Medici, padre di Angelica, è indicato come “Porto della Torre”( vedi immagine). Michele III, che si dilettava di pittura, possedeva certamente quadri e disegni di Giuseppe e di Filippo Palizzi, e la  “Natività” di Luca Giordano entrata nel patrimonio di famiglia ai tempi di Giuseppe I Medici, che era stato amico e protettore del grande pittore napoletano. Non si hanno notizie dei quadri, delle sculture e dei disegni che i primi feudatari, Bernardetto e Giulia Medici, portarono con sé a Ottajano quando lasciarono per sempre Firenze.

Nella galleria di Palazzo Ottajano a Chiaia c’erano, secondo i cronisti dell’Ottocento, due grandi tele di Ribera, un “Cristo deposto compianto dalle Marie” e un “San Girolamo che prega nel deserto”; “due tavole, con San Pietro e San Paolo, della scuola di Raffaello”; quattro quadri attribuiti a Davide Teniers figlio, una “mezza figura” attribuita a Rembrandt; un trittico di Lucas van Leyden, un pittore  olandese del primo Cinquecento, con l’Eterno Padre, Angeli e Santi; un trittico di scuola tedesca con la Sacra Famiglia; una “Sacra Famiglia” dipinta da Giacomo Palma il Vecchio; una tavola con un “mistico sposalizio di Santa Caterina, tra molte figure”, attribuita a Albrecht Durer; un “Convito degli dei nella grotta di Nettuno” e una “Allegoria della bellezza” di tale raffinata fattura che nessuno osava mettere in dubbio l’attribuzione a Rubens; un ritratto della scuola di Raffaello; quattro piccoli quadri con “conversazioni famigliari” di Palamedes Palamedesz, detto Stevaerts, un pittore olandese del primo Seicento; una “bambocciata” di Adriaen Brouwer; due ritratti su tavola attribuiti al Bronzino; un “Giuseppe che fugge dalla moglie di Putifarre”, opera certa di Guido Reni; una tavola con alcuni artisti che osservano “frammenti di anticaglie”, attribuita, con molti dubbi anche dei proprietari, a Michelangelo.

A partire dal  1849  Giuseppe IV Medici ospitò al piano terra del Palazzo Miranda-Ottajano il console francese a Napoli,  e dieci anni dopo Ferdinando II lo inviò a Parigi perché comunicasse a Napoleone III che i Borbone si congratulavano con lui per la splendida vittoria di Solferino.  Il principe di Ottajano fu anche l’ultimo Intendente della Provincia di Napoli. Quando nel 1861 venne arrestato come sostenitore del partito filo- borbonico e come protettore del brigante Pilone, Antonio Ranieri e Enrico Pessina e altri importanti esponenti del partito liberale andarono a fargli visita in carcere, ad Avellino, e diedero solenni e pubbliche garanzie sulla lealtà del principe. Che nel 1863 venne nominato da Vittorio Emanuele II Sovrintendente del Palazzo Reale di  Napoli.