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Somma Vesuviana, bimbo di nove anni morso da cani randagi

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Martedì scorso, erano le 20, 30 circa, un bimbo di nove anni, insieme alla mamma, era in strada e camminava verso l’auto lasciata in sosta in via Traversa Garibaldi, nei pressi dell’alveo al confine con il Parco Primavera. Da quel che in seguito la mamma  ha raccontato ai carabinieri, due cani di grossa taglia, uno nero e l’altro marroncino-beige, sono sbucati all’improvviso e hanno aggredito il bambino.

«I cani erano particolarmente inferociti – ha raccontato la donna recatasi la mattina del giorno successivo (martedì) – a tal punto che hanno morso mio figlio al gluteo sinistro». Nei pressi c’era lo zio del bimbo, fratello della donna, che – avendo notato la scena ed essendosi allarmato – ha iniziato a suonare il clacson riuscendo a mettere in fuga i due cani.  Il bimbo era ferito, per cui i genitori hanno deciso di portarlo all’ospedale Santobono dove è stato sottoposto alla profilassi del caso e dove gli sono stati riscontrate lesioni da morso di cane. La prognosi è di cinque giorni. La donna, nella denuncia sporta alla stazione dell’Arma di Somma Vesuviana, ha dichiarato anche che i cani randagi in questione erano già stati segnalati al Comune.

Ora, è evidente che il randagismo a Somma Vesuviana è un problema – come lo è in quasi tutti i comuni dell’area – ma è vero anche che le associazioni del territorio fanno ogni giorno – spesso accollandosi i costi di sterilizzazioni e pasti per i cani che non vengono accalappiati e portati nel canile convenzionato sotto la responsabilità dell’amministrazione comunale – un lavoro che unisce sacrifici e passione con l’unico fine di accudire i randagi. Vero è pure che il dilagante fenomeno del randagismo – che vede i cani muoversi in branco –è da una parte della popolazione mal tollerato mentre l’altra parte è disposta finanche a mettere i diritti degli animali prima di quelli delle persone. Senza voler esasperare la situazione, le leggi in materia ci sono. La denuncia sporta ai carabinieri è per «lesioni personali» e al di là di facili strumentalizzazioni, nei paesi vesuviani su questa materia si è – se non all’anno zero – più o meno lontani da quanto dovrebbe di fatto accadere. Però l’11 aprile scorso, ha visto la luce la legge regionale redatta dopo lunghe consultazioni a un tavolo di cui hanno fatto parte le principali associazioni nazionali e locali. Il modello però va applicato e il suo punto di forza è l’informatizzazione, con una banca dati regionale anagrafica, per dare più chance di adozione.  Nella legge (vedere  sotto in allegato) le competenze dei Comuni sono chiare e prevedono, tra le altre cose, il controllo del territorio, la realizzazione di aree di verde pubblico recintate ed attrezzate, la dotazione in forza ai comandi di polizia municipale di appositi lettori di microchip e molto altro.

Qui la Legge regionale 11 aprile 2019, n. 3.

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