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giovedì, Ottobre 28, 2021

Facciamocene una ragione: il Napoli è un’accozzaglia di giovani

Vittoria degli azzurri contro l’Udinese, ma la fragilità sta tutta nell’età.

Ha fatto molto discutere la sortita del premier Matteo Renzi di sabato, a Matera: “In questo referendum vediamo che c’è un’accozzaglia di tutti contro una sola persona. Senza una proposta alternativa. Ma vi rendete conto che ci sono Berlusconi e Travaglio insieme, D’Alema e Grillo insieme…”, ha detto il presidente del consiglio dei ministri riferendosi al fronte del no, suoi avversari al referendum. Più o meno contemporaneamente, lo stesso giorno, il Napoli vinceva ad Udine, contro l’Udinese, per 2 a 1: Insigne tornava al gol, la squadra si riprendeva i tre punti e vinceva in trasferta come non accadeva da tempo. Ma l’ottimismo torna a fare capolino solo in parte: i limiti del Napoli sono ancora evidenti, i primi 45 minuti hanno fatto registrare zero tiri in porta, qualche amnesia difensiva non manca mai.

Alti e bassi, dunque. Bianco e nero (e la Juventus non c’entra, ma nemmeno l’Udinese): succede così quando la squadra è un’accozzaglia. Un’accozzaglia nel senso più nobile del termine (se ne esiste uno, of course). Un’accozzaglia di giovani. Ci stanno i diciannovenni potenzialmente campioni, i ventenni che devono ancora trovare la loro dimensione, i venticinquenni forti ma sopravvalutati. Ci sono pochi esperti e pochissimi decisivi. Tutti giovani, troppo giovani. Bravi ragazzi, validissimi atleti, ma poche certezze, considerata l’età media. Mister Sarri ce lo ha detto chiaramente, fin dall’estate: può capitare di vincere e anche stravincere ma non si sa dove andrà a finire davvero questo gruppo.

Perché è un’allegra, simpaticissima accozzaglia.

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