Ieri, 16 giugno, si è svolta la presentazione del romanzo storico “Né rosso né nero” dello scrittore e giornalista Angelo Amato de Serpis.
Ieri, 16 giugno, la Cripta dell’Abbazia di San Nicola di Castello di Cisterna ha ospitato la presentazione del romanzo storico Né rosso né nero dello scrittore e giornalista Angelo Amato de Serpis. L’evento si è svolto in occasione della prima edizione della rassegna letteraria Biblioteca Animata – Incontro con l’autore, indetta dalla ETS Pro Loco Castrum APS, dal Comune di Castello di Cisterna e dalla Regione Campania, in collaborazione con il Circolo Culturale Passepartout. All’incontro hanno preso parte, oltre all’autore, Titti Falco, docente di Storia Ist. Masullo di Nola; Carmine Piscitelli, docente del Liceo “G. Albertini” di Nola; Aniello Rega, sindaco di Castello di Cisterna e Fiorella Chirollo, presidentessa della Pro Loco Castrum.
Lo scrittore: “dalla microstoria del calciatore è possibile tracciare la macrostoria dell’Europa”
Lo scrittore nolano, Angelo Amato de Serpis, ci narra come attraverso la vicenda umana del grande bomber austro-cecoslovacco Josef Bican è possibile tracciare la storia dell’Europa del secolo scorso, passando per l’ascesa del nazismo, la fine della Seconda guerra mondiale e l’avvento del comunismo. La sua umanità viene continuamente messa alla prova dalla superbia e dalla violenza di sistemi politici oppressivi, ma la sua testardaggine non gli permette di scendere a compromessi con la Storia, anche a costo di mettere a rischio la propria esistenza e quotidianità.
«Prendendo liberamente spunto dalla straordinaria storia di “Pepi” Bican – ha sottolineato lo scrittore Angelo Amato de Serpis – ho voluto raccontare le assurdità di un’epoca caratterizzata da un incredibile progresso scientifico ma, allo stesso tempo, da un declino umano che è stato capace di raggiungere, nell’arco di pochi anni, il suo punto più basso».
Prof.ssa Falco: Sport e Shoah
La docente, in modo magistrale, ha raccontato le storie di molti sportivi ebrei che, in seguito alle leggi razziste dei regimi totalitari, sono stati esclusi dalla pratica professionale e dilettantistica in circoli, club e competizioni. Dopo la discriminazione legislativa arriva poi, anche per gli sportivi più conosciuti e titolati, la persecuzione. Ha ricordato:
Il calciatore partigiano Bruni Neri il quale, in occasione dell’inaugurazione dello stadio di Firenze, è stato l’unico di quella formazione a non rivolgere verso le autorità il consueto “saluto romano”.
Il nuotatore francese Alfred Nakache aveva già preso parte alle Olimpiadi di Berlino del ’36, dodici anni più tardi, dopo essere sopravvissuto ad Auschwitz, torna a competere nei Giochi di Londra del ’48. Egli dimostra come lo sport può essere una forma di resistenza straordinaria se riesce addirittura a superare l’orrore dell’olocausto.
Il grandissimo campione di ciclismo Gino Bartali che ha contribuito a salvare molti ebrei trasportando, in sella alla sua bicicletta, documenti e fototessere falsificati, necessari alla fuga di molte persone rifugiate.
Infine, la storia della squadra della Dinamo Kiev, una squadra di calcio nota per aver partecipato alla cosiddetta partita della morte il 9 agosto 1942. I giocatori, infatti, si rifiutarono di farsi battere dalla squadra delle forze armate tedesche.
Le parole del prof. Piscitelli
«La memoria deve essere un patrimonio condiviso delle generazioni. Gli insegnanti hanno il compito di trasferire la memoria ai ragazzi, riproponendo la storia attraverso personaggi sportivi al fine di creare un maggiore coinvolgimento».



