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Il Concorso Letterario come espressione di un progetto che mira a condurre la battaglia per la tutela dell’ambiente con il sostegno della letteratura. La tecnica del “rovesciamento” adottata da Carmine Cimmino nella costruzione del racconto premiato. L’immagine del Vesuvio “demone e giudice terribile”  viene delineata dal Cimmino già nel libro “Le erbe salutari del Vesuvio” (2012) e nei molti articoli che egli ha dedicato al tema della “civiltà vesuviana” e che ha pubblicato sul nostro giornale.

 

Scrivono gli organizzatori che  “L’orto in nero”, concorso letterario “ di genere noir”,  nasce dalla decisione, condivisa da “diverse realtà territoriali”,  di “testimoniare l’impegno, la militanza attiva nei confronti dei temi ambientali adoperando il “medium” della scrittura, del racconto”. E’ un progetto da seguire con grande attenzione, perché è assai probabile che la letteratura riesca meglio della cronaca a indicare, nell’ampiezza e nella profondità, l’esatta misura di quel dramma ambientale, sociale, culturale, economico, che è noto con il nome “Terra dei fuochi”. Carmine Cimmino ha vinto la seconda edizione del Concorso con il racconto “Le erbe salutari del Vesuvio”:  negli anni ’30 del ‘900 alcuni imprenditori disonesti, protetti dal silenzio delle autorità locali, inquinano con bidoni pieni di scarti della raffinazione del petrolio i luoghi più belli del Somma – Vesuvio. L’inquinamento è così devastante che sembra che perfino le vigne di catalanesca e di coda di volpe implorino di “essere bruciate, perché nessuno veda che non fanno più vino, ma solo umori di veleno”. E questi “umori” incominciano a uccidere anche le persone. Muore di cancro la ragazza amata dal protagonista, Gaetano Improta, il quale si vendica usando alcune “erbe del Vesuvio”. In un racconto breve – la misura è fissata dal bando del Concorso – l’autore riesce a delineare con precisione il momento storico, il carattere degli inquinatori e delle autorità che tacciono per interesse e per paura, l’ambiente “vesuviano” che si riflette nella festa della Madonna dell’Arco. C’è poi l’idea nuova e certamente interessante del “modo” con cui Gaetano Improta punisce colui che ha provocato la morte della sua ragazza: e quel “modo” viene escogitato dall’autore attraverso la tecnica del “rovesciamento”. La Giuria ha così motivato la decisione di assegnare il primo premio a Carmine Cimmino: “Scrittura raffinata. L’autore gestisce, gioca con le parole dimostrando grande maestria. Una qualità che ha fatto la differenza. “Le salutari erbe del Vesuvio” rappresenta un tuffo nella storia, nelle tradizioni culturali che hanno ben trasmesso l’appartenenza a un territorio. La narrazione lambisce i profili del noir e, malgrado un’identità più orientata verso l’antropologico, è riuscita ugualmente a creare interesse e apprezzamento.”. Ora sulla raffinatezza dello stile di Carmine Cimmino non possiamo dire nulla di più di quello che già dicono gli articoli pubblicati sul nostro giornale e i libri che egli ha scritto: ma ci piace sottolineare il fatto che egli è riuscito a mostrare la “sua grande maestria” nel raccontare e nel “dipingere” personaggi e situazioni anche in un racconto breve, e in tale misura da indurre la Giuria ad assegnargli il primo premio soprattutto per questi pregi di stile e di linguaggio.

Alle “erbe salutari del Vesuvio”  Carmine Cimmino dedicò, nel 2012, uno splendido libro, pubblicato con il patrocinio dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio (l’immagine della copertina correda il nostro articolo).  E’ la descrizione dei “rimedi” contro ogni tipo di “morbo e di infezione” che nei secoli  le erbe e i frutti del Somma – Vesuvio hanno fornito agli abitanti del territorio: documenti e testimonianze sono tratte dai libri di medici e di botanici di altissimo livello, Salvatore De Renzi, Michele Tenore, Giuseppe Antonio Pasquale, Vincenzo Semmola. Ma  quel libro suggestiona il lettore soprattutto con l’immagine di un Vesuvio “demone e giudice terribile” che distrugge e crea, che perdona e punisce, che guarisce e uccide. Questo Vesuvio è protagonista del racconto premiato, e Carmine Cimmino ci autorizza a rivelare che è sua intenzione scrivere dei racconti  in cui la punizione dei colpevoli di delitti orrendi e di infamie avviene attraverso i molti, misteriosi modi di cui la Natura vesuviana si serve per manifestare la sua potenza.

Restiamo in attesa. E nello stesso tempo formuliamo l’augurio che  il Concorso “L’orto in nero” e il progetto da cui nasce diventino  un momento sempre più significativo della storia culturale e sociale del nostro territorio e della Campania tutta.