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Da marciapiedi impraticabili e fatiscenti vietati a carrozzelle (e carrozzine) a segnaletica stradale che non tiene conto dei portatori di handicap. Tempo fa Gianluca Di Matola presentò denuncia querela contro il comune di Sant’Anastasia per non aver adempiuto alla redazione dei Peba, oggi la situazione non è mutata molto. Una commissione c’è, ma dei piani non vi è ancora traccia. 

Come nascondere la polvere sotto il tappeto perché il pavimento sembri pulito, come ammassare abiti sgualciti nell’armadio per non pensare al disordine, come dare un colpo di mano spingendo tutte le scartoffie sulla scrivania in un cassetto perché si aspettano ospiti e non si ha tempo di sistemare davvero. Alzi la mano chi non l’ha mai fatto almeno una volta. A casa nostra, però. Chi amministra una città deve preoccuparsi di ben altro e non si può «nascondere la polvere sotto il tappeto». Per carità, chi non fa non sbaglia. Se i nostri amministratori non facessero qualcosa staremmo qui a lamentarci comunque. Però, per continuare ad utilizzare la metafora «casalinga», se il compito di ripulire lo affidiamo ad una colf che remuneriamo e alla quale paghiamo magari pure i contributi, non accettiamo che sia lei a spingere la polvere sotto il tappeto, a spazzare via le scartoffie e il disordine dalla scrivania, a spingere i vestiti nell’armadio come va va. Per cui, quando qualche giorno fa una nota stampa da Palazzo Siano annunciava un «Quartiere Starza in festa per l’apertura della scuola d’infanzia da 0 a 5 anni» ci si aspettava festa, con pulizie delle grandi occasioni. E festa è stata, con foto di rito, corteo, musica popolare ed esternazioni su «sicurezza e decoro delle scuole». Si spera intendendo tutte le scuole e non abbiamo dubbi che si volesse dire ciò, date le dichiarazioni della presidente del consiglio comunale già assessore alle politiche sociali, Rossella Beneduce, sull’opportunità di «investire in formazione mettendo a disposizione spazi accoglienti e decorosi». Però un po’ di polvere cacciata sotto il tappeto c’è, ed è venuta fuori grazie a fotografie pubblicate sui social, riprese poi da altre utenti. Immagini che vantano, nello stesso quartiere Starza, la realizzazione di nuove strisce pedonali per la precisione. Strisce tracciate in prossimità di un incrocio, accanto ad un marciapiede sprovvisto di scivolo per carrozzine. Impraticabili da un diversamente abile, dunque. E completamente inopportune, tali da spingere al commento in proposito il già capitano dei vigili urbani di Napoli (nonché ex assessore anastasiano) Giuseppe Cortese: «andrebbero immediatamente cancellate». E ne capirà un po’ Giuseppe Cortese, che dite?

Come sia, quelle immagini sono state condivise da chi, come Gianluca Di Matola, ha fatto della lotta alle barriere architettoniche una ragione di vita, tanto da sporgere, anni or sono, una denuncia nei confronti del Comune di Sant’Anastasia per inadempienza riguardo i Peba (piani eliminazione barriere architettoniche).

Ed è a lui che abbiamo chiesto lo stato dell’arte – naturalmente dal punto di vista dell’utenza – delle barriere architettoniche in città.

Gianluca, qualche anno fa realizzasti un reportage sugli ostacoli che un diversamente abile si trova dinanzi muovendosi a Sant’Anastasia, cosa è cambiato da allora?

«Assolutamente nulla. Ogni volta che i cittadini si ritrovano coinvolti in una tornata elettorale si diffonde la speranza che tutto possa cambiare, un auspicio che dura giusto un paio di settimane. Poi ci si accorge che nulla, o poco, può realmente cambiare. Quello delle barriere architettoniche è un tema che in un certo senso offre tranquillità a chiunque viva di solidi riferimenti. Insomma, gli ostacoli alla mobilità dei portatori di handicap se ne stanno lì e rappresentano l’immobilismo di una società che tenta goffamente di evolversi, di andare avanti lasciandosi i più lenti alle spalle. A Sant’Anastasia, il monitoraggio delle barriere architettoniche è da anni fermo al palo. Nonostante le aspre contestazioni, malgrado la continua sensibilizzazione al rispetto e all’applicazione delle normative vigenti, il concetto di integrazione resta mera utopia».

Parliamo di ostacoli fisici, in attività private e, cosa più grave, in strutture pubbliche.

«Sì, appunto. Sono ancora troppe le attività commerciali di nuova apertura che non prevedono un accesso ai diversamente abili. Quasi tutti gli istituti bancari attivi sul territorio non hanno adeguato i propri ingressi alle sedie a rotelle. I disabili sono considerati dei poveracci che non hanno diritto a un conto corrente. Quindi ci si chiede: come mai gli organi istituzionali preposti al rilascio delle necessarie licenze, in questo caso l’ufficio tecnico comunale, latitano dal loro ruolo di garanzia? È mai possibile che nessuno conosca le normative che stanno alla base dell’impiego che gli paga lo stipendio? Ma andiamo oltre le teorie del sospetto. Gran parte della periferia anastasiana non è percorribile su sedia a rotelle. Piazza del Lavoro, è lì che si svolge il mercato settimanale, si figura per i disabili come un’isola in mezzo al mare. Marciapiedi fatiscenti o fuori norma si trasformano in un muro insormontabile. Inoltre, rispetto ad altri comuni limitrofi, manca un trasporto pubblico che sia accessibile. Mancano poi i servizi di assistenza al cittadino».

Credo che tu almeno una volta ti sia chiesto perché…eppure molte soluzioni sarebbero, come dire, a portata di mano.

«Sicuramente. Tutto, però, dipende dall’impegno e dalle competenze degli organi preposti. Anche se, a volte, in assenza di capacità autonome, ci si potrebbe limitare a un bel copia e incolla dei buoni esempi. Nel caso del trasporto pubblico, il Comune di Pomigliano d’Arco ha stipulato un importante accordo con EAV (Ente Autonomo Volturno) grazie anche alla sinergia con la Uildm di Cicciano, affinché sia garantita ai passeggeri su sedia a rotelle una vettura adeguata, ovviamente a richiesta, che li possa trasferire lungo le tratte con stazioni non accessibili. È questo un atto concreto di servizio al cittadino che qualsiasi amministrazione potrebbe realizzare a costo zero. Abbiamo poi le opportunità offerte dall’Ambito regionale o dall’Unione Europea per accedere a sostanziosi finanziamenti. Vi sono i progetti di vita indipendente (Ambito), vi è il fondo Europeo per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Risorse che l’istituzione comunale dovrebbe intercettare e ridistribuire a favore della propria comunità. Non è impossibile. Da tempo, poi, si dovrebbe aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La Convenzione ONU è la palese dimostrazione di quanto un’amministrazione comunale sia disposta a combattere le discriminazioni dei diritti umani. Ci troviamo di fronte a un impegno, una presa di posizione inequivocabile. Tuttavia si preferisce lasciarla in un cassetto a prendere polvere».

In questa battaglia, nelle scorse consiliature, ti è stata accanto Annarita De Simone. Possibile che non si sia ottenuto proprio nulla?

«Per carità, qualche piccolo passo in avanti è stato compiuto, basta osservare il mezzo restyling di via Arco. Dopo decenni di passeggiate tortuose adesso è possibile raggiungere il Santuario preservando il coccige. Permane comunque il problema della sosta per chi possiede una vettura munita di contrassegno disabili. Appare incomprensibile l’obbligo del grattino negli stalli blu. Nella evidente scomodità di raggiungere le colonnine, si materializza, per il disabile o per chiunque lo accompagni, un ulteriore ostacolo alla mobilità. Da qualche anno, poi, è attiva a Sant’Anastasia la commissione P.E.B.A. (piani di eliminazione delle barriere architettoniche). La commissione, composta da rappresentati delle associazioni di settore e da soggetti della società civile, ha il compito di monitorare lo stato delle barriere architettoniche, nel pubblico e nel privato, e di offrire soluzioni che mirano al superamento degli ostacoli.Un lavoro, quello compiuto della commissione P.E.B.A., di fondamentale importanza, se solo fosse ascoltata. Purtroppo, ancora oggi, anche i piccoli interventi di ordinaria amministrazione vengono svolti con estrema superficialità».

Credo tu ti riferisca, anche, alle strisce pedonali in via Rosanea.

«Eh, sì. Purtroppo sì. In via Rosanea, le nuove strisce pedonali sono state tracciate in prossimità di un marciapiede sprovvisto di scivolo per carrozzine. E non è il primo episodio. All’incirca un anno fa, all’imbocco di via Arco (altezza via Lagno Maddalena), un altro passaggio pedonale venne realizzato commettendo lo stesso grave errore. Quando si dice che perseverare ha del diabolico. E poi non c’è un assessore alle politiche sociali, gravissimo».

Certo che c’è, è il sindaco.

«Lo considero inaccettabile, occorre una persona che si faccia carico di un programma solidale ed inclusivo ma anche di responsabilità oggettive, non un sindaco che, consentimi, ha molto altro da fare. L’amministrazione comunale di Sant’Anastasia lancia un pessimo segnale alla comunità. Bisogna ricordarsi che, in una società in perpetuo affanno, ripartire dagli ultimi è un dovere assoluto».