Durante la manifestazione partenopea prima cori di elogio ma poi insulti ai giornalisti che seguono la vertenza.
Licenziamenti Almaviva: l’adesione allo sciopero di ieri è oscillata tra il quasi nulla della sede di Rende e il 36 per cento di quella di Milano. A Napoli è stato registrato il tasso di astensione più elevato: hanno scioperato quasi tutti gli 845 addetti. Uffici vuoti in via Brin. Ma in piazza sono scesi in pochi. Al corteo organizzato nel capoluogo partenopeo non c’erano nemmeno trecento lavoratori. Soltanto qualche centinaio di addetti anche a Roma, dove è stato effettuato un presidio in piazza Santi Apostoli. Nel frattempo la vice ministro allo sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha fatto sapere la data del prossimo confronto al Mise. La trattativa sui 2511 licenziamenti nelle sedi di Napoli e di Roma (per le quali è prevista la chiusura definitiva) programmati entro la data di scadenza del 18 dicembre, proseguirà il prossimo 16 novembre. Nel frattempo ieri, nonostante la scarsa partecipazione in piazza, il corteo napoletano ha conosciuto momenti di tensione. Già alle nove del mattino davanti alla sede partenopea di Almaviva, in via Brin, sono partiti i primi blocchi stradali. I lavoratori hanno messo a segno picchetti all’incrocio tra via Brin e via Galileo Ferraris e sullo svincolo dell’autostrada poco più avanti, sempre su via Ferraris, provocando la paralisi del traffico in tutta la zona orientale della città. Una volta giunti alla stazione centrale i manifestanti hanno urlato cori di elogi nei confronti del giornalista Pino Neri (il sottoscritto ndr). Pochi secondo dopo però è arrivato un “contrordine” schizofrenico. Dall’elogio al giornalista, che sta seguendo in modo puntuale la vertenza, si è passati all’insulto attraverso un vergognoso quanto inspiegabile “Pino Neri non ci serve” gridato per la verità da un piccola minoranza di lavoratrici ben addestrate da alcuni soggetti legati a situazioni sindacali e pseudo politiche che poco hanno da spartire con il dramma dei lavoratori. “Come fai a sapere tutte le notizie prima degli altri? Venduto!”, hanno esclamato tre ottusi “pasdaran” all’indirizzo di Neri. Dopo questi episodi, davvero vergognosi e ingiustificati, il corteo è proseguito di alcuni chilometri fino alla prefettura di Napoli. Qui una delegazione ha incontrato le autorità territoriali di governo e sollecitato il rispetto dell’accordo del 31 maggio, sconfessato dall’apertura della procedura di mobilità avvenuta poco più di quattro mesi dopo. Alla manifestazione napoletana hanno partecipato anche alcuni lavoratori del call center Gepin Contact di Casavatore, già licenziati il primo agosto (220 a Casavatore e 130 a Roma).
“La manifestazione dei lavoratori Almaviva che si è svolta partendo dalla sede di via Brin e che ha coinvolto anche i lavoratori ex Gepin Contact” – dichiara intanto in una nota Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl Campania – ” si è resa necessaria per mantenere viva la protesta e l’interesse in tutti i soggetti coinvolti nelle due vertenze più gravi che il territorio campano sta vivendo in questo momento “. Per quanto riguarda la scarsa partecipazione al corteo Topo aggiunge che ” La bassa partecipazione dei lavoratori al corteo di protesta sfilato per le vie della città non deve essere interpretato come una mancanza di fiducia nelle organizzazioni sindacali confederali poiché Fistel Cisl, Uilcom e Slc Cgil non indietreggeranno di un solo passo affinché si arrivi a scongiurare i licenziamenti di Almaviva “. E Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli, afferma quanto segue. “Grande sciopero e manifestazione a Napoli – commenta Barba – abbiamo avuto la dimostrazione che tutta la città vive con attenzione il dramma dei lavoratori di Almaviva che erano in piazza insieme a quelli di Gepin”. Barba è stato critico nei riguardi del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, proprio ieri giunto in visita a Napoli, presso l’accademia aeronautica di Pozzuoli. “Ci auspicavamo una sua presa di posizione sul dramma di Almaviva – spiega il sindacalista – e invece non ha detto niente. Nessuna difesa dunque della sede di Napoli contro gli 845 licenziamenti che rischia questa città”.



