Un’inchiesta che ha fatto tremare non solo le mura di un santuario, ma anche l’intera comunità di Afragola, è arrivata a un punto decisivo. Otto persone, tra cui due religiosi, sono ufficialmente indagate per un inquietante intreccio di abusi sessuali e una tentata rapina finita male.
I carabinieri della stazione di Afragola, agli ordini del luogotenente Raimondo Semprevivo, hanno notificato l’atto di chiusura indagini voluto dal magistrato Cesare Sirignano della Procura di Napoli Nord. Tra gli accusati, nomi che fino a poco tempo fa erano insospettabili: padre Domenico Silvestro, ex parroco del santuario di Sant’Antonio, e padre Nicola Gildi, ancora ristretto ai domiciliari. Secondo gli investigatori, Gildi temeva che alcune conversazioni e video registrati da presunte vittime potessero venire alla luce, e per questo avrebbe dato il via libera a una vera e propria “spedizione punitiva”.
La banda che avrebbe agito include due imprenditori del posto, Antonio Di Maso e Giuseppe Castaldo, ritenuto quest’ultimo il vero regista della tentata rapina. A loro si sarebbero affiancati quattro giovani – Bottino, Cirillo, Colaluongo e Filippini – ora tutti in carcere, e infine Giovanni Castaldo, legato alla criminalità mariglianese, attualmente detenuto in casa per gravi problemi di salute.
Il 1° agosto 2024 scattarono gli arresti: un mix di accuse pesantissime, tra cui l’idea che tutto fosse stato orchestrato per mettere le mani su cellulari con prove imbarazzanti, mai recuperati grazie alla resistenza delle vittime.
Ma le manette non hanno messo fine all’indagine: ascolti ambientali, intercettazioni e nuove testimonianze hanno fatto emergere altri retroscena, comprese presunte pressioni familiari e tentativi di comprare il silenzio.
Ora si attende di capire se ci sarà un processo. L’avviso di conclusione delle indagini, infatti, è solo un primo passo: spetta ora al giudice decidere se ci sono elementi per portare tutti in aula.



