Stamane è saltato per motivi misteriosi il sopralluogo dei tecnici dell’Agenzia per l’Ambiente di un grande terreno coltivato. Gli ambientalisti: “Vergogna!”.
Un terreno a nord del territorio di Acerra, circa 17mila metri quadrati coltivati a ortaggi. Un appezzamento grande più di due campi di calcio zeppo di scorie di fonderia, assorbenti, fili elettrici, scarti dell’edilizia.
L’ennesima coltivazione tra i rifiuti era stata denunciata mesi fa dai volontari delle Guardie Ambientali di Acerra. L’obiettivo dell’esposto era ovviamente di ottenere un controllo dell’Arpac, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente. E i tecnici dell’organismo pubblico per la tutela ambientale stamattina si sono anche recati ad Acerra. Ma una volta raggiunto il municipio sono spariti: come volatilizzati. Inghiottiti dal nulla. Gli ambientalisti della zona, Alessandro Cannavacciuolo, della Guardie Ambientali di Acerra, e Tony Petrella, dei Volontari per Francesco, li hanno attesi per ore sotto il sole nella campagna finita nel mirino dei loro sospetti.
Niente da fare però. A un certo punto, esasperati dall’attesa, hanno chiamato al telefono i dirigenti dell’Arpac. “Il sopralluogo è stato rinviato”, la risposta laconica di un responsabile dell’Agenzia. Intanto gli ecologisti sono indispettiti: “Quel terreno pieno di scorie, tra l’altro coltivato – dicono – è stato per anni di proprietà di un imprenditore dello smaltimento dei rifiuti implicato in un traffico di scorie tossiche e speciali nella zona di Acerra e in tutto il Napoletano”.

