Carabinieri e vigili urbani hanno ricevuto la denuncia contro ignoti da parte del segretario di Rifondazione che dichiara: “Non è goliardia ma una minaccia alla libertà di espressione”.
Il segretario di Rifondazione Comunista, Antonio Bianco, ha presentato stamattina, lunedì 15 luglio, una denuncia ai Carabinieri ed ai Vigili Urbani di Sant’Anastasia contro ignoti per la presenza di fogli con la scritta "Chi ha scritto questo è un parassita" apposti su manifesti firmati dal Circolo locale.
I proclami scherniti riguardano la sentenza del TAR che ha accolto il ricorso della ditta GPN in merito alla gara per l’affidamento del servizio integrato di igiene urbana, indetta dal Comune di Sant’Anastasia e vinta dalla G.I.S.A. Nei giorni successivi all’affissione, come si legge dalla denuncia, «è stato apposto sul simbolo di alcuni manifesti, da ignoti, un foglio formato A4 sul quale è riprodotta, in maiuscolo vergati a mano» la frase contestata. «Riteniamo che la libertà di pensiero e parola non possa mai essere compressa. Un conto è dissentire sul contenuto del manifesto, atto legittimo, altro conto è l’azione tendente a limitare l’altrui libera espressione con un atto che sembra goliardico ma che rappresenta una minaccia, fatta da ignoti», ci ha dichiarato il segretario Bianco chiosando:
«Giovanni Barone, che ringraziamo, in rappresentanza del Pd, ha provveduto ad offrirci la sua solidarietà, atto ignorato da tutti gli altri soggetti politici qualunque sia la loro collocazione in Consiglio Comunale. Ci siamo avviati sul un crinale molto ripido, speriamo di vedere il fondo, ma è solo una speranza». Sulla vicenda è intervenuto anche Gianluca Di Matola, militante del partito: «Nel giorno in cui questa infamante scritta è apparsa ad imbrattare il nostro manifesto, sulla pagina facebook del portavoce del Sindaco, il signor Ciro Pavone, si poteva leggere, e lo si può ancora oggi, una sua affermazione dove si dichiara disposto a consegnare un premio a coloro che si sono macchiati di tale vigliaccata. Ora, nella convinzione che chiunque occupi una carica semi-istituzionale, seppur caduta dal cielo come premio ad una supposta fedeltà, debba comunque seguire quelli che sono i principi del rispetto e del vivere civile, che contemplano, di fatto, la negazione di determinate pratiche che vanno contro le logiche democratiche».
«Essere rivali, opposti, ideologicamente in contrasto, non consente a nessuno di fomentare o invogliare ad atti come quello che ci hanno colpiti – ha concluso Di Matola – Al di là della goliardia, della probabile bravata, quest’atto potrebbero nascondere significati ben più pericolosi. Di conseguenza, chiunque non sia capace di controllare la propria intolleranza, non è all’altezza della carica che riveste o non ne ha la maturità necessaria per svolgerla».

