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Sant’Anastasia. Caserma dei Carabinieri al Centro Liguori: accordo raggiunto?

L’amministrazione Abete paventa la possibilità di trasferire le attività di alcune associazioni che lavorano al centro polifunzionale presso la Biblioteca Comunale “G. Siani”. L’ipotesi di ospitare la caserma al Liguori si fa più plausibile.

E’ ancora più che mai sotto i riflettori la questione del Centro Polifunzionale Giuseppe Liguori, (centro polifunzionale di sostegno, formazione ed integrazione per minori e i disabili) nel quale operano in maniera attiva e costante le associazioni Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Associazione dilettantistica sportiva Real Vesuviana, Solidarte, Qua la mano, Annabella e M.I.R.

La struttura in questione è stata da subito indicata come probabile sede per ospitare la caserma dei Carabinieri che entro il 31 dicembre 2014 dovranno lasciare lo stabile di via D’Auria. Si ricorderà il disappunto iniziale, oltre che di alcuni partiti di opposizione, soprattutto degli operatori del centro, contrari al ridimensionamento del Liguori per far spazio ai militari dell’Arma (LEGGI), inscenando una sorta di braccio di ferro con il sindaco Abete che ha sempre affermato di «non poter subire in modo passivo la perdita dei Carabinieri, di grande importanza per la sicurezza e la tutela di cittadini e territorio».

Nelle ultime ore, insistenti voci di corridoio parlano di un accordo tra l’amministrazione ed un paio di associazioni operanti nel Centro Liguori: la giunta Abete avrebbe chiesto di trasferire le loro attività presso i locali della biblioteca comunale "Giancarlo Siani" nel caso in cui in cui verrà ospitata nel Liguori la Caserma dei Carabinieri. Abbiamo contattato il primo cittadino il quale ci ha confermato tali dicerie: «Abbiamo chiesto all’U.I.C.I. ed a Solidarte la possibilità di potersi trasferire presso la Biblioteca, mentre il Nucleo di Protezione civile si sposterà probabilmente presso la casa del custode della scuola in vico Portali, attualmente inutilizzata, ma è solo un’ipotesi. Se dovessimo perseguire questa strada, la Caserma dei Carabinieri non si allontanerà dal territorio e le restanti associazioni avranno gli spazi giusti per poter proseguire le loro attività».

Abbiamo ascoltato a tal proposito anche il rappresentante della sezione di Sant’Anastasia e consigliere dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Napoli, Giuseppe Fornaro il quale ci ha dichiarato testuale: «Abbiamo dato la disponibilità a collaborare con l’amministrazione perché a quanto pare sembra che l’Arma sarà allocata nella struttura di via San Giuseppe e poi se tutte le associazioni dovessero rimanere al Liguori, si dovrebbero ridurre ulteriormente gli spazi per lo svolgimento delle attività. Il Liguori è un simbolo e perdiamo tutti se non c’è un apposito centro per i diversamente abili, però il sindaco ha affermato che è sua intenzione costruirne un altro altrove».

Sulla questione si è espresso anche il circolo locale di Rifondazione Comunista che attraverso un comunicato stampa ha così sentenziato: «A nulla è valso il nostro appello all’unità e all’opposizione verso qualsiasi decisione che avrebbe ridimensionato il centro polifunzionale. A nulla è valsa la nostra due giorni tra piazza e dibattito pubblico contro le barriere architettoniche ed il disinteresse istituzionale (VEDI). La disabilità perde ancora una volta. E lo fa soprattutto per demerito dei disabili stessi. Non è più il tempo di prendersela contro questo e quello. Di puntare il dito verso eventuali nemici dei deboli.

Quando si china il capo davanti alle ingiustizie, e lo si fa come se si avesse costantemente una pistola puntata alla tempia, si è destinati a vivere una vita da sconfitti. Ci si auto emargina per scelta propria. Il circolo di Rifondazione Comunista, a nome dei compagni e delle compagne, ringrazia, nonostante tutto, il Sindaco Abete. Ha sempre promesso attenzione e cura verso i problemi sociali e dell’handicap. Spostando la caserma dei Carabinieri lì dove decine di ragazzi svantaggiati trovavano l’unico luogo che li accogliesse in maniera abbastanza dignitosa, ne ha dato ampia dimostrazione. Ha certificato la sua vocazione sociale. Peccato per noi e per chi ci segue. Per un momento avevamo creduto in qualcosa di utopistico. Eravamo seriamente convinti che si potesse far fronte comune, opporsi tutti insieme all’ennesima ingiustizia istituzionale. Ma ancora una volta, come spesso accade nella nostra storia, ci siamo ritrovati come degli illusi sognatori. E ci è toccato risvegliarci nell’amara realtà».

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