Da un anno e mezzo l’azienda non esegue la sentenza di reintegro a tempo indeterminato dei quattro operai ex interinali. Ieri alcuni militanti della Fiom sono usciti dalla fabbrica aeronautica e si sono stretti a loro. Sul posto anche don Gambardella.
Da due mesi di fila, tutti i giorni, quattro ragazzi, tutti ex operai interinali, stanno manifestando, cartelli appesi al collo, davanti ai cancelli della fabbrica Avio. Chiedono l’applicazione della sentenza di reintegro negli organici dello stabilimento, sentenza emanata dal giudice del lavoro di Nola un anno e mezzo fa.
Intanto alcuni operai e impiegati iscritti alla Fiom, rappresentati dal delegato Giuseppe Iannaccone, ieri pomeriggio sono usciti dalla fabbrica, bandiere del sindacato in pugno, per solidarizzare con questi giovani. Hanno messo manifesti e striscioni sulla cancellata d’ingresso dello stabilimento aeronautico. L’evento è stato supportato dalla Chiesa locale. Sul posto si è infatti recato anche don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis. “Sono venuto qui – ha dichiarato il sacerdote – a portare solidarietà a questi giovani padri di famiglia che chiedono soltanto che gli venga riconosciuto un diritto, sancito peraltro dalla magistratura”.
Gli ex operai interinali dell’Avio , poi riconosciuti a tempo indeterminato dal giudice del lavoro di Nola, su istanza dell’avvocato lavorista Pino Marziale, sono però rimasti alla porta della grande fabbrica. Si chiamano Saverio Saccardo, 31 anni, di Pomigliano, moglie e un figlio piccolo, Raffaele Esposito, 33 anni, di Marigliano, sposato, 2 figli, Feliciano De Rosa, 36 anni, di Villaricca, celibe, e Raffaele Fatigati, 34 anni, di Acerra, sposato. Sono stati reintegrati a tempo indeterminato dalla magistratura ma respinti dall’azienda. Dal 4 febbraio, ogni giorno, stanno tentando di convincere l’azienda ad applicare la sentenza del giudice manifestando davanti ai cancelli dell’impianto.
La scritta sui cartelli portati da questi giovani è esplicita: "L’Avio non rispetta le sentenze del tribunale lasciando per strada quattro padri di famiglia”.

