Il calo dei consumi e le ingenti spese di gestione stanno flagellando il centro commerciale più grande del Mezzogiorno. Qui si attesta al 22 % la quota degli esercizi costretti ad abbassare le saracinesche.
Il conto della ritirata è facile perchè basta fare un giro del primo e del secondo anello per capire che la situazione è di quelle parecchio difficili. All’interno del centro commerciale firmato Renzo Piano si possono scorgere dappertutto i classici teloni con la scritta “prossima apertura ” calati sulle saracinesche abbassate di 29 negozi. Esercizi che hanno alzato bandiera bianca, alcuni dei quali già da un pezzo. Qui di prossime aperture non se ne sono viste. L’ultimo telone che si è abbassato in ordine di tempo è quello di un grande spazio della Nike, un franchising gestito da un imprenditore locale.
Che per fortuna non ha licenziato nessuno: ha trasferito gli addetti in un suo punto vendita dislocato altrove. Non è stato così purtroppo per altri giovani e meno giovani lavoratori che hanno dovuto lasciare per sempre il posto, inghiottito dal vortice della crisi più nera dal Dopoguerra. Un calo dei consumi epocale e che risulta aggravato da costi di gestione dei locali ormai impossibili.
“I clienti erano pochi e pagavamo cifre di affitto troppo alte, insostenibili “, racconta l’addetto di un bar chiuso di recente. Stessa lamentela da un ennesimo esercizio di prodotti alimentari, anch’esso costretto a mollare. Intanto il grande centro commerciale, la cui struttura imita la forma del cratere del Vesuvio, le sta provando tutte per attrarre la clientela. Costanti le iniziative: concerti, show, pizza fest. Tutto gratis, o quasi. E i visitatori probabilmente non mancano neppure, in particolare nei fine settimana. “Il problema è di trasformare il visitatore in un sicuro cliente, cosa che non sta avvenendo “, spiega un commerciante.
“I prezzi delle merci sono troppo alti – commentano alcuni consumatori – e il rapporto qualità-prezzo così va a farsi benedire “. A ciò bisogna aggiungere un altro dato di fondo. Nel 2004 il centro commerciale Vulcano Buono era stato progettato per insistere in un territorio densamente popolato. Quando è stato inaugurato, era il novembre del 2007, si sperava che la campagna nolana potesse ancora essere massicciamente lottizzata. Non è stato così. Inoltre non esistono collegamenti pubblici tra questa sorta di cattedrale nel deserto e i paesi vicini, Nola, Cicciano, Cimitile, San Vitaliano, Scisciano, Saviano e Marigliano in testa: un bacino di circa 140mila abitanti complessivi. Nè autobus nè treni. E le istituzioni ? Stanno a guardare.

