Mamme single a rischio povertà

0
134

La crisi economica colpisce le fasce più deboli, ma spesso sono le donne a pagare il prezzo più alto.

L’immagine inossidabile della famiglia felice è nitidamente presente nella nostra mente. Non sappiamo bene come ci sia arrivata, ma è lì da sempre. Madre, padre e, per lo più, due bambini, meglio se un maschio e una femmina.

L’immagine è ancora brillantemente sfruttata da tanta pubblicità: spot televisivi, ma anche cartelloni stradali. Si fa colazione tutti insieme, il padre accompagna a scuola i bambini, entrambi i genitori aspettano il loro ritorno mentre sul fornello bolle l’acqua per la pasta. Tutti noi sappiamo, però, che si tratta solo di un’immagine, e più passa il tempo meno corrisponde alla realtà della nostra vita quotidiana. I genitori single sono in continuo aumento e le coppie con figli sono ormai solo il 40%.

Nella maggior parte dei casi i genitori single sono donne, madri separate, divorziate, vedove o donne che hanno portato avanti una gravidanza da sole senza aiuto del partner, che il figlio non lo gradiva. Nel nostro paese questa categoria di mamme single per scelta è marginale rispetto agli altri paesi sviluppati, ed è facile capire il perché. In Italia non esiste un welfare degno di questo nome per il sostegno alle famiglie e in particolare ai genitori. Non ci sono asili nido, i pochi esistenti sono per lo più privati e costosissimi, non sono previsti sussidi per le madri nubili, per la disoccupazione, per la casa.

Scegliere di portare avanti una gravidanza senza un partner ha, per necessità (e non dovrebbe, essendo una libera scelta della donna), qualcosa di eroico. Il sistema italiano di welfare non ha mai realmente considerato la famiglia un elemento da supportare, al contrario l’ha considerata l’anello della catena su cui scaricare il peso sociale della cura dei bambini, degli anziani e dei malati. Questo poteva essere possibile anni fa, quando le famiglie erano numerose e il nucleo familiare era supportato e protetto da una vera e propria rete familiare, che veniva in aiuto quando, ad esempio, la madre andava al lavoro. Lo scenario ora è profondamente mutato. Le famiglie di single, le coppie di fatto e le coppie in cui uno dei partner proviene da una precedente esperienza coniugale sono oggi più di cinque milioni.

La rete familiare tradizionale non esiste più, le famiglie monoparentali sono in continuo aumento e nella stragrande maggioranza dei casi il genitore con cui vivono i figli è la madre, cioè una donna, l’elemento debole del mercato del lavoro. Dagli studi dell’Istat risulta chiaramente che le donne hanno perso più occupazione degli uomini e che le mamme single sono ben l’85% a fronte del 15% dei papà. Inoltre le donne spesso arrivano alla separazione senza un lavoro anche grazie alle famigerate dimissioni in bianco che costringono le donne a rinunciare al lavoro in caso di gravidanza. Trovare un’occupazione in tempi di crisi, soprattutto se non hanno alcun aiuto per la cura e la gestione dei figli, diventa una missione impossibile.

Secondo i dati della Sabbadini, direttrice del dipartimento Statistiche sociali e ambientali dell’Istat, dal 2008 al 2010 l’occupazione femminile è diminuita di 103mila unità (-1,1%), mentre il 2011 segna un ulteriore peggioramento della situazione delle giovani, con 45mila occupate in meno nei primi tre trimestri dell’anno. Il tasso di occupazione femminile resta al penultimo posto in Europa: al 46,1% nel 2010, appena sopra Malta. A tutto ciò si aggiunge la maggiore precarietà che caratterizza il lavoro femminile rispetto a quello maschile, con un 35,2% di donne giovani con contratti a termine o di collaborazione, contro il 27,6% dei maschi. In concreto questo vuol dire che alle donne toccano più orari atipici e meno tutele.

Il dato più inquietante, tuttavia, è quello che ci vede straordinariamente meno motivate delle nostre compagne europee: il 16% delle donne italiane non cerca lavoro, anche se disponibile a lavorare, contro il 4,4% della media europea. Questo la dice lunga sul livello di sfiducia raggiunto nel nostro paese.
(Fonte foto: Rete Internet)