Drammatico comunicato degli operai dei cinque impianti di depurazione della acque di scolo, dislocati sui Regi Lagni: “Niente stipendi da giugno: lunedì non andremo a lavorare”. È di nuovo corsa contro il tempo.
Depuratori: ci risiamo. Con un lettera spedita alla società di gestione, la “Termomeccanica”, e alla Prefettura di Napoli, i consigli di fabbrica dei cinque depuratori ubicati lungo il canale-fogna dei Regi Lagni e il collettore Napoli Ovest hanno reso noto che «i 200 addetti delle strutture non potranno recarsi più al lavoro a partire da lunedì».
Motivo: troppi stipendi arretrati non erogati. Le organizzazioni di categoria parlano di un vero e proprio blocco dei salari che si trascina ormai dal mese di giugno. Intanto l’avviso dei sindacati sta facendo temere il peggio non solo sul fronte sociale e occupazionale. Se infatti la settimana prossima i dipendenti non si recheranno negli impianti scatterà inevitabilmente il conto alla rovescia per il nostro già flagellato mare. Il rischio è che dalle vasche di depurazione, a quel punto rimaste senza controllo, potrebbero tracimare le sostanze inquinanti captate dal canale dei Regi Lagni, il grande canale borbonico, realizzato nel Settecento per bonificare e irrigare i terreni, che negli anni Ottanta fu fatto cementificare e quindi fu trasformato in un’ orribile quanto gigantesca fogna a cielo aperto che sfocia sulle spiagge del litorale domizio.
La funesta prospettiva sta facendo preoccupare non poco soprattutto perché la stagione balneare non è ancora finita, visto il prolungarsi del caldo anche in queste giornate di metà settembre. Si temono conseguenze molto negative per le spiagge ubicate tra Torregaveta e Baia Domizia e, in particolare, per le isole dell’arcipelago flegreo. Ischia e Procida stanno facendo registrare in questi giorni un forte afflusso di turisti provenienti dal nord Europa per cui una seconda figuraccia quasi consecutiva è dietro l’angolo. La prima si era purtroppo concretizzata all’inizio di luglio, con il mare zeppo di schiumazze d’ogni sorta.
Un inquinamento massiccio del golfo che sia la Termomeccanica che le istituzioni attribuirono all’ «irresponsabile atteggiamento dei lavoratori, colpevoli di aver abbandonato volontariamente la gestione delle vasche di depurazione». Lavoratori che avevano proclamato lo stati di agitazione sempre a causa del blocco dei salari. Subito dopo l’episodio la Termomeccanica spedì una raffica di avvisi di licenziamento ai sindacalisti dei depuratori. Ma la controversia tra azienda e rappresentanti dei dipendenti si è ricomposta proprio negli ultimi giorni. Ora, però, tornano le tensioni.
«Noi non abbiamo dichiarato che sciopereremo – spiega dal canto suo Carlo Crimaldi, delegato della Fiom nel depuratore di Caivano-Acerra – noi abbiamo semplicemente reso noto che siccome non abbiamo più soldi in tasca non potremo recarci sul posto di lavoro: non abbiamo neanche il danaro sufficiente a pagarci la benzina». Oltre a quello di Caivano-Acerra l’ agitazione sta interessando anche gli impianti di Napoli Nord-Orta di Atella, Marcianise, Foce Regi Lagni-Castelvolturno e, “dulcis” in fundo, quello di Cuma, il depuratore più grande della regione.
(Fonte foto: Rete Internet)

