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Lavoro e crisi, un’indagine rivela: “In Italia oltre 150 mila posti disponibili che nessuno vuole”.

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L’indagine è stata diffusa nel corso del Festival in corso a Fiuggi. Panettieri, falegnami, sarti, pasticcieri, ma anche infermieri e installatori di infissi: a svolgere queste occupazioni in Italia sono gli stranieri.

La crisi c’è e morde. Giovani laureati, pur di guadagnare, accettano occupazioni molto al di sotto delle loro competenze, i disoccupati non si contano più e molte famiglie fanno fatica a far la spesa. Ma un’indagine svolta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, diffusa a Fiuggi nel corso del Festival del Lavoro che si sta svolgendo in queste ore a Fiuggi, dice che in Italia ci sono 150 mila posti di lavoro disponibili e che nessuno vuole. Possibile?

Forse, ma sicuramente attendibile giacché lo studio è elaborato sulla base dei dati segnalati da 28mila iscritti che gestiscono un milione di aziende. Falegnami, panettieri e sarti: sono solo tre delle professioni che nessuno ormai vuole più fare, i cosiddetti lavori dimenticati. «In Italia – sostiene lo studio dei consulenti del lavoro – molti posti sono vacanti e soprattutto i giovani cercano sempre le stesse strade, spesso contorte a causa ovviamente della crisi, senza però dimenticare anche le amicizie lavorative e un titolo di laurea che può avere un risvolto negativo della medaglia, due fattori da prendere in considerazione quando si cerca un lavoro». «La crisi – spiega la Fondazione studi – è evidente, ma il lavoro in alcune sue accezioni non sembra mancare. Tutti i posti per cui non c’è domanda, ma sussiste un altissimo livello dell’offerta, sono i cosiddetti posti in piedi, quei lavori da svolgere manualmente».

Ecco alcuni esempi: «In Italia mancano i panettieri. È un lavoro duro e i turni lavorativi sono principalmente due: il primo nella tarda nottata, il secondo la mattina molto presto. I posti disponibili in questo campo sono 1.040 non si riesce a coprire il 39% di queste posizioni vacanti». «Un altro lavoro particolarmente disdegnato è appunto quello del falegname. In questo campo, soprattutto in questo periodo di crisi economica e lavorativa, i ricavi potrebbero essere molto elevati: basta “fare il giovane” presso un falegname esperto e, se si possiede una discreta somma di denaro, si può lavorare autonomamente. I guadagni sono assicurati, ma la strada è lunga e impervia».

Dall’indagine della Fondazione Studi emerge che anche nel mercato degli infissi il posto sarebbe disponibile: esistono 1.500 posti da installatori e l’83% di questi non è ancora stato occupato. «Altri due mestieri rifiutati – si legge nell’indagine – sono, nonostante si possa pensare il contrario, quello dei baristi e dei camerieri. Spesso queste posizioni sono occupate dai giovani universitari, che per andare incontro alle esigenze monetarie legate alle tasse universitarie arrotondano con questi lavori cercando di proseguire al meglio gli studi. Nonostante la presenza degli studenti nel settore, nel comparto della ristorazione e dei bar mancano figure professionali nella misura del 14%». Altri posti vacanti si possono trovare nel campo della pasticceria (orari pesanti con sveglia circa alle quattro o alle cinque del mattino), nel campo della macelleria in cui manca circa il 10% dei posti disponibili nelle aziende e, infine, anche nel campo della sartoria dove sarebbero disponibili circa duemila posti di lavoro, previo corso di specializzazione in questo tipo di lavoro.

Ci sono poi altre professioni di difficile reperimento, legate però a un preciso percorso formativo. Tra queste, gli infermieri, i tecnici informativi e gli operai specializzati. Per quanto riguarda il comparto infermieristico, nel 2012 c’è stata una richiesta di 22.000 nuove unità; il numero chiuso imposto dal sistema universitario (accettati solo 16mila nuovi studenti alla laurea triennale in scienze infermieristiche) e la poca attrattiva del lavoro, hanno imposto il ricorso all’utilizzo di molto personale straniero.
(Fonte foto: Rete Internet)

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