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Landini a Pomigliano: “Politici troppo silenti”

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Davanti ai cancelli della fabbrica simbolo del Marchionne pensiero il segretario generale della Fiom lancia un appello “a chi potrebbe cambiare le cose ma non lo fa”.

Chi dissente protesta fuori ai cancelli della fabbrica, nelle strade, nelle piazze. Chi invece ha scelto la strada del dialogo con la Fiat consuma ogni suo sforzo al chiuso delle stanze sindacali, aziendali e istituzionali. Anche la giornata di ieri si può definire all’insegna di questo dualismo. Alle undici del mattino gli operai iscritti alla Fiom, espulsi dalla fabbrica ma rimasti in organico, quindi comunque a stipendio, insieme a un gruppo di cassintegrati dell’impianto automobilistico presidiano il piazzale antistante il varco operai. “ Col nuovo piano stanno preparando un’altra discriminazione ”, spiega dal megafono Mimmo Loffredo, operaio in cig da molto tempo nonché attivista della Fiom.

Il riferimento è alla riorganizzazione dello stabilimento che oggi pomeriggio sarà discussa nella direzione aziendale tra i sindacati firmatari del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, e la Fiat. “ Ci vogliono dividere tra operai di serie A, B e C: inaccettabile ”, afferma Aniello Niglio, uno dei 18 metalmeccanici della Cgil rispediti a casa. Verso mezzogiorno, poi, la sorpresa. Arriva Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. E’una visita inattesa. Il capannello di operai si stringe attorno al suo leader. Landini è un fiume in piena.

“ Nella Fiat la libertà delle persone è negata – afferma l’avversario di Sergio Marchionne – e la newco e i contratti che ne sono seguiti sono serviti a questo per cui il silenzio della politica deve essere rotto: è una questione democratica ”. Parole che danno tutta la sensazione di un clima destinato ad arroventarsi. “ Non potremmo aspettare altri quattro anni – conferma Landini – per scoprire che la Fiat in Italia non c’è più ”. Quindi l’annuncio della riunione della consulta legale, oggi, giovedi, per decidere le prossime azioni giudiziarie da intraprendere, e del coordinamento nazionale dei delegati Fiom del gruppo Fiat, sabato, a Roma, per stabilire “ il calendario delle azioni da intraprendere, anche dando spazio alla creatività ”.

Nessuna risposta, però, a Marchionne, che ultimamente lo aveva attaccato – “ sono personalizzazioni che fa lui, evidentemente servono capri espiatori ” – ma sincero apprezzamento per la frase di sostanziale solidarietà agli operai Fiom pronunciata a RadioRai dal ministro Fornero: “ Credo abbia fatto un’affermazione importante ”. Il segretario generale ribadisce con forza l’approvazione di una legge sulla rappresentanza sindacale, “ unico modo per risolvere questa situazione ”. “Dulcis” in fundo, la questione del riassetto di Pomigliano. “ Mi sembra piuttosto – l’ennesima stoccata del sindacalista – un piano di esclusione di tutti quelli che non sono al lavoro: in fabbrica devono rientrare tutti, con in contratti di solidarietà e con forme di rotazione. Questo piano non sta in piedi: non hanno capito che le imprese senza il consenso non vanno da nessuna parte ”.

Landini se ne va e termina all’una l’assemblea improvvisata con i cassintegrati e i 18 iscritti respinti dall’azienda ( il diciannovesimo, Antonio Di Luca, è in aspettativa elettorale ma ieri era ugualmente sul posto ). Oggi, in occasione del confronto tra i sindacati firmatari e la Fiat, di nuovo presidio della Fiom. Stavolta insieme alle mogli dei cassintegrati, agli attivisti dello Slai Cobas e al gruppo operaio “Zezi”. In serata Giuseppe Terracciano, segretario della Fim Cisl di Napoli, commenta così: “ Dovrebbero tutti valorizzare che la nostra ferma opposizione ai licenziamenti dei 19 lavoratori e la nostra continua insistenza a risolvere il probelma dei 1400 cassintegrati Fiat ha dato i suoi frutti. Con il confronto in azienda sanciremo che tutti fanno parte dello stesso contenitore, che quindi viene meno la discriminazione e che è ora di smetterla affinché possiamo concretarci tutti su come realizzare lavoro in quest’area ”.

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