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Indotto Fiat: la parola passa ai lavoratori

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Stamane assemblea dei 720 operai cassintegrati della Magneti Marelli ex Ergom, davanti allo stabilimento di Poggioreale, fermo da un anno e mezzo. Le tute blu dovranno decidere la strategia di lotta.

C’è voglia di fare qualcosa, di tentare il tutto per tutto per non darla vinta alla rassegnazione, per costringere chi di dovere a voltare la pagina del sottosviluppo. L’assemblea degli operai della Ergom inizia stamane, all’aperto, davanti al cancello di uno degli ultimi tre grandi impianti metal meccanici di Napoli città. Gli altri due, la Whirpool e l’Ansaldo, si trovano a un tiro di schioppo, in via Argine, quartiere San Giovanni a Teduccio. Tensione alta. Tra le tute blu della Magneti Marelli serpeggia l’idea che sia necessario bloccare di nuovo la Fiat di Pomigliano, che sia indispensabile circondare la grande fabbrica automobilistica, fino a paralizzarla. Come già è stato fatto agli inizi di dicembre.

Un’azione dura per rispondere a una situazione resa altrettanto ostica dal salario troppo ridotto della cassa integrazione, dal fatto che le famiglie non ce la fanno più ad andare avanti. La cig per i 720 operai dell’indotto Fiat-Magneti Marelli, la vecchia ex Ergom, scadrà a luglio. Nella stessa situazione si trovano altri 316 lavoratori del Wcl di Nola, impianto nuovo di zecca ma mai decollato, e 1400 addetti di Fiat Giambattista Vico, l’azienda in fase di dismissione sotto le cui insegne si producevano le Alfa Romeo 159, 147 e Gt. Boccheggia anche la Fma di Avellino, i cui 1500 operai non producono più i motori per le auto col marchio del biscione. Ora però c’è la nuova Panda a Pomigliano. E c’è anche una nuova azienda, la newco.

E un nuovo contratto, che ha preso il posto del contratto collettivo di lavoro e che ha determinato la cacciata dalla Fiat di tutti i sindacati che non lo vogliono firmare, Fiom compresa. Problemi politici e nervi a fior di pelle. Ma anche grosse magagne industriali. La nuova Panda è vettura più piccola e molto meno complessa delle illustri precedenti. Un prodotto i cui componenti provengono peraltro, in buona parte, dall’estero, oppure sono realizzati direttamente dalla linea incredibilmente robotizzata della newco Fabbrica Italia Pomigliano. Per cui delle plance e dei serbatoi una volta ex Ergom non c’è più bisogno. Intanto le prospettive sono inesistenti visto che le previsioni relative al mercato dell’auto restano cupe, pure per quest’anno.

Ma l’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi, l’altro giorno ha consegnato ai sindacati un verbale secondo cui “ la Magneti Marelli presenterà, a marzo, un piano ” per l’impianto di via de Roberto. “ Non c’è nessun piano – ribadisce però la Fiat – le prospettive occupazionali sono legate all’andamento di mercato, che al momento non consente collocazioni ”. Situazione analoga al Wcl di Nola, impianto di smistamento dei materiali da destinare alle fabbriche Fiat del centro sud: non smista niente da quando è stato inaugurato, tre anni fa. I 316 tra attivisti sindacali e lavoratori a ridotte capacità che vi sono stati trasferiti, da Pomigliano, sono stati messi tutti in cassa integrazione, non appena portati via dallo stabilimento automobilistico, tra proteste e cariche della polizia.

Nel frattempo i sindacati firmatari del si a Marchionne stanno chiedendo la modifica degli assetti societari della newco Fabbrica Italia. L’obiettivo è di portare almeno tutti i 4500 dipendenti di Pomigliano, sia quelli della Fip che quelli di Fga, sotto un’unica insegna, un’altra azienda del gruppo, che assorbirebbe l’intera manodopera, adesso divisa in due, attraverso un trasferimento di ramo d’azienda. Pare che ieri ci sia stato un incontro nella direzione aziendale. Un incontro blindato e finalizzato a dare il via all’operazione. Nessuno conferma però. L’operazione potrebbe essere portata a termine escludendo i 145 operai iscritti alla Fiom e integrati nella newco per ordine del giudice del lavoro, con una sentenza antidiscriminatoria emanata a giugno e confermata in appello, a ottobre.

La sensazione è che la Fiat stia pianificando di tutto pur di non far entrare nella nipponica catena di montaggio plasmata dal nuovo contratto i primi 19 attivisti della sinistra politica e sindacale, rientrati al lavoro a dicembre per decisione del giudice ma rimasti impantanati in un corso di formazione, propedeutico all’assegnazione delle mansioni, che sembra non avere fine . Per non parlare degli altri 126 cassintegrati del sindacato di Landini, che sempre grazie alla decisione della magistratura attendono di fare ingresso in Fip entro la metà di aprile. E’ facile immaginare che per il Lingotto sarebbe come far entrare un piccolo ma pericolosissimo esercito di virus ribelli nel cronometrico sistema creato da Sergio Marchionne.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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