Il termine Stress è stato introdotto da W. Cannon negli anni 20 del secolo scorso e sistematizzato da Hans Selye (1936), un endocrinologo di origine austro-ungarica considerato il fondatore della disciplina. Selye osservò che le cavie sottoposte a iniezioni di estratti organici grezzi sviluppavano costantemente una triade patologica: un marcato ingrossamento delle ghiandole surrenali, l’atrofia del sistema linfatico (incluso il timo) e la comparsa di ulcere gastrointestinali emorragiche. Egli comprese che questa reazione non era legata alla sostanza specifica iniettata, ma rappresentava una risposta universale dell’organismo a qualsiasi stimolo ambientale gravoso, che chiamò “stressore”. Egli formalizzò questa risposta nella Sindrome Generale di Adattamento (GAS – General Adaptation Syndrome), definendo lo stress come la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso. Distinse tra “Eustress”, o stress positivo, e “Distress”, o stress negativo. L’Eustress, derivante dal prefisso greco eu- (buono), descrive quella forma di stimolazione che promuove la crescita, l’apprendimento e il miglioramento delle prestazioni. È la tensione che precede un evento desiderabile, come un traguardo sportivo o un successo professionale, e si caratterizza per una percezione di controllo e gestibilità della sfida. Al contrario, il Distress si manifesta quando lo stressore è percepito come una minaccia opprimente, superiore alle capacità di coping dell’individuo, se diventa cronico e non viene risolto attraverso l’adattamento, può portare ad ansia, depressione e ritiro sociale.
Meccanismi di Risposta dell’Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.
Il coordinatore centrale dei sistemi di risposta neuroendocrina allo stress è l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), una struttura complessa che integra segnali nervosi, ormonali e immunitari. In presenza di uno stimolo percepito come minaccioso — che si tratti di una reale sfida fisica o di una pressione psicologica simbolica — l’ipotalamo attiva il nucleo paraventricolare (PVN) per secernere l’ormone di rilascio della corticotropina. Questo ormone agisce sull’ipofisi anteriore stimolando la produzione di adrenocorticotropina, la quale viaggia nel torrente ematico fino alla corteccia delle ghiandole surrenali per innescare il rilascio di glucocorticoidi, di cui il cortisolo è il principale esponente nell’essere umano. Il cortisolo, spesso etichettato impropriamente come mero “ormone dello stress”, è in realtà un regolatore essenziale del metabolismo e dell’omeostasi. La sua funzione primaria è quella di mobilizzare le risorse energetiche per preparare l’organismo alla reazione di “lotta o fuga”, aumentando la glicemia attraverso la stimolazione della gluconeogenesi e sopprimendo temporaneamente i processi biologici non essenziali nell’immediato, come la digestione, la crescita e la riproduzione. Tuttavia, la logica evolutiva di questo sistema presupponeva una risoluzione rapida dell’agente stressante.
Nella società contemporanea, caratterizzata da un’iperconnessione perenne, l’asse HPA non trova più la fase di risoluzione. Viviamo in uno stato di “allerta costante nell’Era Digitale ” che ha trasformato l’ambiente digitale in un potente immunomodulatore. Il passaggio dal concetto di “technostress” a quello di “digital stress” riflette l’espansione della minaccia dalle mura lavorative alla totalità della vita quotidiana. Le notifiche degli smartphone, i flussi di notizie h24 e le scadenze pressanti non sono percepiti dal cervello come meri stimoli informativi, ma come segnali di allarme che mantengono l’asse HPA in uno stato di attivazione tonica.
La ricerca scientifica recente ha identificato nel “Digital Stress” una dimensione multidimensionale che comprende l’ansia da approvazione, la paura di essere esclusi (FOMO) e il sovraccarico di connessione. Si fa riferimento dunque a diversi concetti:
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Availability Stress: la pressione derivante dall’aspettativa sociale di una disponibilità costante porta a una frammentazione dell’attenzione e a un aumento della secrezione di cortisolo salivare durante l’intera giornata.
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Algorithmic Threat Perception: gli algoritmi dei social media, tendendo a privilegiare contenuti carichi di emotività negativa o minacce geopolitiche, alimentano un “priming” microgliale. Il cervello rimane in uno stato di vigilanza simile a quello osservato nel disturbo da stress post-traumatico.
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Doomscrolling e Infiammazione: la fruizione compulsiva di notizie catastrofiche correla con un aumento sistematico dei mediatori infiammatori nel sangue, tra cui l’interleuchina-6 e la proteina C-reattiva.
L’aspetto più critico dell’ odierna epidemia di cortisolo ( derivante dalla mancata risoluzione dell’asse, come sopra spiegato ) è la sua capacità di “spegnere” il sistema immunitario, rendendo l’organismo vulnerabile a patologie organiche serie pur mantenendo un’apparenza di funzionalità. Il meccanismo molecolare attraverso cui il cortisolo cronico induce l’immunosoppressione è complesso e agisce su più livelli della risposta immunitaria innata e adattiva. Il cortisolo inibisce la proliferazione dei linfociti T e B, essenziali per la memoria immunitaria e la risposta specifica contro i patogeni. Livelli elevati di cortisolo riducono la produzione di interleuchine chiave come, oltre al fattore di necrosi tumorale alfa. L’esposizione prolungata ai glucocorticoidi può indurre la morte programmata di alcune sottopopolazioni linfocitarie, riducendo la “sorveglianza” contro cellule tumorali e virus.
Il Paradosso della Resistenza ai Glucocorticoidi: quando i livelli di cortisolo rimangono elevati per settimane o mesi, le cellule immunitarie riducono l’espressione e la sensibilità dei loro recettori. Il risultato è un sistema immunitario che non risponde più ai segnali antinfiammatori naturali dell’organismo. Questo paradosso spiega perché lo stress cronico possa causare simultaneamente un’immunosoppressione (incapacità di combattere le infezioni) e un’infiammazione silente di basso grado (Low-Grade Inflammation – LGI). L’infiammazione LGI è un predittore critico per lo sviluppo di aterosclerosi, diabete di tipo 2 e malattie neurodegenerative. Questo stato viene definito “infiammazione cronica silente” o infiammazione di basso grado, ed è la radice comune di numerose patologie della vita contemporanea.
Affrontare lo Stress come killer silenzioso richiede un approccio sistemico che integri interventi medici, psicologici e modifiche radicali dello stile di vita. La scommessa terapeutica moderna, in linea con i principi della PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia), è quella di interrompere il feedback disregolatorio che mantiene l’organismo in uno stato di allerta perenne. Le metodiche di intervento più efficaci includono 1. nutrizione funzionale. L’adozione di una dieta antinfiammatoria e antiossidante che favorisca la salute del microbiota e riduca il carico glicemico, evitando i picchi di insulina che esacerbano la risposta del cortisolo. 2. Attività Fisica Regolata: L’esercizio fisico, se praticato correttamente, agisce come un potente modulatore del sistema nervoso autonomo, favorendo il ritorno al tono parasimpatico (rilassamento) e stimolando la produzione di endorfine. 3. Tecniche di Mindfulness e Meditazione: La pratica regolare della meditazione è in grado di indurre la neuroplasticità positiva, aumentando la densità della corteccia prefrontale e riducendo l’iper-reattività dell’amigdala. 4. Terapia Low-Dose: L’uso di citochine e neurotrasmettitori a bassissimi dosaggi (low-dose medicine) per ripristinare la corretta comunicazione tra i sistemi biologici senza gli effetti collaterali dei farmaci tradizionali. 5. Igiene Digitale: l’introduzione di misure straordinarie per staccare dalla posta elettronica e dai social network, ristabilendo confini chiari tra tempo di lavoro e tempo di vita reale.
In conclusione, lo stress della vita contemporanea rappresenta una sfida biologica senza precedenti. Per secoli abbiamo evoluto meccanismi di difesa per minacce immediate, ma oggi quegli stessi meccanismi, se attivati senza sosta, diventano i nostri peggiori nemici. Comprendere la genesi dello stress, la sua biochimica e le sue radici sociali è il primo passo per trasformare la Distress in Eustress e preservare l’integrità del nostro sistema psicofisico in un mondo iperconnesso. La vera salute, nel XXI secolo, non è l’assenza di stress, ma la capacità di oscillare armoniosamente tra le fasi di attività e quelle di profondo recupero.
Dott. Giuseppe Auriemma
Medico Psichiatra Psicoterapeuta
Psico-Oncologo di II Livello







