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martedì, Novembre 30, 2021

In Campania iniziative in favore dell’attuazione della legge 194

Sotto gli attacchi dei sedicenti “movimenti per la vita” e del vertiginoso aumento dei medici obiettori la 194 rischia di soccombere.

“Interrompere la 194 è contro la vita delle donne”, questo il titolo del manifesto a sostegno della piena attuazione della legge 194 in Campania. L’iniziativa, promossa dalla CGIL, chiede ai Consiglieri Regionali di presentare un ordine del giorno affinché venga garantito dal Presidente Caldoro la piena applicazione della legge 194, nel rispetto del diritto alla salute per tutte le donne della Campania. Il manifesto è già stato sottoscritto da UDI, Arcigay, SNOQ, Casa delle donne di Napoli, La rete Regionale Donne di SEL, l’ Associazione Dream Team – Donne in rete, l’ Associazione Donne & Diritti, da membri del PD, dal Comitato Direttivo Camera del Lavoro Cgil, da Arcidonna Napoli onlus, da Donne nella Scienza; UDI GdL NAZIONALE, CorLavSal, Terra di Lei e dalle tante componenti della CGIL, dall’FLC a FILLEA. a SPI, a CGIL CASA.

Ma qual è il problema? Perché si paventa l’interruzione della 194?
Come si sa con la legge 194, varata nel 1978, “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile”, rendendo legale e disciplinando l’interruzione volontaria di gravidanza. La legge fu approvata dopo anni di durissime lotte da parte dei movimenti femministi e radicali (Emma Bonino, attuale Ministro degli Esteri affrontò anche il carcere per questo) ed è sempre stata considerata un’ottima legge, perché tutela la salute della donna, il suo diritto all’informazione e alla scelta. Dopo 35 anni, però, attaccata dai cosiddetti “movimenti pro-life” e devastata dalle altissime percentuali di medici obiettori sta mostrando qualche limite.

La legge, lungi dall’incentivare il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, ne ha invece fortemente ridotto il numero, grazie alle pratiche di informazione e prevenzione e al ruolo essenziale che in queste pratiche hanno i consultori, presidi fondamentali sul territorio. Inoltre all’interno del numero di IVG è cresciuta la percentuale di immigrate. Perché non bisogna mai dimenticare che la legge non ha inventato l’interruzione volontaria, che si è sempre praticata, in Italia e nel mondo, con sistemi spesso rischiosissimi per la salute delle donne e odiose, come quelle dei famosi “cucchiai d’oro”, i ginecologi che accumulavano fortune esentasse praticando aborti clandestini.

Attualmente uno dei maggiori problemi è proprio la disponibilità di medici, anestesisti e infermieri a praticare l’IVG. All’articolo 9 la legge disciplina gli “obiettori di coscienza”. Ora il diritto a rifiutarsi di compiere qualcosa che si ritiene omicidio è una grande conquista e non va negato a nessuno. Tuttavia la possibilità di obiettare è riconosciuta anche agli anestesisti, il cui ruolo attivo è dubbio, e agli infermieri, la cui definizione è tanto vaga da poter includere anche i portantini. Questo ha creato mostruosità, tipo donne che hanno dovuto sopportare l’intervento senza anestesia e senza assistenza. Inoltre il fenomeno più eclatante è la continua crescita del numero di medici obiettori, tale da rendere sempre più difficile il ricorso all’IVG in strutture pubbliche, fino a non garantire più l’applicazione della legge.

I dati emersi dall’ultima relazione del ministero della Salute sullo stato di attuazione della 194 sono molto preoccupanti. Il rapporto ministeriale scatta infatti questa fotografia: in Italia il 69,3% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore di coscienza. In pratica dunque quasi 7 ginecologi su 10 sono obiettori. Ad eccezione della Valle d’Aosta, dove i ginecologi obiettori sono solamente il 16,7%, le percentuali regionali non scendono mai al di sotto del 51,5%. In Campania ben l’83,9% dei ginecologi e il 75% degli anestesisti è obiettore di coscienza. Tutto ciò ha determinato situazioni assurde e gravissime: nelle strutture pubbliche l’IVG è diventata una rarità, il ricorso all’aborto clandestino e attuato con sistemi pericolosi per la salute è cresciuto proprio dove è più necessaria l’assistenza, cioè tra le minorenni e le immigrate.

Inoltre questi dati, già preoccupanti, potrebbero essere sottostimati, come denuncia l’associazione Laiga (Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della legge 194). Secondo i dati raccolti dall’associazione c’è il rischio reale che tra 5 anni, resteranno solo 150 medici non obiettori in tutto il territorio nazionale. La stessa associazione, inoltre, lamenta l’assenza di liste complete e organizzate di obiettori che permettano di suddividere al meglio il carico di lavoro negli ospedali. Sarebbe anche opportuna redigere mappe dei luoghi in cui è possibile ottenere l’IVG e mappe dei non obiettori. I limiti della legge 194 del 1978, uniti all’indifferenza delle istituzioni, hanno condotto alla situazione attuale: una silenziosa e pericolosa tendenza alla non attuazione della normativa.

Come se tutto ciò non bastasse pare che la possibilità di fare carriera sia molto superiore per gli obiettori. Sarà questa la ragione del numero sempre crescente di ginecologi che sollevano obiezione?
A livello nazionale la senatrice PD Laura Puppato ha presentato a Palazzo Madama una mozione bipartisan, sottoscritta da una trentina di senatori tra PD, Sel, M5S, PDL, con l’obiettivo di "contemperare il diritto all’obiezione di coscienza dei medici con quello delle donne all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza”. Nel documento si parla anche di altri preoccupanti fenomeni.

Ad esempio si rileva che sono 188 i procedimenti penali per aborto clandestino aperti solo nel 2012 per violazione della 194, contro insospettabili professionisti che agivano nei loro studi medici. Ma queste strutture sono controllate in numero crescente anche dalla delinquenza organizzata: l’ultima, smantellata dalla Guardia di Finanza solo poche settimane fa, era gestita a Padova dalla mafia cinese, e incassava circa 4.000 euro al giorno".
Numerosi anche i casi di ragazzine e donne straniere che cercano di indursi l’aborto assumendo dosi massicce di un farmaco per l’ulcera a base di misoprostolo, che – si legge nel documento – "viene spacciato a tale scopo da bande sudamericane che lo fanno arrivare nel porto di Genova dagli Stati Uniti (10 pillole per 100 euro al mercato nero, meno della metà se si compra su Internet)".

"L’obiezione di coscienza – riportano i senatori nella mozione – è infatti un diritto della persona ma non della struttura, che ha anzi l’obbligo di erogare le prestazioni sanitarie garantite dalla legge. Il diritto della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata, e quello del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza, dovrebbero poter convivere affinché nessun soggetto veda negata la propria libertà".
In Campania la consigliera regionale del Pd, Rosetta D’Amelio ha presentato in Consiglio regionale un question time per richiamare la Regione alle proprie responsabilità, ma la risposta dell’Assessore Nappi, come afferma D’Amelio, “è stata elusiva e assolutamente insufficiente, senza peraltro dare alcuna spiegazione in merito al problema dell’obiezione di coscienza.”

La consigliera a questo punto propone di tamponare il problema con la mobilità degli operatori o attraverso convenzioni con strutture private per evitare gli aborti clandestini.
In questo quadro si inserisce l’iniziativa della CGIL, che reclama a gran voce un impegno serio e chiaro per l’attuazione della legge e la garanzia per le donne di esercitare il diritto sancito dalla legge. Uno dei limiti della legge, in fondo, è proprio nel nominare il “diritto” solo all’inizio, e a definirlo come diritto alla procreazione cosciente e responsabile. Non è chiaramente stabilito che le donne hanno il diritto di prendere le decisioni che riguardano il loro corpo e la loro vita. Ancora una volta si deve riconoscere che per la nostra società, per la nostra cultura, riconoscere alla donna la piena potestà sul proprio corpo è un obiettivo ancora non raggiunto.
(fonte foto: rete internet)

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