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Gli operai della Simmi di Acerra paralizzano la stazione centrale

Ieri c’è voluta una carica della polizia per sbloccare il traffico ferroviario paralizzato dal picchetto di tute blu della fabbrica chiusa.

 Una brevissima ma efficace carica della polizia, qualche manganellata, un paio di lacrimogeni lanciati tra i manifestanti, treni diretti ovunque rimasti bloccati per molto tempo, operai cassintegrati pronti a tutto e pendolari in assetto da bestemmia.

Rabbia generata dalle decine di corse andate all’aria a causa della protesta. Non c’è che dire: è stata una mattinata di ordinaria follia quella che ieri ha sconvolto la stazione centrale di Napoli. Caos e tensioni scaturite dall’ennesimo dramma lavoro, la vertenza della Simmi di Acerra, fabbrica metalmeccanica chiusa a novembre: 230 dipendenti rimasti da cinque mesi senza nemmeno il salario della cassa integrazione. Da cardiopalma le sequenze della protesta. Alle 6 e mezza una sessantina di operai della Simmi entrano nel treno regionale delle 7 e 10, in partenza per Roma.

L’obiettivo dei cassintegrati è di raggiungere la capitale per manifestare davanti al ministero del Lavoro. Ma c’è un “piccolo” problema: non hanno comprato i biglietti. Poco prima della partenza arriva il controllore di Trenitalia, che dopo aver appurato l’assenza dei titoli di viaggio allerta la polizia ferroviaria. E qualche minuto dopo i poliziotti invitano gli operai a scendere dal convoglio zeppo di gente. Chiesto e fatto. Tra urla e mugugni le tute blu sono di nuovo a terra. E’a quel punto, però, che inizia il peggio. I lavoratori decidono all’improvviso di non lasciare la stazione e corrono verso l’area di confluenza di tutti i binari, alcune centinaia di metri più avanti, oltre la fine delle pensiline. Quindi si piazzano qui e non si muovono più.

Basta poi un quarto d’ora per far scoppiare il caos. Sedici treni e un numero imprecisato di passeggeri (si parla di almeno duemila pendolari) restano inchiodati ai binari di partenza. Molti i convogli in arrivo bloccati a chilometri di distanza. Nel frattempo le biglietterie di Trenitalia vanno in tilt. La gente inizia a scendere dai vagoni per andare a gonfiare le file agli sportelli delle casse. Obiettivo: ottenere il rimborso immediato dei biglietti. La paralisi totale si trascina per un’ora e mezza, fino alle 8 e trenta, quando alcuni passeggeri dei treni si avvicinano minacciosamente ai manifestanti. La situazione precipita. Scatta un parapiglia tra pendolari e operai in picchetto e la polizia decide di intervenire con decisione.

Vengono lanciati due lacrimogeni. I caschi blu, manganelli in pugno, danno inizio alla carica. In pochi secondi il blocco è rimosso e i binari vengono liberati. Alla fine gli operai saranno tutti identificati e quindi denunciati a piede libero per interruzione di pubblico servizio. Tanta esasperazione e caos in un clima già molto difficile per Napoli. Intanto c’è il rischio che svanisca un altro pezzo d’industria napoletana. Tra pochi giorni il tribunale di Nola dovrà decidere se dare il via o meno al fallimento della Simmi. E’ una storia che alla luce di ciò che è accaduto ieri mattina appare paradossale. La fabbrica dell’indotto Ansaldo produceva sofisticati sistemi elettrici e manifatture strutturali proprio per i treni delle Ferrovie dello Stato, attraverso commesse fornite dall’Ansaldo.

Ma un anno e mezzo fa l’Ansaldo ha deciso di dirottare le commesse verso l’indotto del centro nord. Risultato: fabbrica chiusa. Da cinque mesi gli operai non percepiscono nemmeno la cassa integrazione. Pare che sia sopraggiunto il solito intoppo burocratico.
(Fonte foto: Rete Internet)

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