Rinviato a martedì prossimo il confronto sul prolungamento della cassa integrazione. I sindacati chiedono misure in grado di dare risposte ai cassintegrati.
Fumata nera: accordo rinviato sulla proroga della cig. Ieri, dopo oltre due ore di discussione nello stabilimento automobilistico di Pomigliano, la Fiat e i sindacati firmatari del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione quadri, non sono per il momento riusciti a trovare un’intesa sul prolungamento della cassa integrazione straordinaria fino al marzo del 2015. Cassa integrazione la cui scadenza è intanto fissata al prossimo 31 marzo. Il confronto è stato dunque rinviato a martedì 18 marzo, data entro la quale il Lingotto farà sapere ai sindacati quali soluzioni intenda adottare per migliorare le condizioni dei circa 1400 cassintegrati dell’impianto produttore della Panda.
Alla riunione di ieri è stato presente, per il gruppo automobilistico, il responsabile delle relazioni industriali, Pietro de Biasi. Durante il confronto con l’azienda i sindacati hanno confermato unitariamente la richiesta che “il rinnovo dell’ammortizzatore sociale questa volta non preveda la cassa a zero ore”. A ogni modo la Fiat ha replicato spiegando che “è necessario adottare strumenti che non comportino modifiche organizzative” e che “l’obiettivo è quello di non compromettere il livello di efficienza produttiva raggiunto a Pomigliano”. I responsabili del gruppo si sono quindi presi una settimana di tempo per poter riflettere sulle possibili soluzioni da adottare nella prospettiva di un miglioramento delle condizioni dei cassintegrati, molti dei quali si trovano in cig a zero ore quasi senza soluzione di continuità dal 2008, vale a dire dall’inizio della crisi più forte che abbia mai colpito il mercato nazionale dell’auto.
“Proprio i risultati raggiunti dal Giambattista Vico fanno sì che a Pomigliano si debba gestire un problema sociale”, dichiara intanto il segretario della Uilm Campania, Giovanni Sgambati. “Per quanto ci riguarda abbiamo chiesto l’azzeramento della cassa integrazione – aggiunge Crescenzo Auriemma, della segreteria regionale Uilm – strumenti alternativi possono essere la formazione retribuita, oppure la riduzione dell’orario di lavoro. Ma è l’azienda che deve trovare la soluzione”.
Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli, punta poi sullo strumento dei contratti di solidarietà “ma solo – specifica – a condizione che ciò non prefiguri in alcun modo esuberi strutturali”. “Attualmente la crisi del mercato – conclude Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic – non consente ancora l’utilizzo di tutto l’organico della fabbrica, da qui la richiesta di un altro anno di cassa. La Fismic comunque reputa positiva l’analisi di mercato fornita dall’azienda, che fornisce dati migliori di quelli registrati nel 2013, per cui chiede – la proposta del sindacato autonomo firmatario di contratto – di utilizzare una forma di cassa integrazione che consideri le difficoltà economiche dei lavoratori attualmente in cig, utilizzando tutte le possibilità ma senza pregiudicare i risultati finora raggiunti. Una cassa che dia la possibilità di far rientrare il maggior numero di operai, nell’attesa del nuovo piano industriale in vista della ripresa”.

