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Ieri, all’ufficio regionale del lavoro, nulla di fatto tra Fiat e sindacati firmatari dell’accordo Panda sulla procedura di mobilità per 19 operai della newco di Pomigliano.

Licenziamenti alla newco di Pomigliano: ieri fumata nera dal primo incontro tra Fiat e sindacati tenuto all’Ufficio regionale del lavoro.

Il Lingotto insiste ma Fim, Uilm e Fismic continuano a respingere (tre faccia a faccia si sono già consumati in azienda) la proposta dei tagli per cui è terminato con un nulla di fatto l’arbitrato in sede istituzionale sull’avvio della procedura finalizzata all’estromissione di 19 operai di Fabbrica Italia Pomigliano. Procedura decisa dalla Fiat a ottobre per motivi “tecnico-organizzativi”, dopo l’ordine del tribunale di Roma di assumere nella Fip 19 operai cassintegrati iscritti alla Fiom, che la magistratura ha ritenuto “discriminati dall’azienda”. Ma il tempo stringe. C’è soltanto una seconda occasione per impedire il licenziamento in tronco della manodopera individuata in esubero, vale a dire l’espulsione definitiva dagli organici senza nemmeno la possibilità di rendere meno traumatico il provvedimento attraverso l’utilizzo di ammortizzatori sociali.

L’ultimo arbitrato all’Ormel, l’Ufficio regionale del lavoro, è stato fissato per lunedì 14 gennaio. In caso di mancato accordo la Fiat potrà dare il via ai licenziamenti in modo unilaterale. Tre i principiali criteri di scelta dei lavoratori da espellere. Sono previsti dalla legge sulla mobilità, la 223: carichi familiari, anzianità di servizio e ultimi assunti. Però l’azienda ha la facoltà di utilizzarne anche solo uno. Gli ultimi assunti sono proprio i 19 operai iscritti alla Fiom, che il tribunale del lavoro di Roma ha fatto tornare in fabbrica a dicembre, dopo anni di cassa integrazione. “Sia che decida per il licenziamento dei nostri o degli altri colleghi della newco noi andremo davanti ai cancelli della fabbrica”, avverte Andrea Amendola, segretario generale della Fiom di Napoli.

La più grave conseguenza dei licenziamenti sarà il blocco delle assunzioni di cassintegrati nella newco. Per almeno sei mesi. Paralisi che potrebbe durare un anno se la Fiat dovesse licenziare anche gli altri 126 cassintegrati iscritti alla Fiom, anch’essi – sempre secondo la magistratura – discriminati e per i quali il giudice di Roma ha disposto il passaggio in Fip entro la metà di aprile. Si tratta però di una faccenda complessa. Questo perché, tanto per fare un esempio, il prossimo 15 gennaio, cioè appena il giorno dopo la scadenza dell’arbitrato, il tribunale di Roma si pronuncerà di nuovo, stavolta sul ricorso della Fiom finalizzato all’annullamento della procedura di mobilità, che i metalmeccanici della Cgil definiscono “ una ritorsione all’ordinanza risultata indigesta alla Fiat”.

Comunque i licenziamenti unilaterali sembrano dietro l’angolo. “C’è ancora un secondo incontro ma ognuno resta sulle proprie posizioni: non possiamo fare un accordo sui licenziamenti”, ribadisce Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm. “Riconfermate le distanze”, aggiunge Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli. “Respingeremo sempre i licenziamenti – conclude Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – ma voglio ricordare il recente appello del vescovo di Nola, Beniamino Depalma: unità nella responsabilità”.