Ma nel settore automobilistico campano i cassintegrati a zero ore ormai non si contano più: 1390 a Pomigliano, 720 alla Marelli, 316 al Wcl di Nola. Tantissimi a casa anche tra i 1500 della Fma di Avellino.
Segnali di ripresa. La Panda sta facendo registrare un improvviso aumento degli ordini, merito degli ecoincentivi statali voluti a dicembre dal governo Monti. Produzioni in ascesa che hanno determinato la cancellazione dell’ultimo stop con cig programmato nella grande fabbrica di Pomigliano per il 25 marzo.
A ogni modo oggi lo stabilimento si fermerà lo stesso, com’era stato predisposto all’avvio del piano di riorganizzazione, partito con la chiusura temporanea dell’impianto nelle giornate del primo e dell’11 marzo. Ora però si profila una fine del mese senza intoppi. Con gli ecoincentivi il costo medio di una Panda a metano è passato dagli iniziali 13mila euro agli attuali 10mila. Un ribasso che sta instillando nuova fiducia in un mercato che ne ha disperatamente bisogno. In Italia c’è un parco auto di 35milioni di vetture. Di queste circa 11milioni e mezzo hanno in media dodici anni. Con gli ecoincentivi si tenta di stimolare la crescita e di ridurre l’inquinamento. La Panda a metano va in questa direzione.
Questa vettura è stata appena giudicata da una giuria internazionale svizzera come migliore auto ecologica europea. Attualmente a Pomigliano si producono 800 Panda al giorno. Di queste tra le 500 e le 600 sono versioni a metano o a gpl. Complessivamente la produzione si attesta attorno alle 16mila vetture al mese. “C’è però bisogno di un salto di qualità gestionale – l’appello di Gerardo Giannone, test driver di Pomigliano – alcuni capi e delegati devono eliminare il vecchio modo di intendere la fabbrica”. Comunque dal canto loro i sindacati firmatari dell’accordo Panda sono cauti circa questi segnali di ripresa. “C’è una possibile ripresina ma non possiamo parlare di ripresa piena – commenta Giuseppe Terracciano, coordinatore della Fim metropolitana – gli incentivi ovviamente hanno dato un impulso importante ma il vero rilancio può essere determinato solo dalle politiche di un nuovo governo”.
Ci va piano anche Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm: “Sono piccoli segnali ma questo dimostra che il prodotto è molto buono e che la situazione della Fiat sta andando in controtendenza rispetto a quanto sta accadendo in Renault, dove sono stati dichiarati migliaia di esuberi”. Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, conclude spiegando che “ attraverso la concertazione basata su un corretto ed equilibrato rapporto tra azienda e sindacato sarà possibile costruire un futuro di certezze per tutti i lavoratori di Pomigliano e dell’indotto”. E a proposito di indotto spunta una novità: un incontro l’8 aprile sulla Marelli di Poggioreale e i suoi 720 cassintegrati, a palazzo Santa Lucia. Due mesi fa l’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi, aveva comunicato che la Fiat si sarebbe presentata in Regione entro marzo.
Obiettivo: illustrare un piano industriale. Martedi però è spuntato un altro messaggio ufficiale dell’assessore: una convocazione ad aprile. Ma con i sindacati presenti come al solito a tavoli separati: Fim, Uilm e Fismic da un lato e la Fiom sola soletta, in una stanza a parte. Ordine del giorno: la situazione Marelli. Tutto qui. Marzo quindi è saltato mentre non c’è nessun piano industriale. Del resto ambienti vicini al Lingotto sostengono che non sia stata l’azienda a chiedere di essere convocata dalla Regione. Insistente la voce di una prospettiva concreta: il prolungamento della cassa integrazione, fino ai primi mesi del 2014.

