Ecco la mappa della crisi campana

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Vertenze a non finire. Che partono dalla Fiat e finiscono nel calderone delle piccole aziende, destinate a morire in silenzio.

Un mare di cassa integrazione, di fabbriche ferme, di poli produttivi e turistici in crisi. La mappa del disagio campano parte dalla Fiat di Pomigliano, con i suoi 1400 cassintegrati a zero ore, a cui si aggiungono i 316 in cig del Fiat-Wcl di Nola e i 720 operai della Marelli ex Ergom di Napoli, entrambi impianti inattivi. Crisi cronica anche alla Fincantieri di Castellammare, dove su 640 addetti sono stati individuati 230 esuberi, e al polo nautico di Torre Annunziata. Ed è allarme rosso nell’indotto dei trasporti su ferro Ansaldo, Simmi di Acerra in testa, fabbrica chiusa e 230 dipendenti in cassa integrazione, e situazione molto difficile nella Firema di Caserta, con 300 addetti su 400 in cigs.

In Irpinia è poi di nuovo il comparto del trasporto su gomma a piangere. La Fiat-Iribus di Flumeri ( produzione autobus ) è chiusa è i suoi 700 lavoratori al momento non hanno prospettive mentre alla Fiat-Fma di Avellino ( motori ) i 1400 addetti lavorano tre giorni al mese. Focolai di tensione dappertutto, comunque. Settore elettrodomestici: alla Indesit di Teverola i 1100 operai lavorano dieci giorni al mese mentre alla Whirpool di Napoli i 700 dipendenti sono in contratto di solidarietà, strumento che ha evitato gli esuberi. Profondo rosso nell’elettronica. Emblematica è la situazione in cui versano gli 840 lavoratori della Jabil di Marcianise, tutti in cassa a zero ore.

Ma in Campania c’è anche la crisi delle società partecipate e dei servizi pubblici a rischio chiusura: Ippodromo di Agnano, Terme Stabiane, Astir, Consorzio di Bacino. Circa 1100 addetti senza stipendio da mesi. Sono decine e decine di migliaia i lavoratori campani finiti nel baratro delle cassa integrazione, il segnale di un malessere spettrale.Ma la cartina di tornasole dell’inferno quotidiano è il dato regionale relativo al record nazionale di disoccupati, ufficializzato dall’Istat alla fine dello scorso anno: migliaia di piccole aziende sparite nel nulla. Nel silenzio più totale.
 

(Fonte Foto: Rete Internet)

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