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Il meglio deve ancora venire

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Erano ventitre anni che non accadeva, e sabato sera il Napoli aveva un’occasione d’oro. Il campionato entrerà nel vivo il primo marzo e i conti si faranno alla fine.

Erano ventitre anni che non accadeva, e sabato sera il Napoli aveva un’occasione d’oro. Mentre in quell’azzurro pomeriggio di primavera, il Napoli vinceva a Bologna, nella fatal Verona si sgonfiava il Milan di Sacchi e degli olandesi, sotto i colpi di Sotomayor e Davide Pellegrini, due illustri sconosciuti, che regalarono una doppia gioia ai napoletani: scudetto e Verona in serie B. Quello scudetto che, secondo alcuni sapientoni era stato venduto dalla camorra, ce lo eravamo ricomprato, secondo i milanisti, con la monetina di Alemao.

Anche volendo aderire a tale tesi, e volendo sorvolare sul goal fantasma del Bologna non convalidato nella stessa giornata contro il Milan, gli economisti non hanno potuto non apprezzare l’operazione economica partenopea, che era riuscito a vincere uno scudetto con una monetina da cento lire, superando al fotofinish il Milan che, invece, aveva investito fior di miliardi.
Sabato sera, quei ricordi sono certamente balenati nella mente dei sei milioni di malati di azzurrite cronica, sparsi tra il San Paolo e lo stadio virtuale che ha trasmesso la partita col Catania in tutto il mappamondo. Sarebbe stata probabilmente l’emozione di una sola notte, visto che la Juve avrebbe giocato il giorno dopo e poteva staccarsi di nuovo in classifica, ma era una gioia che i tifosi desideravano provare.

Nemmeno Giove Pluvio era riuscito a scoraggiare i napoletani, arrivati al San Paolo anche a nuoto e con scialuppe varie. Il cassiere ne ha contati circa cinquantamila, ma sembrava che ci fosse tutta Napoli e provincia al San Paolo, i cui spalti saltellavano insieme ai tifosi che intonavano il grido di battaglia: “chi non salta bianconero è”. Qualche voce fuori coro, di tifosi particolarmente avversi al condottiero nemico, cantavano: “chi non salta il parrucchino ha”, mentre altri – inneggiando al Vesuvio – cantavano, ironicamente: “Lavagli, lavagli, lavagli le orecchie, ‘o Vesuvio, lavagli le orecchie”, riferendosi chiaramente al giudice antisportivo, che da anni finge di non sentire i cori razzisti indirizzati ai napoletani. Il ciuccio alza la cresta grazie al calciatore che ha ispirato il taglio più diffuso tra i barbieri partenopei.

Mentre il San Paolo esplode e salta dalle fondamenta, la tribù dei mohicani azzurri balla intorno al totem bianconero, al quale è legato un pupazzo di Conte. Il nemico viene calato in un pentolone, ma prima di bollirlo, Hamsik gli strappa lo scalpo. E ora è necessario premere il tasto rewind, ritornare indietro di qualche settimana e fermare l’immagine sui volti sconsolati di Paolo Cannavaro e Gianluca Grava, ingiustamente squalificati, senza avere la possibilità di difendersi dalle uscite a vuoto di Medioman, un portiere mediocre che è riuscito a fare danni sia quando ha giocato che quando è stato opportunamente relegato in tribuna. Sì, perché proprio loro sono stati tra i principali artefici del momentaneo ritorno del Napoli in vetta alla classifica, con Grava che ha neutralizzato uno degli avversari più insidiosi, e con Cannavaro che ha chiuso la partita mettendo a segno il 2-0, provocando il boato dei bei tempi.

Quello che faceva tremare pure gli stadi di Torino e Milano, sebbene fossero allocati a migliaia di chilometri di distanza. Quella delle lacrime di gioia del capitano speriamo possa essere l’immagine con la quale si chiuderà questo combattutissimo campionato. Non ci interessa sapere il risultato della Juve a Verona e neppure se, per caso, hanno negato agli avversari un altro rigore, magari per un fallo di mano di Barzagli sfuggito anche alle pay per view, che paghiamo pure noi per vedere, ma che ci fanno vedere solo quello che vogliono loro. Il campionato entrerà nel vivo il primo marzo, e i conti si faranno alla fine.
(Fonte Foto: Rete Internet)

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