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In un cosmetico un nuovo strumento di difesa per le donne. Ma la vera difesa sta da tutt’altra parte.

La rete sta pubblicizzando da qualche tempo un nuovo tipo di smalto per le unghie: lo smalto antistupro. Si tratta di uno smalto che cambia colore se la donna assume la cosiddetta droga dello stupro: il Ghb. In questo modo la donna si può accorgere di quello che le sta succedendo ed evitare il peggio. Il Ghb è una sostanza balzata tristemente all’onore delle cronache nel corso degli ultimi anni, soprattutto da quando, il 12 febbraio 2012, una ragazza fu trovata agonizzante nella neve nei pressi di una discoteca a L’Aquila. “Era consenziente”, disse il ragazzo. Lei, invece, non ricordava niente. Perchè è questa la funzione della droga. Il GHB (conosciuto anche con il termine “scoop”) è un derivato aminoacidico presente naturalmente nel sistema nervoso centrale ed è utilizzato principalmente come farmaco anestetico, nei problemi di insonnia o come coadiuvante nel trattamento dell’alcolismo.

Ma qui, ovviamente, non si parla di questo tipo di utilizzo. Nei casi che ci interessano la sostanza viene sciolta di nascosto nei drink delle vittime perchè ha effetti euforizzanti e socializzanti. Annulla le reazioni, in questo modo la ragazza diventa una sorta di bambola senza volontà e, ripresa coscienza, non ricorda niente. Lo stupro perfetto. L’ultimo caso di cui si ha notizia è dello scorso 12 agosto a Pontedera. Nonostante gli sforzi la diffusione di questa sostanza e del suo sconcertante uso continua ad aumentare. Di qui la trovata dello “smalto antistupro”, che cambia colore all’assunzione della droga. Certo, potrebbe essere una buona cosa. Ora abbiamo anche questo, non solo bombolette urticanti, cellulari, magliette antistupro, numeri dedicati. E l’azienda (quella che lancia lo smalto) ha come unica mission la prevenzione della violenza sulle donne, intendendo con ciò la produzione di tali armamentari.

Non che strumenti simili non possano essere utili, ma lasciano l’amaro in bocca. Come se lo stupro fosse un fenomeno inevitabile e permanente, “naturale”, come la pioggia e il caldo, e l’unica cosa da fare è inventarsi mezzi di difesa tecnologicamente sempre più al passo con i tempi. Ma non è così, e in questo spazio l’abbiamo ripetuto tante volte. Lo stupro non è nè una fatalità, nè il frutto di un gesto folle e isolato. Lo stupro è un atto di guerra e in quanto tale viene perpetrato da sempre in tutte le guerre che si combattono sulla faccia della terra.

Ed è un atto di guerra anche quando viene perpetrato in una discoteca, per strada o in una palestra. E’ un atto che mira all’annientamento, allo svilimento, all’umiliazione e alla distruzione della dignità di un altro essere umano. E’ necessario rendersene conto quanto prima e predisporre dei seri programmi educativi, perchè questo è l’unico modo di circoscrivere e, speriamo, col tempo, eliminare il problema.

Molto interessante è l’iniziativa che si terrà a Roma , nei giorni 20 e 21: il primo incontro nazionale sull’educazione al genere nelle scuole: “Educare alle differenze”. L’evento è stato creato dalle associazioni Stonewall, progetto Alice e Scosse, sostenuto da oltre 150 tra associazioni e collettivi e patrocinato dall’assessorato Scuola e pari opportunità di Roma. L’obiettivo è la creazione di una rete e di una mappatura dei progetti scolastici in atto dedicati al contrasto degli stereotipi di genere. I progetti in questo campo, lo sappiamo, sono tanti. Tutti dovuti alla dedizione e all’intraprendenza delle insegnanti e degli insegnanti sensibili a questi temi. E ben venga un’iniziativa nazionale che ne tenta una mappatura e cerca di costruire una rete virtuosa. E tuttavia questo può essere solo un inizio. L’educazione al genere non può essere lasciata all’iniziativa dei singoli e dei gruppi.

Per essere efficiente dovrebbe essere capillare e costante e seguire la crescita di ogni individuo dalla scuola primaria alla secondaria superiore.

E infine c’è il problema più grosso. In un recente post Jacopo Fo dice che chi uccide è morto dentro, non è più capace di provare emozioni e quindi neanche “simpatia” (in senso greco) con il prossimo. Lo stupratore, dice alla fine (e non è un caso che all’assassino viene associato lo stupratore), è frigido. Il livello emozionale nel nostro sistema d’istruzione è per lo più ignorato e, invece, è centrale se si vuole affrontare il problema della violenza sulla donna e del rispetto di genere.
(Fonte foto: Rete internet)

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