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domenica, Luglio 3, 2022

Danza per fermare la violenza sulle donne

In tutto il mondo si stanno organizzando manifestazioni contro la violenza di genere per il giorno di san Valentino.

“Una donna su tre sul pianeta sarà violentata o picchiata nel corso della sua vita. Un miliardo di donne violate è un’atrocità. Un miliardo di donne che danzano è una rivoluzione”.

Queste le parole con cui sul sito V-Day si introducono le ragioni dell’iniziativa del 14 febbraio, il “why we rise” (perché ci ribelliamo). Il fine è semplice e chiaro: mettere la parola fine alla violenza sulle donne. In realtà sono anni, per la precisione dal 1998, quando è stato introdotto negli Stati Uniti per poi estendersi in tutto il mondo, che il giorno di San Valentino è diventato il giorno delle iniziative contro la violenza sulle donne. Il tutto ha avuto inizio con la rappresentazione di “Monologhi della vagina” di Eve Ensler, rappresentato per la prima volta a New York nel 1994. Da allora l’opera, tradotta in 48 lingue e rappresentata in 140 paesi, ha avuto un tale successo che gira ancora per il mondo e ha prodotto, cosa abbastanza rara per una performance teatrale, un movimento internazionale.

Il V-Day è un movimento globale di attiviste di base dedicato ad accendere i riflettori sul problema della violenza di genere e a reperire fondi per fermarla. Stupro, botte, incesto, mutilazioni genitali femminili e schiavitù sessuale sono i fenomeni a cui il movimento ha dichiarato guerra. Interessanti i quattro principi di base: 1) l’arte ha il potere di trasformare il pensiero e ispirare le persone all’azione, 2) il cambiamento sociale e culturale durevole è diffuso da persone ordinarie che fanno cose straordinarie, 3) le donne del luogo sanno di cosa hanno bisogno le comunità e possono diventare leader imbattibili, 4) per capire la violenza di genere bisogna guardare all’intersezione di classe, razza e genere.

Uno degli elementi più interessanti di questo movimento è il modo in cui viene realizzata la comunicazione. Gli strumenti, anzitutto. Si tratta di un movimento internazionale di nuova generazione che si diffonde e si organizza utilizzando la rete. E poi quelli che tecnicamente si possono chiamare i “linguaggi”. Le donne di tutto il mondo, le islamiche velate, le indiane, le africane, le occidentali, tutte sono centrali nei messaggi e sono presentate nella loro piena dignità di persone, mai come vittime predestinate, mai come esseri fragili, o portatrici di valori altri da sé.

Come dice Michela Murgia nell’articolo “A me vittima non lo dici”, apparso sul suo sito il 25 gennaio scorso, spesso nelle campagne pubblicitarie e istituzionali benintenzionate l’immagine della donna che viene rimandata è esattamente quella che si vorrebbe combattere: quella di una creatura “fragile, vittima da salvare e da difendere”. Quel che è peggio è che spesso a questa immagine se ne affianca un’altra, ancora più insidiosa: quella della donna come una figura simbolica. “Chi stupra una donna stupra la culla della vita, il mondo, la propria madre, sorella, figlia…”, insomma tutto tranne che la donna stessa, la persona che subisce l’offesa e che si aspetterebbe di essere portatrice dello stesso diritto al rispetto degli uomini, senza essere necessariamente simbolo di qualcosa. Perché è proprio questo sistema simbolico costruito sulla donna che pesa come un macigno e che la imprigiona in ruoli di subalternità.

Per l’evento del prossimo 14 febbraio, chiamato One Billion Rising perché ha come obiettivo un miliardo di donne aderenti (tante sono quelle a rischio di violenza), sono stati prodotti dei video di sensibilizzazione e propaganda. Uno in particolare costituisce un esempio ottimo di una comunicazione di genere che non ripete gli stereotipi che vuole combattere. In questo video donne di tutto il mondo che subiscono violenza, dallo stupro al mobbing, contemporaneamente, come in seguito a un terremoto, si ribellano e danzano. Lo slogan del Vday è infatti “strike, dance, rise (sciopera, danza ribellati)”, efficace e sintetico perché mette insieme la ribellione , la creatività e il corpo, cioè l’oggetto stesso del contendere.

Andando sul sito “One Billion Rising” è possibile trovare l’evento geograficamente più vicino o organizzarne uno in proprio. Per ora sono previsti a Portici e a Napoli, ma ci auguriamo che se ne organizzino altri in tutta la provincia.
(Fonte foto: Rete Internet)

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