La Telecontrolli annuncia la cessazione delle attività dell’impianto ubicato nella frazione di Arpino. Gli operai hanno montato un presidio con tende e bandiere del sindacato davanti al cancello dello stabilimento di via Nazionale delle Puglie.
Svanisce un’altra fabbrica e vanno in fumo altri 90 posti di lavoro. Succede alla “Telecontrolli” di Casoria, impianto simbolo del più che disastrato comparto napoletano dell’elettronica di precisione, un settore tecnologicamente molto avanzato ma che come in un triste paradosso sta facendo registrare crolli verticali a causa della spietata concorrenza mondiale. “ Le nostre condizioni economiche non ci consentono di garantire né l’occupazione né la ripresa delle attività ”, la frase laconica scritta nel comunicato trasmesso ai sindacati, messaggio con cui l’azienda ha annunciato la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività.
La Telecontrolli si trova in via Nazionale delle Puglie, nel rione Arpino di Casoria, tra la frazione di Tavernanova di Casalnuovo e il quartiere napoletano di Poggioreale. Qui ieri i lavoratori hanno montato un presidio, proprio davanti al cancello dello stabilimento. “ Dobbiamo resistere, non è possibile che cento persone vadano in mezzo alla strada così, come se niente fosse ”, l’appello degli operai che hanno montato tende e bandiere sotto un sole spietato quanto la situazione che li sta travolgendo. La sensazione è che la città di Casoria abbia alzato bandiera bianca di fronte all’ennesima offensiva dello smantellamento industriale.
Appena qualche mese fa questo comune ultra cementificato, un gigantesco dormitorio di quasi ottantamila abitanti, ha dovuto incassare un altro colpo e cioè la chiusura, fissata a luglio dell’anno prossimo, del suo impianto più grande e prestigioso, l’Alenia. E ora spunta quest’altra batosta, che ha inferto un colpo mortale alla “Telecontrolli”, fabbrica che produce circuiti elettronici su ceramica, per congegni wireless, radiofrequenze e telecomandi, utilizzati da grandi committenti come Ansaldo, Esaote e Jabill. Poche, appena tre, le imprese che in Italia realizzano le stesse schede ibride sfornate dal sito di Casoria, la cui azienda gravita nell’orbita dei fratelli De Feo, grandi imprenditori napoletani che sono già stati costretti a chiudere il fiore all’occhiello della telefonia partenopea, la Ipm di Arzano prima e di Nola poi, fino alla chiusura annunciata qualche mese fa.
Dal canto suo però la rsu della Telcontrolli denuncia che “ non c’è chiarezza su ciò che realmente vuole fare l’azienda, che da un lato parla di ristrutturazione e dall’altro comunica ufficialmente la procedura di chiusura e di contestuale licenziamento ”. Ieri i delegati del consiglio di fabbrica si sono recati dal sindaco di Casoria, Vincenzo Carfora, che ha dichiarato il suo impegno a organizzare un incontro con i responsabili dell’impresa. Tutto questo capita proprio quando la Commissione europea ha di recente annunciato il riconoscimento ufficiale di questo strategico settore. In Italia il mercato dei semiconduttori ha fatto segnare nel 2008 un volume d’affari aggregato di 1,2 miliardi di euro, per un totale di dodicimila addetti occupati nelle basi produttive e di ricerca nazionali. Ma dal 2009 la crisi economica ha pesantemente influenzato l’andamento del comparto, facendo registrare cali del 40 % rispetto ai periodi precedenti.





