La Campania è, storicamente, la regione italiana dove ci si sposa di più. Ma è anche quella dove, dal fatidico 2008 di inizio crisi, il numero di nozze sta calando più che altrove.
In Italia ci si sposa meno, e ci si sposa sempre più tardi. E i campani non fanno eccezione: a partire dal 2008, anno di deflagrazione della crisi finanziaria globale, nella nostra regione il numero di matrimoni è calato, in media, di circa il 7 per cento ogni anno. Tra le regioni italiane, solo la Sardegna sta perdendo più anelli nuziali. Il dato è contenuto nell’ultima rilevazione Istat sui matrimoni, pubblicata pochi giorni fa sul sito internet dell’istituto.
La Campania, va ricordato, è una delle regioni storicamente ad alto “quoziente di nuzialità”. Che significa? In pratica, qui, ogni anno, è più alta la percentuale di persone che sceglie di pronunciare il fatidico sì. Altrove, hanno più spazio le convivenze, le unioni di fatto, o semplicemente la scelta di essere single. Ancora nel 2011, la nostra regione detiene il primato della nuzialità: per l’esattezza, si celebrano più di quattro matrimoni ogni mille residenti.
Dai primi anni Novanta a oggi, tuttavia, il numero di nozze si è inesorabilmente abbassato anche da noi. Nel ’91 se ne celebravano circa 39mila, mentre nel 2008 erano passati a 22mila. Negli ultimi quattro anni la tendenza al ribasso è stata più brusca: così l’anno scorso il numero di matrimoni celebrati in Campania è stato pari a 18.630. Da un lato, l’Istat tira in ballo la “secolarizzazione” della società: in altre parole, la fedeltà ai precetti religiosi è meno rigida di un tempo. Questo spiega, ad esempio, perché il quoziente di nuzialità si mantiene più elevato nelle regioni del Sud, ancorate a una cultura più tradizionale.
Lo si legge anche dalla quota di matrimoni celebrati in Comune. Al Nord negli ultimi anni si è registrato uno storico sorpasso: i sì pronunciati in municipio hanno superato quelli scanditi davanti all’altare (i matrimoni con rito civile sono il 52 percento del totale nel 2011). Al Sud, dal canto suo, sono appena il 23 percento. E le nozze dove almeno uno degli sposi è al secondo matrimonio sono solo il 6 percento in Campania, laddove nelle regioni del Nord superano ormai stabilmente il 15-20 percento.
Però, il crollo degli ultimi anni suggerisce anche che la crisi economica ha un peso determinante: si ha difficoltà a trovare un lavoro stabile, si fatica a contrarre un mutuo, si resta a casa dei genitori più a lungo, e così la decisione di indossare l’abito bianco viene spesso rimandata.
D’altra parte (dato un tempo considerato paradossale) i matrimoni civili aumentano soprattutto nelle fasce di popolazione con livello d’istruzione di base, che spesso coincidono con quelle a reddito più basso. Segno che le nozze in Comune sono viste (anche) come un modo per risparmiare sui costi. Questo spiega anche perché sono soprattutto i primi matrimoni a diminuire: a sposarsi di meno sono soprattutto le coppie giovani, quelle che hanno più difficoltà a raggiungere una stabilità economica. I matrimoni con almeno uno sposo divorziato sono, al contrario, solo in leggera flessione.
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