E’ stata l’unica fabbrica italiana del gruppo a rispettare i classici tempi della pausa agostana. Altrove regna il fermo produttivo. Ma ci sono nodi irrisolti: troppi cassintegrati e una conflittualità con la Fiom che resta elevata.
Martedì nella Fiat di Pomigliano sono rientrati al lavoro circa 3100 degli oltre 4500 addetti. Intanto le paure aleggiano anche attorno alla fabbrica simbolo dell’economia campana. Questo perché le produzioni Panda finora non sono riuscite a garantire il rientro stabile dei quasi 1400 cassintegrati, rimasti alla porta nonostante l’avvio della realizzazione dell’utilitaria risalga a due anni fa.
La tenuta sociale di questa vertenza è stata finora garantita dalla giunta regionale della Campania, che è riuscita ad assicurare un programma di ammortizzatori sociali su vasta scala. I cassintegrati della Fiat di Pomigliano potranno infatti8 usufruire della cig almeno fino al prossimo marzo. E a luglio è stata prorogata la cassa, di un anno, fino al giugno del 2014, anche per l’indotto. Del provvedimento fanno parte i 720 cassintegrati della Ergom di Poggioreale, l’indotto dei componenti, rimasto inattivo da quando in Campania sono scomparse le produzioni Alfa Romeo, e i 316 cassintegrati del reparto logistico Wcl di Nola, un nuovo impianto, risalente appena al 2008, mai entrato effettivamente in funzione.
“Questa tremenda crisi economica – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – rischia di avvitarsi su se stessa. A questo punto – osserva il dirigente sindacale – l’unico modo per dare nuovo impulso ai consumi può essere affidato solo a una salvifica pianificazione del governo, che però in questa fase annaspa in una turbolenza estremamente preoccupante”. A Pomigliano da più parti si preme sull’azienda per indurla ad avviare un programma di rotazione e contratti di solidarietà in grado di far tornare al lavoro i cassintegrati. Ma il conflitto con la Fiom contribuisce a frenare la svolta occupazionale.

