Mentre si ventilano ipotesi di cessione del grande impianto di via Argine produttore di treni l’indotto campano del colosso di Finmeccanica è già sparito. Alla Simmi di Acerra 240 operai in cassa integrazione fino a novembre.
Il comparto regionale del settore dei trasporti ferroviari sta vivendo ore di angoscia. E’di appena ieri la notizia, scaturita dagli ambienti di Finmeccanica e pubblicata dal Sole 24ore, secondo cui sarebbe allo studio un’ipotesi di vendita dell’Ansaldo. A Napoli, in via Argine, c’è una delle più importanti sedi del colosso nazionale. La fabbrica si trova in via Argine, ha 1100 addetti e produce treni. In questa fase i venti di crisi sono costituiti dal quello che fino a poco tempo fa è stato il suo indotto meridionale più importante, la Simmi di Acerra, azienda fino a tre anni fa produttrice di cablaggi, componenti elettrici e vagoni per il gigante di Finmeccanica. Azienda che è fallita, il mese scorso.
La cassa integrazione per i 240 dipendenti scadrà a novembre. “ Non è possibile che l’Ansaldo venga ceduta alle grandi società asiatiche del settore – il timore di Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim Cisl – ci sarebbero forti rischi di ridimensionamento visto che i colossi nipponici e coreani non sono interessati allo sviluppo del comparto nostrano, il cui futuro può essere affidato solo alle nostre capacità produttive, tecnologiche e gestionali ”. Negli ultimi mesi l’Ansaldo di Napoli è finita al centro delle polemiche a causa della perdita di una grossa commessa destinata al nord Europa. Intanto alcuni operai della Simmi, impiegati nel sito di via Argine, a luglio hanno messo in scena una clamorosa protesta montando alcune tende davanti all’ingresso della fabbrica. Nei prossimi giorni i lavoratori dell’indotto Ansaldo si riuniranno per decidere eventuali iniziative di lotta.
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