Dopo la decisione del sindaco di Tufino di chiudere lo stir, istituzioni al lavoro per impedire il dilagare dell’immondizia nell’area metropolitana, la più densamente popolata d’Italia.
La chiusura a tempo indeterminato dell’impianto di tritovagliatura di Tufino, a pochi chilometri da Nola, sta facendo fibrillare intere popolazioni e il mondo politico e istituzionale campano. Intanto, ieri pomeriggio, riunione d’urgenza del consiglio provinciale, che ha approvato un ordine del giorno con cui si sollecita il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, a far riaprire subito la struttura in cui quotidianamente vengono triturati i rifiuti provenienti da 62 comuni della provincia e da una parte della città di Napoli.
Sempre ieri Pd e Sel hanno emanato un comunicato attraverso cui i due partiti prevedono “lo scoppio immediato di un’emergenza igienico sanitaria” giudicando al momento la situazione “gravissima”. L’ordine del giorno promosso dal consigliere provinciale del Pd Mimmo Giorgiano e dal collega di Sel Giorgio Carcatella, richiesto dall’assessore all’ambiente del comune di San Giorgio a Cremano, Giampaolo Scognamiglio, punta sui poteri affidati al prefetto in grado di sbloccare questa pericolosa paralisi.
"Il presidente della giunta provinciale, Pentangelo, l’assessore Caliendo e l’intero consiglio provinciale hanno fatto proprio l’ ordine del giorno – spiegano Giorgiano e Carcatella – e stanno intervenendo presso la prefettura affinché con un’ ordinanza ad hoc l’ impianto sia subito riaperto o quantomeno siano trovate immediate soluzioni alternative. Ciò al fine di evitare una nuova e devastante emergenza in cui finirebbero subito i comuni che sversano ogni giorno in questo stir: la situazione è gravissima e potrebbe precipitare rapidamente se non ci saranno gli interventi dovuti".
E’ stato il sindaco di Tufino, Antonio Mascolo, a far chiudere “sine die” la struttura che trita migliaia di tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati, portati dagli autocompattatori dell’Asia e delle varie ditte della nettezza urbana che operano in provincia. Ma le popolazioni che vivono intorno allo stir, di origini contadine, residenti in un’area verde molto vasta, alle pendici di Montevergine, non sopportano da sempre la presenza del gigante che inghiottisce le immondizie prodotte da quasi due milioni di abitanti. E quando il loro sindaco ha notato, attraverso un controllo dei vigili urbani e dell’Arpac, che una parte di questi rifiuti non sarebbe a norma, vale a dire che non potrebbero essere classificati come rifiuti solidi urbani, e che i biofiltri dell’impianto non funzionerebbero a dovere, sono scattati i sigilli.
Cosa che ha fatto infuriare Enrico Angelone, amministratore unico della Sapna, la società della provincia che gestisce stir e discariche pubbliche. Angelone smentisce l’attendibilità dei rilievi della polizia municipale di Tufino. Vuole denunciare il sindaco Mascolo.

