fbpx
sabato, Novembre 27, 2021

A rischio i diritti di donne e minori nelle nuove proposte per l’affido condiviso

Nei nuovi disegni di legge sull’affidamento dei figli nuovi rischi per i minori e per le donne.

E’ possibile che l’impressionante numero di donne vittime di femminicidio (65 dall’inizio dell’anno) non sia ancora sufficiente a mostrare la gravità della situazione? Le donne muoiono, per lo più uccise dai propri compagni nel momento delicato e difficile della separazione, ma invece di porre come priorità la difesa delle donne e dei minori vittime di violenza familiare, invece di offrire maggiori garanzie e protezioni, si discute di una modifica alla legge che regola l’affido dei figli delle coppie separate che rischia di esporre minori e donne maggiormente a violenze e stalking.

Attualmente con la legge 54 del 2006, che ha stabilito il principio di bigenitorialità, l’affidamento esclusivo dei figli ad uno dei due genitori non è più la decisione necessariamente conseguente ad una separazione. Esistono infatti l’affido congiunto, in cui la potestà genitoriale viene esercitata congiuntamente ed implica una completa cooperazione tra i due genitori, e l’affidamento condiviso che, in caso di conflitto, suddivide in modo equilibrato le responsabilità specifiche e la permanenza presso ciascun genitore, mantenendo inalterata la genitorialità di entrambi e tutelando quindi la relazione genitoriale con i figli. Vero è che nei fatti l’affido esclusivo resta comunque quello più diffuso, nell’80% circa dei casi in quanto, pur non esistendo più una “casa familiare” esiste una “dimora prevalente” del minore, di fatto la casa dove abita per la maggior parte del tempo col genitore affidatario.

Ora, per garantire al minore il diritto alla bi genitorialità, cioè a un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, questi devono essere in grado di stabilire un progetto comune di cura e di educazione dei figli in modo da attuarlo in sinergia. Cosa non facilissima quando si è in fase di separazione e, si presume, la conflittualità è alta. Tuttavia il problema grave, cui si accennava prima, non è questo. Il problema è che questo genere di affido, già così come è previsto dalla attuale legge, può costituire uno strumento nelle mani dei padri violenti per controllare figli ed ex mogli.

Con il nuovo disegno di legge, ddl 957, presentato da un vasto schieramento parlamentare, i rischi possono aumentare e di molto. Il punto di maggiore criticità è che in questo ddl si cita “la sindrome di alienazione genitoriale”, nota con la sigla PAS. Si tratta di una teoria, pubblicata su alcune riviste senza alcuna garanzia di scientificità, perché non sottoposta a verifica sperimentale né ad alcun tipo di valutazione, che pericolosamente, arbitrariamente e sostanzialmente pregiudizialmente vede nel rifiuto di un genitore da parte del bambino il risultato di un’azione manipolativa dell’altro genitore, e pone come “cura” per questa sindrome la frequentazione da parte del bambino del genitore rifiutato. Purtroppo la manipolazione dei figli, soprattutto minori, in caso di separazione non è infrequente.

Ma si pensi per un attimo a quale sarebbe la reazione di un bambino nei confronti di un genitore violento o molesto: sicuramente il rifiuto. Ora questo rifiuto rischierebbe di essere letto come frutto di una manipolazione, non permettendo di riconoscere una situazione di abuso e rovesciando l’accusa in sintomo. Il desiderio del bambino di allontanarsi dal genitore abusante verrebbe letta come patologica. Né si trova nella legge come è ora una norma esplicita che escluda l’affido condiviso nei casi di maltrattamenti, violenze sessuali e fisiche.

Come dice l’avv. Barbara Spinelli dei Giuristi democratici: “Qualsiasi tentativo da parte della donna di far emergere il vissuto di violenza che ha caratterizzato la vita coniugale viene interpretata dalle difese dei padri separati (nell’ambito dei procedimenti di affido) come una finzione inscenata dalla donna al fine a eludere la legge sull’affido condiviso, motivata dalla sindrome di alienazione parentale”. Il giudice sarebbe costretto ad escludere la donna dall’affido, sulla base della diagnosi di una malattia che non esiste, in quanto non è inserita nel DSM.

Di questi temi, importantissimi per la vita di tutti noi, si parlerà stasera alle 17 nella sala multimediale di Via Verdi a Napoli, ad un incontro dibattito aperto a tutti. Parteciperanno l’avv. Elena Coccia, vicepresidente del Consiglio Comunale e l’avv. Simona Molisso, presidente della Consulta delle elette del Comune di Napoli.
(Fonte foto: Rete Internet) 

Ultime notizie
Notizie correate