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Wellness and Healt: Sale o non sale? Dagli inestetismi della cellulite alle patologie cardiovascolari

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La dieta senza sale notoriamente è prescritta in casi di insufficienza cardiaca e di ipertensione arteriosa, che è generalmente, un fattore d’aggravamento di una malattia cardiologica. Questa può provocare incidenti cardiovascolari come: infarto del miocardio o  emorragie cerebrali ed è caratterizzata da una pressione troppo forte esercitata dal sangue sulla parete delle arterie. Inoltre, la ritenzione idrica che provoca inestetismi su glutei, gambe e pancia spesso è causata da scarsa idratazionema anche da eccesso di sale.

Ma cosa fa il sale?

Fa aumentare il volume di sangue circolante con il conseguente effetto di accrescere la pressione (ipertensione arteriosa).

A livello del microcircolo, trattiene acqua, donando uno scarso trofismo del microcircolo ed un conseguente accumulo di acqua intracellulare, che si traduce in conseguente infiammazione dell’adipe, chiamato cellulite.

La dieta senza sale si applica in tre forme: il regime iposodico (povero di sale) che tende a ridurre l’apporto “esterno”; quello asodico (senza sale) che sopprime tutti gli alimenti contenenti sale e quello “naturale” e prescrive alimenti speciali (latte asodico). Tutte dietoterapie che vanno prescritte dal medico specialista, soprattutto in caso di patologie in corso di trattamento farmacologico.

  1. Il regime iposodico leggero (apporto giornaliero di sale tra 5 e 6 grammi) consiste nell’evitare il sale da tavola e da cucina, i condimenti e i cibi ricchi di sale (insaccati, conserve, formaggi). Il pane e il latte sono ammessi, ma in quantità limitata. Si ricorre molto spesso a questa dieta perché è utile ai malati che soffrono di disturbi cardiovascolari leggeri e, a volte, alla donne incinte a fine gravidanza.
  2. Il regime iposodico moderato (apporto giornaliero di sale tra 1 e 2 grammi) in cui bisogna evitare il sale, i condimenti, gli alimenti ricchi di sale, e, in più, sostituire alcuni alimenti di uso corrente con prodotti dietetici della stessa natura, ma il cui contenuto in sodio è considerevolmente più basso (latte e burro dietetici, pane e biscotti senza sale).
  3. Il regime iposodico stretto (apporto giornaliero di sale tra 0,5-1 grammo) in cui bisogna seguire una dieta a base di frutta, zucchero e riso. È poco usata ed è applicabile a malati ricoverati in ospedale, perché necessita di sorveglianza continua.

Anche alcune terapie a lungo termine causano una ritenzione d’acqua con comparsa di edemi. Ricordiamo che in questo modo agiscono, per esempio, alcuni antinfiammatori derivati dal cortisone.

CONSIGLI:

  1. occhio alle etichette

Le informazioni nutrizionali riportate sull’etichetta consentono di  individuare il sodio “nascosto” presente negli alimenti confezionati, nei condimenti e nei piatti precotti. Fate attenzione, ad esempio, alle sigle E250-E251 nitrato e nitrito di sodio, presenti nei prodotti conservati, oppure alle SIGLE DA E620 A E625, alla presenza di acido glutammico e glutammato monopodico.

  1. nel mirino dell’OMS anche alcuni prodotti

Gli alimenti trasformati hanno maggiori probabilità di contenere elevate concentrazioni di sodio, anche quando riportano la dicitura “light”. Il sale è presente nei prodotti conservati (salumi e formaggi), trasformati (scatolame, patatine, snack), nei sughi pronti, nei surgelati, in cracker, pane e biscotti. Non a caso l’OMS, che raccomanda un consumo giornaliero di sodio inferiore ai 5 mg. per un adulto, sta valutando la possibilità di creare etichette speciali per alcuni dei prodotti a maggior apporto di sodio – come il Prosciutto di Parma e Parmigiano reggiano, ma anche la pizza, il vino e l’olio extravergine, per frenarne il consumo.

  1. anche i dolci contengono sodio

Nemmeno i dolci si salvano dall’eccesso di sodio. Qualche esempio? In media dentro a 20 grammi di biscotti ci sono 0,1 gr. di sale e in una brioche da 40 gr. sono presenti 0,4 gr. di sale. E ancora: in quattro cucchiai di cereali per la prima colazione ci sono 0,3 gr. di sale, mentre una merendina da 35 gr ne contiene 0,3 gr.

 

  1. bevande industriali e succhi si, ma con parsimonia

La maggior parte di queste contiene da 0,02 a 0,1 mg. di sodio, così come le bevande gassate industriali – basti pensare che una lattina di coca cola da 330 ml contiene 50 mg di sodio. Ma non solo: molti succhi di frutta confezionati contengono addirittura 1mg. di sodio per 100 ml.

 

  1. attenzione agli integratori di sali minerali

Alcuni dei più comuni integratori di sali minerali contengono, oltre a zucchero, coloranti, conservanti, quantitativi di sodio più o meno elevati. È necessario, quindi, assumerli solo se necessario e sotto il controllo medico.

 

  1. crudo, vivo e colorato, almeno 5 porzioni di frutta e verdura

Con il loro contenuto di vitamine e sali minerali, frutta e verdura di stagione sono la miglior fonte di acqua (dall’80% al 95%), di sostanze antiossidanti protettive e di enzimi per le nostre funzioni metaboliche. La verdura “viva” e cruda è ideale per aprire il pasto per il suo apporto di enzimi digestivi. La frutta consumata a metà mattina e pomeriggio negli spuntini è un ottimo “spezzafame”, nutriente e salutare, oltre che fresco e dissetante.

 IL CONSIGLIO IN PIÙ….

  • Per capire se un prodotto è ricco di sale, controllate la tabella nutrizionale degli alimenti e considerate che il valore di riferimento dovrebbe essere inferiore a 1-1,2 g ogni 100 grammi
  • Per insaporire le vostre pietanze privilegiate le spezie ed il limone

Solo cosi potremmo dire finalmente ADDIO ALLA CELLULITE e PREVENIRE L’IPERTENSIONE!