Gli azzurri pareggiano col Sassuolo e non restano che due risposte: un “sì” e un “no”
“Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”. Parola di Matteo, l’evangelista. Nemmeno lui, evidentemente, avrebbe mai immaginato che persino il “sì, sì”, “no, no” poteva diventare pericoloso, persino “sì” e “no” potevano essere paroline da maneggiare con cura. Accade quando si cerca di scrivere di calcio a pochi giorni dal referendum costituzionale: anche l’utilizzo dei “si” e dei “no” deve essere dosato, bilanciato con sapienza (che poi ad avercela, la sapienza). E tuttavia è necessario, dopo il pareggio del Napoli col Sassuolo (1 a 1, gol di Insigne e Defrel) e, soprattutto, dopo la sconfitta per 3 a 1 della Juventus contro il Genoa ribadire alcuni concetti nella maniera più elementare possibile. Cioè col “sì” e col “no”.
Già perché, come spesso accade dalle parti del tifo azzurro, l’entusiasmo sale alle stelle quando perdono i bianconeri (la domenica) allo stesso modo con cui scende nelle viscere della terra quando si pareggia (il lunedì). E allora, per fare chiarezza, è bene procedere per domande e risposte. Adr, a domanda risponde, si scrive nei verbali di interrogatorio.
Prima domanda: può il Napoli vincere lo scudetto? No
Troppe squadre tra la capolista e gli azzurri, troppi ancora i punti di distanza, troppo forte la Juventus per pensare ad una caduta libera, troppo incerto il cammino della squadra quando ormai manca poco alla fine del campionato d’inverno.
Seconda domanda: può il Napoli arrivare in Champion’s League? Si
A patto, però, che a gennaio arrivi un attaccante vero, perché senza punte, durante le partite, la sofferenza è così palese che si finisce per rabbrividire pure se non fa freddo. Per dire: abbiamo pareggiato con un Sassuolo decimatissimo e che, a dirla tutta, giocava pure con dieci uomini, visto che Cannavaro ha dato una grossa mano ad Insigne nell’azione del gol.
Fermiamoci qui. Un “sì” ed un “no” per par condicio. Anche perché c’è un altro problema: aver citato il Vangelo non consente di inserire imprecazioni nell’articolo. Che, mai come stavolta, ci vorrebbero.



