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Parla il maresciallo Mario Inverso, comandante di stazione che si occupò del delitto Maranzano

«Il maresciallo? Certo che è qui, glielo passo subito». Si apre così il cassetto dei ricordi di Mario Inverso, il maresciallo dei carabinieri che guidava la stazione di Terzigno quando, nel maggio del 1989, fu ritrovato nei pressi della discarica Sari il corpo senza vita di Roberto Maranzano. Fu quel delitto a fare incrociare la cittadina vesuviana con San Patrignano, la comunità per il recupero dei tossicodipendenti fondata da Vincenzo Muccioli. Oggi che, grazie a “SanPa”, la docuserie di Netflix, di San Patrignano si torna a parlare, quella storia risale a galla, viene ricordata come un evento decisivo nella definizione della reputazione di Muccioli, oltre che come un fatto di cronaca che suscitò scalpore e attenzione.

E Terzigno sta dentro questa storia non solo perché fu il luogo dove, più o meno causalmente, fu abbandonato il cadavere di Maranzano ma anche perché le indagini furono portate avanti dai carabinieri della stazione. Furono loro a risolvere il caso. «Era una bella squadra e la guidava Inverso», dice Angelo Bianco, oggi affermato penalista e a quel tempo giornalista de Il Mattino. E Inverso, ormai in pensione, accetta volentieri di fare quattro chiacchiere a telefono dalla sua casa di Agropoli

LA COPERTA – «Il particolare della coperta fu importante, anni dopo arrivarono testimonianze che confermarono la nostra tesi», dice il carabiniere. Sì perché il povero Maranzano, palermitano che era andato in comunità per liberarsi della schiavitù della droga, fu trovato in una traversa non lontano dalla discarica Sari, semiavvolto in una coperta. Era riverso su uno spuntone di roccia. Con ogni probabilità fu abbandonato lì perché quelli che avevano il compito di trasportarlo fino all’ombra del Vesuvio non trovarono la strada che portava alla discarica. Un contadino si accorse del corpo e chiamò i carabinieri: «E così andai a San Patrignano e verificai che la coperta nella quale era avvolto Maranzano era uguale ad altre presenti in comunità. Fu una svolta, poi confermata dalle successive dichiarazioni», dice il comandante in pensione. Inverso non ha mai conosciuto i familiari della vittima: soltanto anni dopo Giuseppe, il figlio di Roberto, è uscito allo scoperto per raccontare la storia del padre e assumere una posizione critica verso Muccioli (che per quel delitto fu condannato per favoreggiamento): «Forse era troppo piccolo, di certo non ricordo interlocuzioni con la famiglia. Maranzano era un agente di commercio finito nel tunnel della droga: provò a uscirne, ma gli andò malissimo», ragiona il maresciallo. Quanto alla scelta di abbandonare il corpo proprio a Terzigno, Inverso spiega: «Maranzano fu ucciso a San Patrignano. Le due persone che ricevettero il compito di liberarsi del cadavere venivano dalla provincia di Napoli e pensarono che buttarlo in discarica sarebbe stata la soluzione per non farlo trovare più. Era un periodo difficile: anche negli anni passati non erano mancati fatti di camorra e morti seppelliti tra i rifiuti». Sembra una vita fa, quando Terzigno incrociò San Patrignano