L’enigma di Creta e l’Arte Sacra: lo spirito del Mare

Benvenuti al dodicesimo appuntamento di “Riavvolgi al futuro”. Qualche settimana fa ci siamo immersi nella scoperta delle prime delle prime civiltà, oggi esploreremo la meravigliosa Creta.        La civiltà cretese, o minoica, fiorisce nell’isola di Creta come potenza commerciale egemone nel mare Egeo, basando la propria società sulle città-palazzo. Durante il periodo proto-palaziale (2000-1700 a.C.), emergono i primi grandi complessi a Cnosso, Festo e Mallia, accompagnati da una produzione ceramica di altissimo livello nota come stile di Kamares. Questa tecnica si distingue per pareti sottilissime e decorazioni policrome in bianco, rosso e giallo su fondo nero, che creano motivi geometrici e naturalistici di grande fantasia. Dopo una fase di distruzione, la civiltà rinasce nel periodo neo-palaziale (1700-1400 a.C.), l’epoca di massimo splendore in cui viene ricostruito il monumentale Palazzo di Cnosso. La struttura è caratterizzata da un’intricata pianta priva di mura difensive, organizzata attorno a un grande cortile centrale rettangolare che fungeva da fulcro per le attività politiche, religiose e amministrative. In questo contesto spiccano le originali colonne minoiche, rastremate verso il basso, e la vivace pittura parietale che celebra riti come il gioco del toro, in cui i giovani atleti si esibivano in acrobazie sopra l’animale sacro. L’espressione artistica minoica si manifesta anche attraverso la scultura votiva e la decorazione vascolare, riflettendo un profondo legame con la natura e la spiritualità. Celebri sono le statuette della Dea dei serpenti in ceramica invetriata, che con il petto scoperto e i rettili tra le mani simboleggiano la fertilità e il legame con la terra. Parallelamente, lo stile marino nella pittura dei vasi porta alla ribalta creature dell’oceano come polpi e alghe, disposti con una libertà compositiva che asseconda la forma del recipiente. Verso il declino della civiltà, nel periodo post-palaziale, permangono oggetti rituali di pregio come i rhyton a forma di testa di toro, realizzati con materiali preziosi come la steatite e il cristallo di rocca, testimoni di un’arte che pur diventando più ripetitiva mantiene un’altissima maestria tecnica.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Dalla Magia del Segno alla Vitalità di Creta

Il confronto tra l’arte preistorica e la civiltà minoica rivela un affascinante evoluzione dello spirito umano, che passa dalla paura reverenziale della natura alla sua celebrazione estetica. Mentre l’arte del Paleolitico, esemplificata dalla Venere di Willendorf (Bassa Austria, ca. 24.000-22.000 a.C.), utilizzava forme esasperate per propiziare la fertilità in un mondo ostile, l’arte cretese fiorisce in un clima di libertà e dinamismo. Nel periodo Proto-palaziale (Creta, 2000-1700 a.C.), lo Stile di Kamares introduce una policromia vibrante che avvolge le ceramiche con motivi spiraliformi, superando definitivamente la semplicità delle prime terrecotte neolitiche. Questa vitalità esplode nel periodo Neo-palaziale con il Palazzo di Cnosso (Creta, ca. 1700-1400 a.C.), un’architettura senza mura difensive che accoglie la luce e il movimento nei suoi grandi cortili centrali. Gli affreschi come il Gioco del toro (Palazzo di Cnosso, ca. 1500 a.C.) e la raffinata ceramica dello Stile Marino (Creta, ca. 1500-1450 a.C.) dimostrano come l’uomo sia riuscito a trasformare l’osservazione del mondo naturale in un linguaggio artistico fluido. In queste opere, creature come polpi e alghe sembrano muoversi in sintonia con le forme del vaso, segnando il passaggio definitivo dal rito magico-propiziatorio delle grotte alla pura espressione della bellezza e dell’armonia mediterranea. Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Nel 1913 Terzigno conquista l’autonomia da Ottaviano

La visita a quel “santuario” della storia vesuviana che è il Museo Archeologico di Terzigno ha “riacceso” in me il ricordo delle complicate vicende che consentirono “al Terzigno” di conquistare l’autonomia da Ottajano, grazie all’opera di personaggi di notevole spessore come il notaio Gregorio Gionti e il dottor Prisco Contaldi. La conquista dell’autonomia fu favorita dai gravi problemi causati dall’eruzione vesuviana del 1906. Correda l’articolo l’immagine dell’affresco del Larario.       Nel secondo Ottocento la scena politica ottajanese venne dominata da don Giuseppe Bifulco, di Terzigno, sacerdote e sindaco, uno dei sindaci più importanti della storia di Ottaviano. I Bifulco di Terzigno producevano e commerciavano vino, possedevano masserie, palazzi e una splendida villa, erano imparentati con le famiglie ottajanesi che contavano.  Quando vide che nulla avrebbe potuto impedire l’autonomia di San Giuseppe, il Bifulco cercò di far capire ai “galantuomini” “del Terzigno” e di Ottajano che la via dell’integrazione sarebbe stata vantaggiosa per gli uni e per gli altri: lo dimostravano anche i buoni risultati della comune partecipazione in alcune società finanziarie e la collaborazione nel progetto di fondazione di un istituto bancario.   Nel marzo del 1887 venne aperta a Ottajano una sezione della “Società di incoraggiamento di arti, industria e mestieri “. Nel discorso ufficiale il sindaco sacerdote, che aveva fortemente voluto quella sezione, ricordò a tutti che da sempre la ricchezza delle comunità dipende dalla concordia sociale: il progresso materiale e morale non mette radici là dove regnano il disordine, l’invidia e le contrapposizioni rissose.  Condivisero questi principi Oreste Bordiga e i proff. Colucci e Memola, che erano presenti come amici del sindaco e come rappresentanti del Comizio Agrario del Circondario di Napoli; si dichiarò d’accordo Giuseppe V Medici, Presidente della sezione; non prese la parola il notaio Gregorio Gionti, uno dei sostenitori più “riscaldati “dell’autonomia di Terzigno e, per tradizione di famiglia, nemico dichiarato del Bifulco. Volle il caso che il Gionti fosse sindaco ff. di Ottajano nei giorni dell’eruzione del 1906: in quella tragedia egli non diede buona prova di sé, non si comportò come era necessario che si comportasse un primo cittadino.   Era presente a quella cerimonia, a rappresentare Terzigno, anche il dottor Prisco Contaldi che voleva l’autonomia, ma non subito. Il 9 marzo 1892 il Consiglio Provinciale di Napoli votò a favore dell’autonomia di San Giuseppe e rinviò ogni deliberazione su quella di Terzigno.  Racconteremo, deis iuvantibus, le complicate vicende dell’eredità di Giuseppe IV Medici e le battaglie che per anni le sue sorelle e i suoi figli combatterono per mettere le mani sulle masserie di Terzigno, e come il peso politico dei mariti delle figlie indusse i consiglieri provinciali a decretare quel rinvio, e a suggerire, contemporaneamente, che alla frazione venisse concessa un’autonomia di fatto.  Nel 1893 San Giuseppe divenne Comune autonomo e subito dichiarò guerra a Ottajano per la divisione del territorio e dei beni. Le vicende di questa lunga guerra sono state minuziosamente descritte da Luigi Iroso. I danni dell’eruzione del 1906 furono spaventosi. La ripresa fu lenta; micidiale risultò il ritardo nella sistemazione del territorio e nella pulizia degli alvei di Terzigno, intasati dalla cenere.   E così il nubifragio e l’alluvione del 24 ottobre 1910 provocarono nella frazione un disastro che parve annunciato. Il Vesuvio e le piogge – scrisse l’ing. Paolo Mastellone – hanno “potentemente e bruscamente cangiato il regime delle acque” nel territorio di Terzigno. Erano necessari “muri controripa, banchine e gavete in via Vecchia Passanti, in via Avini, in via Borde e Calamone, al Mauro, nel rione Lava Vulcanica e lungo la strada promiscua per Poggiomarino “. Risultavano indispensabili la pavimentazione della strada che attraversava Rione Caprai, “sensibili movimenti di terra per deviare nell’alveo di via Camaldoli una mole non lieve di acqua che attualmente allaga l’abitato di Terzigno”, “l’apertura di un grande canale nel fondo Menichini per bonificare il Borgo Nuovo, e di altri due canali per proteggere “dal pericolo costante delle alluvioni “il rione Principessa Margherita e il rione “Parisi o Notillo”. L’ing.  Mastellone calcolò che gli interventi “urgenti” non sarebbero costati meno di 300.000 lire. Una cifra enorme.   Nella seduta del Consiglio Comunale del 17 dicembre 1911 il sindaco Luigi Menichini, dopo aver rivolto “un mesto pensiero di saluto e di addio” a Giovanni Sabbatini, “della forte Terzigno “, “primo soldato ottajanese “caduto in terra di Libia, descrisse lo stato delle finanze comunali: la descrizione cancellò ogni dubbio: non c’erano i soldi per i lavori che l’ing. Mastellone giudicava necessari e non rinviabili. Dodici mesi dopo, il 19 dicembre 1912, il Consiglio Comunale di Ottajano espresse voto favorevole all’autonomia della frazione e ricordò, nella motivazione del voto, che il territorio di San Giuseppe “si interpone ampiamente e totalmente “a separare Terzigno dal capoluogo: il che provocava problemi che nessun amministratore avrebbe potuto risolvere.  Negli ultimi giorni di aprile del 1913 l’on. Beneventano, illustrando ali colleghi deputati “la proposta per l’autonomia di Terzigno “dichiarò che la topografia e la netta separazione dei territori esigevano che la Camera approvasse la proposta. E la Camera approvò.   Il Consiglio Provinciale di Napoli, che nel 1907 ancora una volta aveva rinviato il dibattito sull’ autonomia della frazione, appellandosi al “perdurare dell’emergenza vesuviana “il 20 maggio 1913 si riunì in seduta straordinaria e all’unanimità “fece voti “perché anche il Senato approvasse “prontamente” la proposta di legge che rendeva Terzigno Comune autonomo. Undici giorni dopo, i sena- tori esaudirono i voti.  

Incidente sospetto a Marigliano: fuggono senza targhe, auto con telaio alterato sequestrata

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Ancora un’operazione di controllo del territorio da parte della polizia locale di Marigliano, impegnata in un’attività sempre più capillare per garantire sicurezza e legalità. L’intervento è scattato due giorni fa, nel primo pomeriggio, a seguito di un incidente stradale avvenuto in via Vittorio Emanuele, dove si sono registrati anche alcuni feriti.

All’arrivo sul posto, gli agenti hanno subito notato una circostanza anomala: gli occupanti di uno dei veicoli coinvolti si erano già dileguati a piedi dopo aver rimosso le targhe dell’auto, nel tentativo evidente di non essere identificati. Un comportamento che ha immediatamente fatto scattare ulteriori accertamenti.

Il personale della polizia locale, guidato dal maggiore Emiliano Nacar, ha quindi proceduto alla perquisizione del mezzo abbandonato. All’interno dell’auto sono stati rinvenuti alcuni oggetti ritenuti sospetti: una chiave a brugola, posta sotto sequestro, e tre giacconi che, secondo i primi riscontri, potrebbero essere stati utilizzati per compiere azioni illecite, proprio alla luce della fuga repentina degli occupanti.

Ulteriori verifiche tecniche sul veicolo hanno fatto emergere un elemento ancora più grave: il telaio risultava abraso e alterato, circostanza che ha portato al sequestro immediato dell’auto per accertamenti più approfonditi.

Parallelamente, sono state attivate le ricerche dei soggetti fuggiti, sfruttando il sistema di videosorveglianza presente sul territorio comunale. Le immagini raccolte potrebbero rivelarsi decisive per risalire all’identità dei responsabili e chiarire la dinamica completa dell’episodio.

Tutto il materiale sequestrato sarà ora sottoposto agli esami della polizia scientifica, con particolare attenzione al rilievo delle impronte, nella speranza di ottenere elementi utili alle indagini. L’episodio conferma l’importanza dei controlli sul territorio e l’attenzione costante delle forze locali nel contrasto alle attività illegali.

Pitbull senza guinzaglio aggredisce uomo e cane: paura in centro a Pomigliano

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Momenti di paura a Pomigliano d’Arco, dove un uomo di 50 anni è stato aggredito in strada da un pitbull sfuggito al controllo della proprietaria. L’episodio si è verificato in via Roma e ha avuto conseguenze sia per l’uomo sia per il suo cane di piccola taglia, rimasto gravemente ferito.

Secondo quanto ricostruito e riportato da Il Mattino, il 50enne stava passeggiando con il proprio animale quando è stato improvvisamente assalito dal pitbull, che si trovava accanto a un’anziana e risultava privo di guinzaglio e museruola. In pochi istanti la situazione è degenerata: il cane ha aggredito il cagnolino, provocandogli profonde lesioni all’addome, mentre l’uomo è stato scaraventato a terra durante il tentativo di difenderlo.

Determinante si è rivelato l’intervento di alcune persone presenti nella zona, che sono riuscite a liberare il 50enne dalla presa dell’animale, evitando conseguenze ancora più gravi. Subito dopo l’aggressione, l’uomo ha accompagnato il proprio cane in una clinica veterinaria per le cure urgenti, mentre lui stesso si è recato all’Ospedale del Mare per gli accertamenti del caso.

I sanitari hanno riscontrato escoriazioni e contusioni, giudicate guaribili in circa sette giorni. Le condizioni del cagnolino, invece, sono apparse inizialmente critiche, a causa delle ferite riportate durante l’attacco.

L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza legata alla gestione di cani di grossa taglia, soprattutto quando lasciati liberi senza le necessarie precauzioni. Sempre secondo quanto riferito dal quotidiano napoletano, non si tratterebbe di un caso isolato: nelle ultime settimane, infatti, si sarebbero registrati altri episodi simili nell’area vesuviana, con aggressioni che hanno coinvolto anche minori.

Sulla vicenda sono stati informati i carabinieri, ai quali è stata formalizzata denuncia per accertare eventuali responsabilità.

Somma Vesuviana, Sabato dei Fuochi senza fuochi: cosa è successo davvero

Quest’anno, a Somma Vesuviana, il tradizionale Sabato dei Fuochi si svolgerà senza uno dei suoi elementi più spettacolari: i fuochi pirotecnici. Una decisione che ha suscitato domande e anche qualche polemica, ma che nasce da motivazioni precise e da un cambiamento importante nelle procedure autorizzative.
Fino allo scorso anno, l’organizzazione dei fuochi seguiva un iter relativamente semplice e consolidato nel tempo. I fuochisti presentavano la documentazione relativa al terreno su cui si sarebbero svolti gli spari — che doveva essere agricolo e non boschivo — e garantivano misure di sicurezza antincendio, come la presenza di autobotti. Le pratiche venivano poi trasmesse al Parco Nazionale del Vesuvio e, tramite il Comune, si arrivava all’autorizzazione finale. Da quest’anno, però, il sistema è cambiato radicalmente. Le autorizzazioni non dipendono più da un procedimento locale, ma da una procedura regionale molto più articolata e tecnica, legata alla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA).
Si tratta di una procedura amministrativa preventiva e obbligatoria, introdotta dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, che ha lo scopo di verificare se un determinato progetto o attività — anche se situato all’esterno di un’area protetta — possa arrecare danni significativi ai siti appartenenti alla rete Natura 2000. In altre parole, serve a conciliare le attività umane con la tutela della biodiversità.
Per attivare questa procedura è necessario coinvolgere un tecnico specializzato, che redige una relazione dettagliata sull’impatto ambientale dell’evento. Tutta la documentazione viene inserita in un sistema regionale e valutata da una commissione. L’esito — positivo o negativo — viene poi trasmesso agli enti competenti, tra cui il Parco. Questo nuovo meccanismo ha reso il processo più lungo, complesso e soprattutto più restrittivo.
Alla base del mancato rilascio delle autorizzazioni ci sono motivazioni ambientali ben precise. Il periodo in cui si svolge la festa coincide con una fase delicata per l’ecosistema del Monte Somma: la nidificazione degli uccelli. Eventi rumorosi e attività come i fuochi pirotecnici possono disturbare la fauna, compromettendo la riproduzione.
A questo si aggiunge un generale irrigidimento delle normative sulla sicurezza, soprattutto in materia di incendi e gestione degli eventi pubblici, con controlli sempre più stringenti.
È importante ricordare anche un aspetto storico: il Sabato dei Fuochi, primo sabato dopo Pasqua,  nasce originariamente come una festa contadina, in cui si accendevano falò con le potature accumulate durante l’anno, in segno di ringraziamento alla terra. I fuochi pirotecnici sono stati introdotti solo in tempi relativamente recenti, circa 70-80 anni fa, diventando poi parte integrante della tradizione. Oggi ci si trova quindi davanti a un equilibrio delicato tra il rispetto delle tradizioni e la necessità di tutelare il territorio.
Gli organizzatori hanno scelto di attenersi alle regole e di non procedere senza autorizzazione. In particolare, tutte le 11 paranze appartenenti all’Associazione tutela dei riti del Monte Somma hanno deciso di rispettare il divieto e di non effettuare spari pirotecnici. Per questo motivo, qualora durante la giornata si dovessero comunque udire dei fuochi, si tratterebbe esclusivamente di iniziative private non autorizzate, estranee all’organizzazione ufficiale della festa.
Allo stesso tempo, è stata avanzata la richiesta di aprire un confronto con le istituzioni, per definire in futuro modalità che consentano lo svolgimento delle celebrazioni senza snaturarne il significato. Il Sabato dei Fuochi, che dà inizio alla festa della Montagna e della Madonna di Castello,  dunque, non si ferma: cambia forma, in attesa di trovare un nuovo equilibrio tra tradizione, ambiente e sicurezza.

Due giovani centrati da proiettili, notte di fuoco ad Acerra

Due giovani sono stati feriti nella notte ad Acerra in circostanze ancora tutte da chiarire. I ragazzi, entrambi poco più che ventenni, si sono recati autonomamente presso la Clinica dei Fiori, dove i medici hanno riscontrato ferite da arma da fuoco agli arti inferiori.

La segnalazione ha fatto scattare l’intervento immediato della Polizia di Stato, che ha avviato le prime verifiche per ricostruire l’accaduto. Gli investigatori stanno lavorando per definire con esattezza il luogo e le modalità dell’episodio, che sarebbe avvenuto nel centro cittadino.

Dalle prime informazioni raccolte, sembra che i due siano stati avvicinati da alcune persone in sella a ciclomotori. In pochi istanti sarebbero stati esplosi alcuni colpi di pistola, indirizzati verso le gambe delle vittime, prima della fuga dei responsabili.

Nonostante la gravità del gesto, le condizioni dei feriti non risultano critiche. Entrambi sono stati ricoverati e restano sotto osservazione, ma non sarebbero in pericolo di vita. Gli agenti stanno cercando di acquisire elementi utili anche attraverso le dichiarazioni dei due giovani, che potrebbero fornire dettagli determinanti.

Al vaglio degli inquirenti diverse ipotesi investigative. Si tenta di capire se l’episodio possa essere collegato a dinamiche criminali del territorio oppure a questioni personali. Un ruolo importante potrebbe essere svolto dalle telecamere di sorveglianza presenti nelle strade interessate.

Le indagini proseguono senza sosta da parte della Squadra Mobile e del Commissariato locale, con l’obiettivo di individuare i responsabili e chiarire ogni aspetto della vicenda.

Saviano, auto della polizia locale data alle fiamme: individuato un 42enne

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Il silenzio della notte di gennaio fu spezzato da un odore acre di fumo. A Saviano, nel cuore del centro cittadino e a pochi passi dalla casa comunale, le fiamme divorarono in pochi minuti un’auto in uso alla polizia locale, riducendola a una carcassa annerita e alimentando un clima di inquietudine tra i residenti. A distanza di settimane arriva una svolta nelle indagini. Nella mattinata odierna, i carabinieri della stazione di Saviano hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura, applicando la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di residenza nei confronti di un 42enne, gravemente indiziato di danneggiamento seguito da incendio. I fatti risalgono alla notte del 10 gennaio 2026. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un uomo si sarebbe avvicinato a piedi al veicolo di servizio, parcheggiato su pubblica via. In pochi istanti avrebbe versato un liquido infiammabile sulla carrozzeria, appiccando poi il fuoco con un’azione rapida e decisa, prima di allontanarsi seguendo un percorso ben preciso. Determinanti per l’identificazione le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area e su gran parte del territorio comunale. I filmati hanno consentito ai militari dell’Arma di seguire ogni movimento del presunto responsabile, ricostruendone gli spostamenti fino alla sua individuazione nel giro di pochi giorni. Nel corso di una successiva perquisizione personale e domiciliare, sono stati sequestrati alcuni capi di abbigliamento, in particolare un giubbotto e un paio di scarpe, ritenuti compatibili per caratteristiche morfologiche e visive con quelli indossati dall’uomo ripreso durante l’incendio. Gli accertamenti comparativi avrebbero evidenziato una corrispondenza definita di grado medio-alto. Il 42enne è stato rintracciato presso la propria abitazione e informato del provvedimento a suo carico. Resta ora da chiarire il movente di un gesto che appare ancora senza una spiegazione precisa. L’episodio, tuttavia, riaccende l’attenzione su una tipologia di reati che, secondo gli investigatori, si sta manifestando con maggiore frequenza nel circondario, rendendo necessario un controllo sempre più capillare per garantire sicurezza e tranquillità alle comunità locali. Va infine ricordato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato potrà far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.

Allenare la presenza: comunicare al meglio ad un colloquio o a un esame importante

Colloqui di lavoro, prove orali di esami e concorsi non sono solo verifiche di conoscenze, ma palcoscenici in cui tutto di noi comunica: voce, postura, sguardo, emozioni. In questo articolo propongo strategie concrete di comunicazione olistica per gestire l’ansia, usare il corpo come alleato e trasformare la paura in presenza. Perché rendere al meglio non significa essere perfetti, ma saper abitare con consapevolezza quei pochi minuti decisivi.     C’è un momento, prima di entrare in aula o in sala colloqui, in cui il cuore accelera, la bocca si secca e la mente comincia a elencare tutti i possibili disastri. È lì che si gioca una parte fondamentale della nostra performance: non solo su ciò che sappiamo dire, ma su come lo comunichiamo con tutto il corpo. Da coach e “guida per abili comunicatori” che vive di parole, ti porto con me dietro le quinte della comunicazione “olistica”: quella che coinvolge voce, sguardo, postura, respirazione, emozioni. Perché un buon esame orale o un buon colloquio non è mai solo un quiz: è un incontro tra persone.

Prima regola: allenare la presenza, non la perfezione 

L’obiettivo non è “non avere paura”, ma imparare a restare presenti anche con la paura addosso. Accettare l’emozione, invece di combatterla, libera energia. Due esercizi semplici: – Respiro 4–2–6: inspira contando fino a 4, trattieni 2, espira 6. Per qualche minuto, prima di entrare. L’espirazione più lunga aiuta il sistema nervoso a calmarsi. – Radicamento: in piedi, senti i piedi ben appoggiati a terra, come radici. Immagina di “allargarti” nello spazio invece di rimpicciolirti. La postura influenza il pensiero, più di quanto crediamo.

La comunicazione del corpo: quando entri, stai già parlando 

Postura, sguardo, modo di sederti: tutto questo comunica prima ancora che inizi l’esame. – Entra con un passo deciso, non affrettato. – Saluta guardando negli occhi, senza fissare, ma “incontrando” lo sguardo. – Quando ti siedi, evita di crollare sulla sedia o irrigidirti come una statua: schiena dritta ma morbida, piedi a terra, mani visibili (sul tavolo o in grembo). Sono segnali di apertura e affidabilità, utili tanto con una commissione d’esame quanto con un recruiter. La voce: il ponte tra la tua mente e chi ti ascolta  Una voce troppo bassa trasmette insicurezza, una voce troppo veloce fa perdere contenuto. Allenati a: – Parlare leggermente più lentamente di come faresti tra amici. È il ritmo dell’ascolto. – Fare piccole pause: dopo le frasi importanti, inspira, lascia un secondo di silenzio. Denota padronanza, non indecisione. – Articolare bene le parole: come se dovessi far arrivare la frase all’ultima persona in fondo alla stanza. Le parole: preparare contenuti, non copioni  Ripetere a memoria è il modo migliore per andare in tilt alla prima domanda imprevista. Meglio costruire mappe mentali.

Comunicazione efficace per un colloquio di lavoro:

– Tre messaggi chiave su di te: competenze, risultati, modo di lavorare. – Due esempi concreti di situazioni gestite bene (un problema risolto, un lavoro di squadra, una scadenza complessa).

Comunicazione per una prova orale d’esame o concorso: 

– Schemi sintetici invece di frasi intere, con parole-chiave. – Collegamenti tra argomenti: allenati a “costruire ponti” tra i temi. La formula magica: ascolta–rispondi–riporta  Per guadagnare tempo e mostrare presenza:
  1. Ascolta bene la domanda.
  2. Riassumila brevemente: Se ho capito bene, mi sta chiedendo di…
  3. Rispondi.
  4. Chiudi riportando al punto iniziale: Quindi, in sintesi…, e colleghi.
Così dimostri chiarezza, anche quando sei emozionata.
Emozioni: integriamole, non censuriamole 
Puoi essere preparatissima e avere comunque le mani fredde. Va bene così. Un piccolo trucco: – Dai un nome alla sensazione: Mi sento agitata. – Aggiungi: È normale, significa che ci tengo. – Poi riporti il focus fuori: Chi ho davanti? Cosa vuole sapere davvero? Quando smetti di combattere la tua emozione, lei smette di combattere te. E infine ricorda: un colloquio o un orale non giudicano il tuo valore come persona, ma solo una prestazione in un giorno specifico. Tu sei molto di più di quel singolo momento e, paradossalmente, è proprio quando lo ricordi al tuo corpo e alla tua mente che inizi a rendere al meglio.

Pollena Trocchia, distribuiti all’I.C. Gaetano Donizetti gli opuscoli “StradAmica”

Riceviamo e pubblichiamo

Partita la consegna degli opuscoli “StradAmica” agli alunni dell’Istituto Comprensivo Gaetano Donizetti di Pollena Trocchia. Dopo che, nelle scorse ore, i libretti sono stati consegnati alle classi del plesso Viviani, nei prossimi giorni il progetto proseguirà raggiungendo tutti gli alunni della scuola primaria dell’I.C. Donizetti.

«È stata una mattinata emozionante, soprattutto per la curiosità e la partecipazione con la quale studenti e studentesse hanno accolto l’iniziativa. L’opuscoletto offre valide indicazioni di educazione stradale, ma non solo: al suo interno spazio anche alla raccolta differenziata, allo sport e al bullismo, piaga che colpisce in particolar modo le scuole e per arginare la quale bisogna sempre tenere alto il livello di attenzione anche grazie ad iniziative come questa. Ringrazio l’Istituto Donizetti, la dirigente scolastica, dr.ssa Maria D’Agostino, il corpo docente e il personale scolastico tutto per la collaborazione che ha permesso l’iniziativa» ha detto Arturo Cianniello, assessore alla pubblica istruzione del Comune di Pollena Trocchia.

«Abbiamo aderito con entusiasmo a questo progetto convinti dell’importanza di sensibilizzare anche i nostri studenti più giovani sui rischi della strada e sull’importanza di adottare e far adottare ai loro genitori sempre comportamenti responsabili, affrontando temi cruciali come la guida sicura, il rispetto del Codice della Strada e la dissuasione di comportamenti pericolosi, nella consapevolezza che prevenire è meglio che sanzionare» ha detto Carmen Filosa, assessore alla Polizia Municipale. La stampa degli opuscoli è stata realizzata a costo zero per l’ente grazie a Gi.Effe marketing & comunicazione.

«Questa Amministrazione lavora sempre per far procedere di pari passo il potenziamento delle strutture scolastiche, come dimostra la recente inaugurazione dell’area ludico-fitness adiacente al plesso Fusco, e la collaborazione con il mondo della scuola attraverso progetti, attività e iniziative capaci di avere ricadute positive sul territorio perché, va sempre ricordato, gli studenti di oggi sono i cittadini di domani» ha concluso Carlo Esposito, sindaco del comune vesuviano.

Cercola: riconoscimento per Antonia Ricciardi, ambasciatrice della pizza nel mondo

Riceviamo e pubblichiamo

Stamattina, il sindaco Biagio Rossi ha conferito un pubblico riconoscimento ad Antonia Ricciardi, consegnandole una targa del Comune di Cercola “per il costante impegno nella diffusione della cultura e della tradizione gastronomica Italiana nel mondo, e per l’attività formativa e sociale che svolge con passione e dedizione, dando prestigio alle proprie radici e lustro al territorio di Cercola”.

Docente nella formazione professionale nei settori dell’ospitalità, del turismo e della ristorazione, dal 2014 Antonia ha dedicato la propria attività alla crescita delle persone attraverso l’educazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Si è anche distinta come Brand Ambassador della Verace Pizza Napoletana per la Spagna, le Baleari e le Canarie e come Presidente dell’Università della Pizza Italiana nel Mondo, contribuendo alla diffusione dell’eccellenza gastronomica italiana a livello internazionale. È stata, inoltre, autrice del Professional Pizza Manual, organizzatrice e giudice di competizioni nazionali e internazionali, nonché capitana del team spagnolo

al Campionato Mondiale di Parma.

«Antonia è profondamente legata a Cercola, terra delle sue origini, dove la sua famiglia, che oggi l’ha accompagnata, continua a risiedere. Nel corso della sua vita professionale ha saputo trasformare passione e competenza in strumenti di promozione culturale. Merita, inoltre, particolare riconoscimento il suo impegno sociale, volto a offrire opportunità di formazione e integrazione a persone appartenenti a contesti vulnerabili» ha affermato il sindaco Rossi, che poi ha aggiunto: «Per la dedizione, per il forte legame con Cercola, per i valori di inclusione e per aver portato con orgoglio nel mondo le tradizioni e l’identità della nostra terra, sono stato quindi molto contento di aver conferito ad Antonia questo riconoscimento a nome di tutta la nostra comunità».