LATEST ARTICLES

Discariche interrate, emissioni inquinanti, malattie e smog: la crociata di don Peppino

0

Il parroco della chiesa madre di Pomigliano parla delle passeggiate del circolo Laudato si’ nei luoghi dello scempio ambientale a Pomigliano

Don Peppino, la chiesa locale ha trovato una chiave di lettura che sembra convincere: trasformare le processioni religiose in un appuntamento popolare contro l’inquinamento… “Quello che stiamo facendo si iscrive nel programma del circolo Laudato si’ di San Felice. Si tratta di passeggiate, nell’ultimo caso per esempio nella masseria Ciccarelli Fornaro, ieri sera, che ha visto la partecipazione di tante persone . Qui ci sono numerose criticità ambientali. Da queste parti per esempio c’è una fabbrica che inquina fortemente. Sul suolo cadono quotidianamente polveri scure, sui balconi, sulle case. Gli abitanti che vivono in quella zona vivono chiusi nei loro alloggi, non fanno uscire i loro bambini. C’è un’incidenza di malattie, anche gravi, troppo elevata. Abbiamo esposto il problema al sindaco, gli abbiamo anche detto di insistere sulla proprietà affinché venga persuasa a spostare quella fabbrica in una zona industriale idonea” Ci può descrivere il vostro obiettivo principale ? “A noi interessa che i problemi della gente vengano presi in considerazione, che i cittadini siano ascoltati. Noi come cristiani sentiamo che è fondamentale impegnarci per un ambiente pulito. A noi interessa il bene della collettività. Tutti hanno diritto alla salute: lo sancisce la nostra costituzione” Ieri che tipo di sensibilizzazione avete messo in atto ? “Abbiamo parlato insieme e visto un video che punta a rendere consapevoli i cittadini a comprendere i danni provocati dall’inquinamento” Lei personalmente cosa pensa della discarica di cava Castello, realizzata dai boss della zona che poi sopra vi hanno anche costruito le loro ville ? La discarica interrata si trova proprio accanto a masseria Ciccarelli Fornaro… “Provo orrore, perché è veramente un megamostro. Non è possibile che un mostro del genere sia stato realizzato in assenza di controlli. Io denuncio chi non ha voluto vedere in quel periodo. Non è possibile che chi doveva controllare non abbia fatto nulla per impedirlo, per proteggerci. All’epoca la politica tenne gli occhi chiusi. Mi auguro che ciò non accada ancora. Io incoraggio l’attuale amministrazione da una parte a essere molto rigida e dall’altra ad evitare che nascano altre fonti di inquinamento come l’impianto di compostaggio dei rifiuti. Mi unisco al grido di disapprovazione che proprio in questi giorni il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha levato contro l’arrivo di impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti. Le due chiese, quella di Pomigliano e quella di Acerra, si sono unite nella difesa del Creato”

Statua di San Gennaro al Ponte della Maddalena

0
  Statua di San Gennaro al Ponte della Maddalena.  Qualche nota di storia.   La statua, voluta da Padre Rocco, ricorda che sul Ponte della Maddalena nel 1767 San Gennaro “fermò” la lava del Vesuvio che stava minacciando la città di Napoli. San Gennaro non fece il miracolo durante l’eruzione del 1872: il giornale londinese “The Graphic” dedicò un articolo e un disegno eccessivi alla “delusione” dei Napoletani. Il Ponte, l’edicola del Santo e i resti dei “Granili” possono costituire una metafora della Napoli apollinea e della Napoli dionisiaca. L’articolo è corredato con l’immagine del quadro di Oswald Achenbach “Il ponte della Maddalena”.   Il Ponte della Maddalena, che prese il nome della vicina chiesa, è stato un “luogo” fondamentale della storia di Napoli. Racconta Vittorio Gleijeses, citando il “Viaggio in Italia” del La Lande, che c’era presso il ponte un edificio in piperno, in cui venivano impiccati i condannati a morte: i cadaveri, solo quando incominciavano a putrefarsi, venivano staccati dalle forche e sepolti sulla spiaggia di Vigliena “insieme agli eretici e ai seguaci di altre religioni”. Nel 1768 sul ponte, che nel 1747 venne rifatto su disposizione di Carlo di Borbone e che nel1799 sarebbe stato teatro di aspri combattimenti tra i francesi di Championnet e le truppe filoborboniche,  il famoso frate domenicano Gregorio Maria Rocco, “più potente del re” secondo Alexandre Dumas, fece costruire un’edicola con la statua di San Gennaro e commissionò l’opera a Francesco Celebrano. Era un solenne ringraziamento per il miracolo che San Gennaro aveva compiuto nel novembre dell’anno precedente, quando la lava del Vesuvio era arrivata, dopo aver devastato villaggi e campi, poco lontano dal Ponte. I Napoletani atterriti, guidati da Padre Rocco, avevano portato “contro” la lava la statua del Patrono di Napoli, e il torrente di fuoco si era subito fermato, e la furia del vulcano si era spenta. Il miracolo venne ricordato anche con una epigrafe. Racconta Ludovico de la Ville sur Yllon che nel 1778 il papa Clemente VII fece collocare sulla base dell’edicola un’altra epigrafe in cui si comunicava che venivano concessi cento giorni di indulgenza a tutti i “fedeli” che adoravano quella statua del Santo Patrono di Napoli. Ma durante l’eruzione del 1872 accadde qualcosa di sorprendente. Il 27 aprile il Vesuvio si scatenò: si aprirono più bocche e la lava scese a valle così vasta e minacciosa che il Prefetto ordinò che gli abitanti di Resina, di Massa di Somma e di San Sebastiano abbandonassero le case e restassero nei paesi solo le squadre dei carabinieri e dei soldati per evitare l’arrivo dei saccheggiatori. Già il 24 una “vampa improvvisa” aveva colpito “con proiettili infuocati e ucciso” degli “infelici curiosi”, che ingannati dall’improvvisa tranquillità del vulcano e non tenendo in alcun conto gli avvertimenti di Luigi Palmieri, direttore dell’Osservatorio, erano saliti verso il cratere, “accompagnati da guide inesperte”. Morirono, scrisse il Palmieri, una decina di persone. Nella giornata del 28 i Napoletani si affollarono sul Ponte della Maddalena, davanti alla statua di San Gennaro, e, quando i frammenti pericolosissimi delle “bombe vulcaniche” incominciarono a piovere anche sul ponte e sulla strada che collegava Napoli alla Reggia di Portici, i “vatecari”, i carrettieri e gli scaricatori del porto incominciarono a supplicare il Patrono. Ma la “pioggia vulcanica”, invece di cessare, cresceva di intensità, tanto che alcuni scaricatori incominciarono a ingiuriare il Santo che non proteggeva più la sua città: infine, dalle ingiurie si arrivò al lancio di qualche pietra, e alcuni carrettieri, che volevano tornare a ogni costa nei loro paesi, osarono minacciare San Gennaro agitando i bastoni. Qualche giornale locale parlò, in termini assai vaghi, della “delusione” dei fedeli, ma il 1 giugno il giornale londinese “The Graphic”, che teneva a Napoli un corrispondente fisso, pubblicò la notizia dell’ “aggressione” e accompagnò l’articolo con un disegno veramente “eccessivo” di G. Durand. La statua di San Gennaro, collocata sul ponte della Maddalena, non solo ricorda il miracolo del 1767, ma indica concretamente il confine della Napoli che c’è ancora, e della Napoli che, scriveva Anna Maria Ortese, non c’è più: infatti subito dopo il ponte si notano i resti di un vasto edificio, i “Granili”, che venne costruito nel 1779 da Ferdinando Fuga e che era destinato alla conservazione e alla lavorazione del grano, e a ospitare le corderie e l’arsenale. Il ponte, l’edicola di San Gennaro e i Granili  mostravano e “mostrano” una caratteristica costitutiva di Napoli, “la irriducibile ambivalenza tra l’ordine solare (apollineo) in superficie e “disordine”  oscuro e misterioso(dionisiaco) nel sottosuolo dove la formazione geologica ha prodotto caverne, antri, vuoti di aria e di fuoco nel corpo tellurico” (Franco Mariniello, Corriere del Mezzogiorno, 4 giugno 2006).    

Somma Vesuviana, arrestato 38enne di Marigliano per tentato omicidio di un 59enne sommese

Carabinieri arrestano 38enne per tentato omicidio I Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna hanno arrestato Raffaele Toscano, 38enne di Marigliano già noto alle forze dell’ordine, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Nola su richiesta della locale Procura. L’uomo è ritenuto gravemente responsabile del reato di tentato omicidio di un 59enne di Somma Vesuviana. Le indagini dei Carabinieri coordinati dalla Procura di Nola hanno permesso di accertare che lo scorso 20 giugno a via Malatesta nel comune di somma vesuviana, all’interno di una rivendita all’ingrosso di frutta, Toscano abbia attinto con 3 colpi d’arma da fuoco la vittima 59enne – titolare della ditta – per un presunto credito nei suoi confronti in realtà mai riscontrato. I carabinieri hanno notificato il provvedimento a Toscano, già detenuto per il fermo effettuato nei suoi confronti il 26 giugno scorso.

Somma Vesuviana, Piscitelli e Di Pilato:”La maggioranza Di Sarno è risicata e ricattabile”

0
Riceviamo e pubblichiamo dai consiglieri comunali Piscitelli e Di Pilato. Ancora Dissensi in Maggioranza. Il ricatto continua. Il Sindaco Di Sarno è ancora una volta ostaggio della sua maggioranza, o meglio ostaggio del singolo Consigliere Comunale. Ancora un volta si assiste ad un dissenso con tanto di nota e comunicato stampa, rispetto ad una deliberazione della Amministrazione Comunale. Una maggioranza risicata( solo 13 consiglieri comunali) come è quella che governa la nostra Città ( lo farà fino a giugno 2022) è continuamente ricattata dal 13esimo Consigliere, che determina la maggioranza minima in Consiglio Comunale. Vedi richieste particolari, vedi atti perentori sponsorizzati da qualche Consilgiere, vedi la nomina dell’assessore mancante, vedi la difesa/nomina di un dirigente: sono tutte situazioni che determinano continui litigi/ricatti ( politico/amministrativi, ovviamente ) che fanno gola all ultimo ( ovvero 13esimo) Consigliere . Secondo NOI è sconcertante che un paese come il nostro venga governato per un altro anno da una maggioranza risicata e ricattabile ( cosa che comporta azioni e risultati che potrebbero indirizzarsi verso il bene del singolo e non quello comune). Rimanendo sempre dalla parte dove ci ha voluti il popolo, ovvero all’ opposizione di questa maggioranza, SIAMO disposti per il bene di Somma Vesuviana a votare tutti quegli atti che valuteremo opportuni ed indispensabili per il bene comune. Inviatimo pertanto il Sindaco ad essere libero nelle scelte, senza doversi preoccupare continuamente di fare i calcoli per vedere come “azzeccare”, ricercandoli di volta in volta, a destra e/o a manca, i nuneri utili per raggiungere la maggioranza in Consiglio Comunale. NOIciSIAMO I Consiglieri Comunali Lucia Di Pilato Vincenzo Piscitelli

Portici, Tenta rapina al ristorante giapponese:arrestato

Tenta rapina a ristorante giapponese ma viene bloccato dai Carabinieri. 41enne in manette I carabinieri della stazione di Portici hanno arrestato per minacce a scopo estorsivo e tentata rapina Luigi Sannino, 41enne del posto già noto alle ffoo. E’ entrato in un ristorante giapponese di Corso Garibaldi e minacciato di morte il titolare affinché gli consegnasse l’incasso. Gli ha poi spruzzato negli occhi dello spray disinfettante. I militari sono arrivati poco dopo, allertati da un poliziotto libero dal servizio che cenava nel ristorante. Grazie alla collaborazione dell’agente, i carabinieri hanno arrestato il 41enne che è ora ai domiciliari in attesa di giudizio.

Marigliano, pane ammuffito custodito vicino i pozzetti delle fogne. Sequestro e denuncia

Pane ammuffito custodito vicino i pozzetti delle fogne. Oltre 200 chili di prodotti sequestrati dai Carabinieri. 1 denuncia 

I Carabinieri Della Stazione Forestale di Marigliano, insieme a quelli della locale stazione e a personale dell’ASL, hanno effettuato il controllo di un panificio/tavola calda nel centrale Corso Umberto a Marigliano. 

Durante l’ispezione, in un locale seminterrato di 50 mq, i militari hanno avvertito un cattivo odore e scoperto che provenisse da due pozzetti della fogna aperti. 

Ancora nel seminterrato, locale abusivamente destinato a deposito e alla lavorazione degli  alimenti , i carabinieri hanno trovato in un surgelatore 150 kg di alimenti in pessimo stato di conservazione (mandorle sgusciate, carne varia, prodotti di rosticceria, sfogliatelle, bignè, biscotti vongole congelate, panini napoletani, creme per dolci e piccola pasticceria). 
Trovati anche 50 kg di alimenti scaduti pronti destinati alla somministrazione ai clienti (mandorle sgusciate, carni varie, confetture per dolci, ricotte e dolci vari già preparati). 
E ancora, per produrre pane grattugiato era utilizzato pane ammuffito. 
Il titolare dell’attività è stato denunciato in stato di libertà per la cattiva conservazione degli alimenti. 
I cibi e il locale seminterrato sono stati posti sotto sequestro:  elevata una sanzione amministrativa di 3500 euro per gli alimenti scaduti. 

La visita del Prefetto di Napoli al centro Asterix di San Giovanni a Teduccio

Riceviamo e pubblichiamo.  “La sicurezza non è solo la protezione dai reati, ma è anche crescita civile e cultura. Tutte le iniziative che possono aprire degli spazi dove la comunità si incontra, dove c’è formazione e ci sono attività culturali che coinvolgono la popolazione nella crescita civile sono ben accette”. Queste le parole del Prefetto di Napoli, Marco Valentini, che ha visitato il Centro Asterix a San Giovanni a Teduccio, gestito dall’associazione Callysto, assegnataria della struttura. Presso il Centro Asterix, l’associazione Callysto sta portando avanti un progetto di riqualificazione e valorizzazione, per fare in modo che diventi un polo culturale disponibile alla partecipazione ed all’utilizzo dei cittadini e delle realtà associative del territorio. Accompagnato dal presidente di Callysto, Francesco Micera, il Prefetto ha visitato tutti i locali e il giardino esterno, anch’esso oggetto di interventi di riqualificazione. “Io spesso uso San Giovanni a Teduccio come metafora del futuro della città, perché c’è la Apple Accademy e poi c’è il quartiere: in sostanza, c’è un bivio tra questi due spazi, dove bisogna scegliere che strada percorrere. E la strada da percorrere è quella di far contaminare tutte le cose che devono migliorare dalle esperienze positive che sono dei semi, che pian piano crescono, destinati a trasformare tutta la vita del quartiere. E’ però importante che tutti i soggetti che lavorano in questo senso, e qui ce ne sono diversi e io li ho incontrati quasi tutti, si parlino tra di loro e facciano iniziative comuni”, ha proseguito il Prefetto Valentini “Siamo onorati della visita del Prefetto, sempre vicino a noi e alle nostre iniziative. Con lui e con tutte le istituzioni, il mondo associativo e la cittadinanza attiva vogliamo costruire un percorso condiviso e vogliamo farlo attraverso una riqualificazione autentica del Centro, che consenta di aprirlo alla fruizione in maniera sistemica”, dichiara il presidente di Callysto, Francesco Micera

Castel Volturno, bimbi puniti con metodi da tortura in una scuola materna:arrestati due coniugi

Un asilo degli orrori, in cui i bimbi non venivano accuditi o educati, ma puniti con metodi da tortura, come lo spezzamento delle unghie e il peperoncino negli occhi, tenuti segregati in stanze buie: lo ha scoperto a Castel Volturno (Caserta) la Polizia, che ha messo agli arresti domiciliari, su ordine del Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, due coniugi ghanesi di 35 anni, che gestivano l’asilo abusivo. Sono state le piccole vittime di cinque e sei anni, prevalentemente di origine nigeriana, a tracciare il quadro dell’orrore, permettendo agli inquirenti di raccogliere elementi tali da ottenere l’arresto della coppia.

Somma Vesuviana, covid, persona positiva per strada e senza mascherina :denunciata

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana. Di Sarno (sindaco di Somma): “Persona positiva al covid andava in giro per Somma e addirittura senza mascherina! Grazie al controllo dei Vigili Urbani è stata individuata, denunciata e segnalata alla Magistratura. Purtroppo registriamo altre due vittime” “Una persona positiva al Covid, obbligata alla quarantena, girava tranquillamente per le strade del nostro paese, entrando anche in qualche negozio e addirittura senza mascherina. Abbiamo individuato questa persona, l’abbiamo denunciata alle Autorità Giudiziarie e l’abbiamo segnalata alla Magistratura che ringraziamo. Questa è la fine che faranno tutti coloro i quali non rispetteranno la quarantena.  Il tutto è stato possibile grazie al Corpo dei Vigili Urbani guidato dal Tenente Colonnello Claudio Russo e alla collaborazione dei cittadini. I controlli ci sono. Abbiamo 247 positivi attivi da controllare con pochi Vigili a disposizione.  Chiedo a tutti i negozianti di accertarsi che i clienti indossino le mascherine. Purtroppo registriamo altre due vittime e dunque siamo a 30 decessi a Somma Vesuviana. Rispettiamo tutti le norme sanitarie: obbligo di mascherina anche all’aria aperta e anche per i vaccinati, divieto di consumo al bancone e all’interno di locali e bar, rispetto del distanziamento fisico. Prosegue l’attività al Polo Vaccinale di Somma Vesuviana dove è arrivato anche il vaccino Moderna”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano

Nola, assembramenti: stop alle udienze del giudice di pace

0
  Porte chiuse negli uffici del giudice di pace di Nola fino alla fine della settimana: lo ha deciso ieri mattina la presidenza del Tribunale di Nola al termine di un sopralluogo effettuato sul posto.     L’antefatto alcuni giorni fa, quando sono stati scoperti tra i lavoratori dell’ufficio due casi di positività al covid 19. E’ intervenuta a quel punto l’ASL Napoli 3 Sud che ha disposto l’isolamento fiduciario per 5 persone: subito dopo è stato chiuso per una prima volta l’ufficio, che aveva riaperto i battenti riaperto proprio ieri mattina. Alla riapertura i dirigenti del tribunale hanno effettuato un sopralluogo, che però ha dato esito negativo. “Gli spazi antistanti le aule d’udienza – si legge nel provvedimento del presidente Picardi – evidenziavano un assembramento di avvocati e di parti del processo, in totale dispregio di ogni normativa in materia di prevenzione sanitaria e di contrasto all’epidemia di Covid-19”. Più leggera invece la situazione negli uffici situati al primo piano dell’edificio, dove sono ospitate le cancellerie e dove si trova il personale amministrativo che si occupa della gestione dei fascicoli. La chiusura ha effetto da questa mattina fino a venerdì, “salvo ulteriori proroghe”.

Volla, nuova condotta idrica in Via De Filippo e Via Parco Panorama

0

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Volla.

Volla, nasce la sinergia tra Gori e Amministrazione comunale per la nuova condotta idrica in Via De Filippo e Via Parco Panorama.

Si è svolto il 3 febbraio, presso la sede del Municipio di Volla, l’incontro tra alcuni responsabili di GORI e il Sindaco, Pasquale Di Marzo, finalizzato a definire alcune attività sinergiche per la realizzazione di una nuova condotta in via De Filippo e via Parco Panorama. I lavori, che inizieranno a partire da marzo 2021 e avranno una durata stimata di circa tre settimane, consentiranno di normalizzare gli allacci alla rete idrica per circa 40 famiglie residenti nel condominio “Via Verdi”. L’obiettivo, infatti, è quello di migliorare la distribuzione idrica e i livelli di pressione, riducendo anche le criticità legate alle perdite diffuse.

Oggi avviamo una proficua collaborazione con l’amministrazione comunale al fine di ottimizzare e potenziare il servizio sul territorio cittadino – sottolinea l’Amministratore Delegato di GORI, Giovanni Paolo MaratiNell’ambito delle previsioni del Piano degli Interventi 2021, provvederemo a normalizzare la distribuzione idrica per queste famiglie attraverso la posa di una nuova condotta di circa 200 metri, in ghisa sferoidale, e cento millimetri di diametro”.

Un passo importante e un intervento molto atteso dai cittadini – dichiara il Sindaco, Pasquale Di MarzoIn sinergia con GORI sono in programma anche altre opere per il potenziamento delle infrastrutture idriche presenti sul territorio, oltre ad un progetto che prevede la riqualificazione della rete fognaria in via Montanino, via Monteoliveto, via Beato Vincenzo Romano e via Lufrano”.

Napoli Centro: Servizi di controllo del territorio dei carabinieri. Denunce, sanzioni e strade del centro presidiate.

Denunce, sanzioni e strade del centro presidiate. Non si fermano i servizi di controllo del territorio disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Napoli. Strade del centro cittadino presidiate dai Carabinieri della Compagnia di Napoli Centro insieme ai colleghi del reggimento Campania. Cento le persone identificate, di questi sono trentacinque i pregiudicati. I militari dell’Arma sono stati impegnati in un servizio finalizzato alla repressione dell’illegalità diffusa, al contrasto dello spaccio e dell’abuso di sostanze stupefacenti, alla verifica del rispetto delle norme sulla circolazione stradale ed al controllo del rispetto della normativa in materia di contenimento della diffusione del Covid-19. Denunciate 10 persone: 5 parcheggiatori abusivi, 2 cittadini per furto aggravato di corrente elettrica, 2 ragazzi trovati in Largo Santa Maria maggiore con 2 coltelli a serramanico in tasca, 1 cittadino straniero non regolare sul territorio italiano ed 1 uomo per non aver osservato l’obbligo del divieto di ritorno nel comune di Napoli. Sono 8 le persone sanzionate per non aver indossato la prevista mascherina mentre 5 i ragazzi segnalati alla Prefettura di Napoli quali assuntori di sostanza stupefacente. I Carabinieri del nucleo operativo hanno rinvenuto una busta contenente 60 grammi di marijuana e 16 grammi di cocaina. Controlli anche al codice della strada per un totale di 15 contravvenzioni. I servizi continueranno anche nei prossimi giorni.

Ottaviano, rider rapinato, macelleria Bifulco: “Pronti ad assumerlo” . Il Sindaco: “Orgoglioso di loro”

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Ottaviano. Una macelleria e braceria di Ottaviano, leader del settore, è pronta ad offrire al rider di Napoli rapinato sabato scorso un lavoro da macellaio presso la sede di via Lavinaio I tratto a Ottaviano. A darne notizia è il sindaco del Comune vesuviano, Luca Capasso, che ha avuto un’interlocuzione con Luciano Bifulco, il titolare dell’azienda. Spiega Capasso: “Quello di Bifulco è un marchio rinomato, noto per la professionalità e la serietà: sono disponibili a dare un lavoro a Gianni Lanciano, il rider vittima della rapina, che ha espresso il desiderio di tornare a fare il macellaio. Ci troviamo di fronte ad un atto di grande generosità e sensibilità, che da sindaco mi rende orgoglioso. Appena ho telefonato a Luciano ho trovato subito porte aperte”. Aggiunge Luciano Bifulco: “Siamo pronti ad assumere Gianni Lanciano e anche altri: cerchiamo professionisti del settore della macelleria e della gastronomia. Saremmo contenti di poter esaudire il desiderio di Gianni, di dargli un’opportunità di lavoro dopo il brutto periodo che ha trascorso”.

Somma Vesuviana, ottanta anni fa il primo Consiglio Comunale democratico

L’11 dicembre del 1946 si riunì il primo Consiglio comunale dopo le elezioni amministrative precedenti del 24 novembre: furono le prime elezioni cittadine democratiche dopo il ventennio fascista.  L’avv. Michele Pellegrino venne eletto primo sindaco della città dopo la nascita della Repubblica Italiana.        
Prof. Francesco Capuano
Il 5 aprile del 1945 fu una data fondamentale e importantissima per la città di Somma Vesuviana: il Prefetto di Napoli, Francesco Selvaggi, incaricato dal Governo militare alleato, nominò il prof. Francesco Capuano sindaco di Somma Vesuviana, su segnalazione del Comitato provinciale di liberazione di Napoli. Il professore Capuano era nato l’11 gennaio del 1896 a Somma Vesuviana in largo san Giorgio dal falegname Antonio e da Angiola D’Alessandro. Laureato in matematica, fu tra i fondatori della sezione del PSI, diventandone segretario. Somma Vesuviana, precedentemente, aveva affrontato crisi devastanti con la ritirata strategica dei tedeschi e con tanti figli morti e dispersi in guerra. All’indomani, infatti, della Seconda Guerra Mondiale e della caduta del fascismo, gli italiani furono chiamati alle urne il 2 giugno del 1946 per esprimere la propria scelta istituzionale. Monarchia o Repubblica? Gli elettori sommesi per l’occasione furono 8.861, i votanti 7.124, i voti validi 6.455. Le donne votarono per la prima volta.   La monarchia ottenne a Somma l’84,26% dei consensi con 5.439 voti, mentre la Repubblica ben 1.016 voti. L’Italia, in generale, si spaccò geograficamente, in quanto la monarchia ottenne un vastissimo successo in quasi tutte le regioni meridionali, mentre il Nord votò in massa per la Repubblica, che alla fine vinse a livello nazionale con il 54,27% dei voti. La scelta a favore della monarchia – spiega il compianto prof. Luciano Esposito – dimostrò sia un attaccamento forte all’Istituzione monarchica, a prescindere dalla dinastia che la rappresentava e dalle responsabilità che essa aveva avuto durante il fascismo, sia la volontà di preservare la stabilità degli assetti economici e sociali contro ogni ipotesi teorica o effettiva di pericoloso sovvertimento dell’ordine costituito [Esposito Luciano, La Somma di voti ed ex voti, Ed. Stampress srl, Somma Vesuviana, 2008, 20]. Per tanti, inoltre, più che di effettiva affezione ai Savoia, si trattò di dare anche uno schiaffo alla classe politica settentrionalista che marginalizzava il Sud da ormai ottant’anni e di un’espressione di protesta contro un Nord guidato da Milano che influenzava le scelte e decideva le sorti dell’Italia.   Nelle prime elezioni comunali, comunque, del 24 novembre del 1946 a Somma Vesuviana, i votanti furono 6.680 su 8.919 elettori, ma i voti validi furono solo 5.616. Il corpo elettorale fu diviso in 16 sezioni [Di Mauro A., Il Teatro, Tip. Fusco, Salerno, luglio 2006, 83]. Bisogna ricordare agli attenti lettori che le elezioni a suffragio strettamente censitario, per i soli uomini, furono abolite il 16 dicembre del 1918 all’indomani della fine della Grande Guerra. Quelle del 1946 furono le prime consultazioni a suffragio universale in cui, finalmente, tutti i cittadini maggiorenni, stavolta anche le donne, ebbero il diritto di voto. I consiglieri eletti, comunque, furono trenta.     Il blocco di destra, formato in parte dai monarchici e nostalgici del regime fascista, avanzò con ben 2.829 voti e 16 seggi. Il blocco bianco, il cosiddetto Scudo Crociato, prese 1.197 voti e 6 seggi, mentre il blocco rosso delle sinistre ottenne 1.590 voti e 8 seggi. L’11 dicembre del 1946 si insediò ufficialmente nella sala delle solite adunanze nell’ex convento di san Domenico, a termine di legge, il primo Consiglio Comunale sotto la presidenza del prof. Francesco Capuano, che, da sindaco uscente, dopo aver esaminato l’elenco dei proclamati eletti a consiglieri, dichiarò insediato il nuovo Consiglio ed ammise il consigliere più votato, Ciro Aliperta, nell’Ufficio di Presidente del Consiglio [Archivio Storico Somma Vesuviana, Fondo Deliberazioni Consiliari, Volume 23, 1 dicembre 1946 – 28 dicembre 1948]. Eccoli i nomi:

Aliperta Ciro fu Vincenzo

Testa Eugenio fu Carlo

Pellegrino Michele fu Natale

D’Avino Giuseppe fu Luigi

Feola Domenico fu Luigi

Di Sarno Pasquale di Amalio

Beneduce Ernesto fu Mariano

Secondulfo Vincenzo fu Pietro

Giova Vincenzo fu Enrico

Iovino Ludovico fu Giuseppe

Mocerino Carmine di Salvatore

D’Avino Federico fu Baldassarre

Rippa Antonio fu Giuseppe

Aliperta Luigi fu Michele

Terracciano Domenico fu Ciro

Carrella Paolino di Pasquale

De Lucia Michele di Tommaso

Piccolo Ciro fu Felice

Piccolo Pasquale fu Felice

Di Sarno Luca fu Domenico

Restaino Paolo Emilio fu Canio

Eccitato Pasquale di Enrico

De Vita Luigi fu Francesco

Cioffi Silvio di Antonio

De Stefano Luigi fu Francesco

Del Giudice Enrico fu Sabato

Ciampa Fausto di Giovanni

Piccolo Felice di Salvatore

Piccolo Felice fu Luigi

Angrisani Gennaro fu Paolino

   
Aliperta Ciro, consigliere più votato
All’epoca, la legge prevedeva che gli elettori scegliessero i componenti del Consiglio comunale, votandoli sulla base di liste di partito o movimento. I consiglieri, una volta insediati, avrebbero scelto il nuovo sindaco e gli assessori, sulla base di accordi politici tra i partiti che avrebbero costituito la maggioranza. Il sindaco poteva poi dimettersi – per ragioni personali oppure politiche – o essere sfiduciato dalla sua stessa maggioranza: a quel punto, il Consiglio comunale ne nominava un altro in base agli accordi tra le forze politiche. Tali modalità restarono sostanzialmente le stesse fino al 1993, anno che vide l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco e della nuova figura del presidente del Consiglio comunale. Il primo sindaco repubblicano, comunque, fu l’avvocato Michele Pellegrino fu Natale, eletto con 21 voti favorevoli. La prima Giunta, invece, eletta nella seduta del 15 dicembre di quell’anno, fu così formata: Iovino Ludovico (22 voti), Mocerino Carmine (21 voti), Aliperta Ciro (16 voti) e Di Sarno Luca (15 voti), eletti membri effettivi; mentre Aliperta Luigi (16 voti) e Piccolo Pasquale (12 voti) furono nominati membri supplenti.    
Avv. Michele Pellegrino, primo sindaco
I primi problemi di contrapposizione del consiglio comunale cominciarono a diventare più forti con le prime mozioni di sfiducia, che già all’epoca minarono definitivamente la stabilità amministrativa e gli equilibri politici tra la maggioranza e i gruppi di opposizione a partire dal 20 luglio del 1947, quando il sindaco Pellegrino per poter ricondurre in una atmosfera di serenità il Consiglio comunale ed offrire la possibilità di una più ampia intesa rassegnò le dimissioni con la consapevolezza di aver agito sempre con rettitudine e di aver servito con tutte le sue forze il paese nativo, formulando l’augurio più schietto per il benessere e la tranquillità della città. Le dimissioni di Pellegrino, comunque, si concretizzarono definitivamente il 5 maggio del 1948, travolto ormai dall’opposizione del consigliere/notaio Paolo Emilio Restaino, che diventò sindaco con 16 voti il 9 giugno successivo. Due anni dopo le contrapposizioni tra opposizione e maggioranza si ampliarono ancora di più: il 28 maggio del 1950, cadde anche Restaino e, con 12 voti, fu eletto sindaco il dott. Eugenio Testa. Furono solo pochi mesi di attività, poiché l’11 novembre del 1951 si dimise anche il dottor Testa. Venti giorni dopo, il primo dicembre, arrivò il primo commissario prefettizio della storia repubblicana nella persona del dott. Emanuele Sessa e, il 31 dicembre dello stesso anno entrò in scena, per la prima volta, il notabile Francesco De Siervo, che, in qualità di commissario prefettizio, resse le sorti del Municipio fino al primo giugno del 1952. Ogni storia è storia contemporanea (Benedetto Croce).  
De Siervo Francesco
   

Somma Vesuviana. “In gruppo per crescere”, quando il calcio diventa inclusione

0
Circa 20 anni fa, nel 2006, un gruppo di genitori della parrocchia Santa Croce di Santa Maria del Pozzo, a Somma Vesuviana, stava ideando una squadra oratoriale di calcio che accogliesse tutti i ragazzi desiderosi di giocare, ma che non potevano permettersi di iscriversi a una scuola calcio.

Nel 2012 nasce l’associazione “In Gruppo per Crescere”, iscritta al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. La squadra ha preso parte a numerose partite e, dopo diverse vittorie e alcune sconfitte, si è fatta promotrice del progetto “Alla base del calcio inclusivo”, ispirato innanzitutto a valori cristiani, ma anche etici e sociali. Lo scopo è quello di accogliere chiunque, compresi ragazzi con disturbo dello spettro autistico, per imparare le basi del calcio all’insegna della condivisione.

Sono infatti aperte le iscrizioni per i bambini dai 5 anni in su: gli allenamenti si tengono il martedì e il giovedì, dalle 18.30 alle 20.00, con lezioni di calcio gratuite.

Inoltre, quest’anno la categoria Over 18 ha vinto il campionato MAUED, che coinvolge decine di società e centinaia di giocatori non professionisti.

L’Arte Oltre la Tela: la tecnologia ridisegna la creatività

Benvenuti al diciottesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Se portassimo Monet nella nostra epoca, non rimarrebbe stupito dagli smartphone, ma da come gli artisti li usano. Come il tubetto di vernice precolorata permise agli Impressionisti di inventare la pittura en plein air, oggi la tecnologia sta ridisegnando i confini stessi del fare arte. Non siamo di fronte a semplici strumenti inediti, ma a un totale cambio di paradigma.     Il Rinascimento digitale si muove su due binari: l’Intelligenza Artificiale e la Blockchain. Con la prima, gli artisti collaborano con gli algoritmi, diventando registi di processi concettuali piuttosto che esecutori materiali. Con la seconda, l’introduzione degli NFT ha risolto il dilemma della riproducibilità digitale, permettendo a pixel e animazioni 3D di avere un’autenticità certificata e di entrare stabilmente nelle gallerie più prestigiose del mondo. La rivoluzione più grande riguarda però il pubblico, che si trasforma da osservatore passivo a esploratore attivo. Le tecnologie di Realtà Virtuale (VR) e Aumentata (AR) hanno abbattuto la barriera della cornice: oggi si cammina letteralmente dentro le pennellate di un quadro. Nelle installazioni interattive, inoltre, sensori di movimento e dati biometrici modificano l’opera in tempo reale. L’opera d’arte non è più statica, ma si rigenera grazie a chi la vive. Ma se una macchina può generare immagini, che fine fa l’elemento umano? La tecnologia eccelle nel combinare dati, ma manca di vissuto, urgenza interiore e ironia. L’artista del futuro non scompare, si evolve: diventa un ponte tra la precisione del codice e la complessità delle emozioni. Dalla nascita della fotografia a oggi, ogni innovazione ha fatto gridare alla “morte dell’arte”. Eppure, la creatività ha sempre assimilato i nuovi media per esplorare territori inediti. L’innovazione non serve a sostituire l’emozione, ma a moltiplicarla. Che sia fatta di olio su tela o di righe di codice, la vera arte continuerà a fare ciò che fa da millenni: farci guardare il mondo con occhi diversi. Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

San Giuseppe Vesuviano: sorpreso a cedere droga, arrestato dalla Polizia

0
Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 29enne per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, gli agenti del Commissariato di San Giuseppe Vesuviano, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Scudieri, hanno notato il 29enne che, con fare guardingo, consegnava qualcosa a un altro soggetto. Tuttavia, i due, accortisi della presenza dei poliziotti, hanno interrotto l’azione criminosa, allontanandosi in direzioni opposte. Gli operatori, prontamente intervenuti, hanno raggiunto e bloccato il prevenuto, trovandolo in possesso di 18 involucri di cocaina del peso di circa 6 grammi, e di 220 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio; l’acquirente, invece, è stato trovato in possesso di un involucro di cocaina. Pertanto, essendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, i poliziotti hanno controllato l’abitazione in uso al prevenuto, dove hanno rinvenuto 113 involucri di cocaina del peso complessivo di circa 34 grammi, 2 bilancini di precisione, diverso materiale per il confezionamento della droga e 185 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio. Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante, mentre l’acquirente è stato sanzionato amministrativamente per detenzione illecita di sostanza stupefacente per uso personale.

Acerra abbraccia Papa Leone XIV: “Qui troppi innocenti uccisi dall’inquinamento”

  Una carezza alle famiglie distrutte dai tumori, un monito alle istituzioni e un’accusa durissima contro chi ha avvelenato una terra intera per profitto. La visita di Papa Leone XIV ad Acerra si trasforma in una delle giornate più intense e simboliche del suo pontificato. Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno riempito piazza Calipari e le strade della città. Quando l’elicottero papale è atterrato al campo sportivo Arcoleo, un lungo applauso ha accompagnato l’arrivo del Pontefice. In tanti hanno seguito le immagini dai maxischermi, mentre cori e bandiere scandivano il nome del Santo Padre. La prima tappa è stata la Cattedrale di Acerra, dove il Papa ha incontrato le famiglie delle vittime della Terra dei Fuochi. Molti hanno portato fotografie di figli, mariti e sorelle morti a causa di tumori. Altri hanno mostrato al Pontefice i segni di una malattia ancora in corso. “Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care”, ha detto Leone XIV. “Qui il grido della creazione e dei poveri è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune”. Il Papa ha parlato apertamente di responsabilità morali e sociali, chiedendo un cambiamento profondo: “Sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra”. Durante l’incontro non sono mancati momenti di fortissima commozione. Angela, madre di una bambina morta a soli 18 mesi e vedova di un uomo ucciso da un tumore al colon, ha raccontato al Pontefice la sua tragedia familiare: “Dopo la morte di mio marito e di mia figlia abbiamo vissuto con la paura che toccasse anche a noi. Siamo stanchi”. Anche Angelo Venturato, padre di Maria, morta a 25 anni poco prima del matrimonio, ha affidato al Papa il suo dolore: “La voce del Pontefice ha un’importanza internazionale. Speriamo che ora non ci si fermi”. Nel suo intervento, il vescovo Antonio Di Donna ha ricostruito la storia della Terra dei Fuochi, ricordando come dagli anni Ottanta siano arrivati nel territorio enormi quantitativi di rifiuti tossici. “Convertitevi, cambiate strada, perché il vostro non è soltanto un reato ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”, ha detto rivolgendosi a chi ha devastato l’ambiente. Accanto alle famiglie anche le associazioni ambientaliste e Maurizio Patriciello, da anni simbolo della lotta contro gli sversamenti illegali. “Il tempo delle menzogne è finito”, ha dichiarato il sacerdote. “Non si può continuare ad avvelenare questa terra”. Dopo il momento in Cattedrale, il Papa ha raggiunto in papamobile piazza Calipari, accarezzando bambini e salutando i fedeli lungo il percorso. Davanti a una folla di oltre 15mila persone ha lanciato il suo messaggio più forte: “Questa terra ha pagato un tributo altissimo, ma qui la vita c’è e contrasta la morte”. Il Pontefice ha invitato tutti a diventare “sentinelle del creato”, ringraziando i pionieri delle battaglie ambientaliste che “hanno avuto il coraggio di denunciare i mali di questa terra”. Infine l’appello alla speranza: “Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di memoria operosa e di azione etica”. Poco dopo mezzogiorno l’elicottero papale ha lasciato Acerra. Ma le parole pronunciate dal Pontefice restano come un messaggio destinato a segnare una svolta morale e civile per tutta la Campania.

Il Papa è arrivato ad Acerra: ad attenderlo oltre 12mila fedeli

L’elicottero è atterrato nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra. Papa Leone è stato accolto da mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra; Roberto Fico, presidente della Regione Campania; Michele Di Bari, Prefetto di Napoli; e Tito d’Errico, sindaco di Acerra. Successivamente, Papa Leone XIV si trasferirà in auto alla Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acerra, dove incontrerà i vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale.     Sono circa 12mila, al momento, i fedeli nelle strade di Acerra che attendono l’arrivo del Papa. E’ quanto si apprende da fonti della diocesi. Il Pontefice non è ancora arrivato ed è verosimile che il numero delle persone crescerà nella mattinata. “Stamattina Acerra diventa il centro. Abbiamo sofferto questa maledizione che va sotto il nome di Terra dei fuochi. E’ solo una cosa di cui si deve dire: ‘mai più, mai più’. Dalla nostra sofferenza devono imparare tutti gli altri”. Così don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e prete simbolo delle lotte per l’ambiente, raggiungendo la cattedrale di Acerra dove è atteso Papa Leone XIV per la sua visita nella Terra dei fuochi alla vigilia dell’anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”. Don Patriciello, da anni vicino alle famiglie delle vittime della Terra dei fuochi, ha sottolineato che “non si può continuare ad inquinare la Terra”. “Non ho ancora parlato con il Santo Padre – ha proseguito – ma il vescovo di Acerra sicuramente gli spiegherà la situazione”. Il prelato inoltre ha affermato che bisogna fermare lo “scempio”. “Gli industriali – ha aggiunto – non possono continuare a produrre e poi per risparmiare sui costi vanno a inquinare le terre e ad ammazzare le persone: questo non lo possono fare. Basta. È vero, c’è stato chi ha negato la Terra dei fuochi, e se lo ha fatto per interessi economici si deve solo vergognare e chiedere perdono. Per chi lo ha fatto per ignoranza apriamo le braccia, ma nessuno di noi è un maestro. Io ho imparato tutto piano piano, giorno per giorno perché c’era veramente il grido di un popolo che piangeva che gridava, ma erano chiuse tutte le porte. E pensate che una legge sui reati ambientali l’abbiamo avuta nel 2015, perché l’Italia non aveva neanche una legge per punire questi eco delinquenti, questi eco camorristi”. Don Maurizio, infine, ha ricordato il suo incontro con il pentito Schiavone: “Lui mi disse che erano stati loro, gli industriali del nord a cercare la camorra – ha concluso – e che gli avevano detto che trafficando con la droga rischiavano, mentre con la ‘munnezza’, interrando i rifiuti tossici, si guadagnava tanto senza rischi”.  

Acerra, Inquinamento, Auriemma (deputata m5s): “i dati confermano l’emergenza sanitaria, ora interventi immediati”

0
Riceviamo e pubblichiamo
“I dati pubblicati sull’incidenza tumorale nei distretti ASL della Campania confermano ciò che denunciamo da tempo: Acerra vive una gravissima emergenza ambientale e sanitaria che non può più essere ignorata”.
Lo dichiara l’On. Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria del gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e coordinatrice della provincia di Napoli.
“Già nel settembre 2024, con una conferenza stampa alla Camera, avevamo chiesto trasparenza e la pubblicazione dei dati territoriali per fare finalmente chiarezza sulla situazione sanitaria dell’area. Oggi quei numeri certificano un quadro allarmante e impongono risposte immediate. Per anni i cittadini hanno convissuto con roghi, emissioni inquinanti e sversamenti, pagando un prezzo altissimo in termini di salute. Adesso servono controlli straordinari, bonifiche reali, monitoraggi continui e un piano concreto di prevenzione sanitaria”.
“Depositerò nelle prossime ore un’interrogazione urgente e scriverò di nuovo ai Ministri competenti chiedendo interventi rapidi e concreti. Non è più tempo di divisioni, serve responsabilità. Governo, Regione ed enti locali devono collaborare per tutelare il diritto alla salute dei cittadini. Dietro questi dati ci sono famiglie, giovani e bambini. Nessuno deve sentirsi condannato a vivere in un territorio dove la salute è costantemente a rischio”, così conclude Carmela Auriemma.

Un famoso sarto napoletano del ‘600 sosteneva che i colori “parlano” e ne svelò i “messaggi”

Ippolito Viola, degno erede di una famiglia di grandi sarti napoletani, pubblicò nel 1652 l’opera “La nobile e antica arte de’ sartori”. Egli riteneva che la forma e i colori dell’abbigliamento comunicassero non solo la posizione sociale, il potere e la ricchezza delle persone, ma anche i sentimenti e i pensieri. Nelle corti del ‘600 e del ‘700 “le quotazioni dei cortigiani dipendevano in gran parte dalla loro capacità di “apparire”” (Sonia Scognamiglio Cestaro). Correda l’articolo l’immagine del quadro di Tiziano “Bacco e Arianna”.   Sonia Scognamiglio Cestaro, nell’articolo dedicato all’opera di Ippolito Viola e pubblicato, nel 2006, nell’ “Archivio Storico delle Province Napoletane”, scrive che la tela “Bacco e Arianna” di Tiziano, soprattutto dopo il restauro, “è considerata il catalogo di quasi tutti i pigmenti conosciuti a quel tempo. La tavolozza dei sarti napoletani sembra attingere ai colori forti e agli accostamenti inconsueti di Tiziano”. Ippolito Viola scrive che il sarto del suo tempo disponeva di 13 tinte fondamentali: il bianco, il giallolino (combinazione del bianco e del rosso), il giallo, il verde, il rosso, la porpora, il viola, l’azzurro, il turchino, il perso (una complessa combinazione di nero e di rosso), il berrettino – una variante del grigio – e l’incarnato, che era in sostanza un rosa pallido.   Ogni colore poteva avere sfumature diverse e un diverso significato: di entrambi i temi il sarto- scrittore stilò un’accurata tabella, e a quella sul significato di tutti i colori dedicheremo un articolo a parte. Mi limito a riferire che secondo il Viola, il colore giallo usato dagli uomini indicava “godimento e ricchezza”, nelle donne significava “gelosia” e nei “bambini” “pazzia fanciullesca”. La combinazione “bianco e giallo” diceva che uomini e donne sono “contenti e incontrano gioia nelle cose d’amore”. Il sarto napoletano e i pittori italiani dell’epoca sembra che ignorassero il “marrone” e il “blu intenso”: furono i pittori olandesi del ‘600 a dimostrare quanto fossero importanti nella pittura le varie sfumature di “marrone”. Complesso è il “messaggio” del colore “nero”. Per le antiche civiltà, dalla egiziana alle mesopotamiche, dall’etrusca all’ italica, il nero rappresentava un sistema ampio di significati: la fertilità, la vita, ma anche la morte, e anche la resurrezione.   Nero fu nel Medio Evo l’abito dei monaci dell’abbazia di Cluny: la combinazione del colore e della seta era preziosa e costosa, e dunque venne considerata simbolo di lusso e di potere. Tra i secoli XIV e XV il nero divenne il colore di base dell’abito talare, e nel sec. XVI “rappresentò” “la dignità e il prestigio della magistratura. Viola analizzò anche il rapporto tra l’uso del colore e la funzione sociale delle persone. Così il nero divenne anche simbolo della lealtà e della correttezza e quindi fu il colore degli abiti indossati dai ricchi mercanti e dai rappresentanti dell’alta finanza, che desideravano apparire sinceri e affidabili, “il porpora invece era riservato al sovrano, ma poteva essere indossato dalla nobiltà di spada, dalla nobiltà di toga e dagli alti prelati. La magistratura, oltre alla “porpora” che era sinonimo di giurisdizione e supremazia sin dall’antichità latina, poteva indossare abiti bianchi o neri. Questi colori rappresentavano, infatti, le qualità principali di un magistrato, l’equità e la rettitudine” (S. Scognamiglio Cestaro).   Complessa è la storia del colore “bianco”, frequentemente collegato alla luce: nel sec. XV Leon Battista Alberti riuscì a convincere i pittori sull’utilità di mescolare i colori con “gocce” di “bianco”, che li avrebbero resi più luminosi. Il “bianco” significava purezza e pulizia e perciò divenne un colore dominante nel sec. XVII, quando “i ricchi”, atterriti dalle ondate della peste, pensarono che fosse possibile controllare il contagio indossando indumenti intimi – “la biancheria” – continuamente puliti. Nel 2006, in un articolo pubblicato su “Genesis”, S. Musella Guida e S. Scognamiglio Cestaro esaminarono un argomento interessante, “la genesi, il consumo e la produzione della biancheria” a Napoli, nei secoli XVI – XVII. L’aumento del consumo di “biancheria” intima favorì la nascita di nuovi mestieri: molti artigiani si specializzarono nello “sbiancamento” dei tessuti di tela di lino e di cotone e nella confezione, con questi tessuti, di camicie, colletti, polsini, maniche e sottogonne. Nel sec. XVIII un ruolo importante in questa “industria” del “bianco” svolsero i sarti e i camiciai di San Giorgio a Cremano. L’aveva detto Tommaso Campanella: “…poi venne il bianco a tempo di Gesù Dio, e tutti i battezzati prendevano la veste bianca, e da quella per vari colori siamo ora arrivati al nero. Dunque torneremo al bianco, secondo la ruota fatale.”.    

“Il Somma Vesuvio: racconti”, il fantastico spettacolo degli alunni del Primo Circolo “Arfè”

Riceviamo e pubblichiamo

Grande successo e intensa partecipazione emotiva hanno accompagnato, il 21 maggio scorso, lo spettacolo teatrale “Il Somma Vesuvio: racconti”, andato in scena presso l’Auditorium “Vincenzo Sorrentino” di Saviano.

 

Protagonisti assoluti della serata sono stati gli alunni delle classi quinte del Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfè” di Somma Vesuviana che hanno saputo emozionare il pubblico con una performance coinvolgente, autentica e ricca di significato culturale.

L’evento ha rappresentato il momento conclusivo del progetto didattico “Il Somma Vesuvio: racconti”, nato da un progetto musicale inedito del cantautore Michele Buonocore e realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Vesù APS.

Nel corso dell’intero anno scolastico, gli alunni hanno vissuto un intenso percorso laboratoriale attraverso attività di musica, teatro, danza e approfondimento delle tradizioni popolari vesuviane. Guidati con competenza e passione dagli esperti Michele Buonocore e Debora Sacco, i bambini hanno avuto l’opportunità di conoscere e reinterpretare, attraverso il linguaggio artistico, la memoria storica e culturale del territorio.

Fondamentale è stato anche il contributo dei docenti delle classi quinte, che hanno accompagnato costantemente il percorso educativo, favorendo una proficua sinergia tra scuola, esperti e famiglie.

Lo spettacolo finale ha restituito al pubblico il valore di un lavoro corale costruito con cura, sensibilità e dedizione. I giovani interpreti, con sorprendente sicurezza scenica e straordinaria partecipazione emotiva, hanno dato vita a personaggi, racconti e atmosfere della tradizione vesuviana, trasformando la rappresentazione in un viaggio emozionante tra memoria, identità e appartenenza.

Particolarmente apprezzata la capacità dei due artisti di coinvolgere i bambini in un’esperienza educativa autentica, nella quale ogni alunno è stato protagonista attivo del processo creativo. La cura dei dettagli scenici, musicali e recitativi ha contribuito a rendere lo spettacolo un momento di grande valore artistico e umano.

Nel suo intervento conclusivo, la Dirigente Scolastica, Dott.ssa Maria Di Fiore, ha rivolto agli alunni e alle famiglie parole di profonda intensità, sottolineando il valore educativo del progetto e l’importanza della memoria culturale:

“Questa sera non abbiamo assistito soltanto a uno spettacolo. Abbiamo visto qualcosa di molto più prezioso: abbiamo visto una comunità che si racconta attraverso gli occhi dei suoi bambini.”

La Dirigente ha poi richiamato il significato più profondo dell’esperienza vissuta dagli alunni:

“È importante, oggi più che mai, insegnare ai ragazzi non solo a guardare il mondo, ma anche a riconoscere le proprie radici. Perché chi conosce la propria storia cammina nel futuro con maggiore forza, con maggiore consapevolezza, con maggiore umanità. Non dimenticate mai da dove venite. Non vergognatevi mai delle vostre tradizioni, delle vostre origini, della vostra terra. Dentro quelle radici c’è la vostra forza.”

Parole accolte con grande emozione dal pubblico presente, che ha accompagnato con lunghi applausi il momento conclusivo della serata.

“E allora stasera usciamo da questo teatro con il cuore pieno di orgoglio. Orgoglio per questi bambini, orgoglio per la nostra scuola, orgoglio per la bellezza autentica della nostra comunità di Somma Vesuviana”

L’intera comunità scolastica ha espresso profonda soddisfazione per il successo dell’iniziativa, riconoscendo nel progetto un’importante occasione di crescita culturale, espressiva e relazionale per gli alunni.

La serata si è conclusa tra commozione e applausi, a testimonianza della forza educativa dell’arte e del valore delle tradizioni popolari come patrimonio vivo da custodire e trasmettere alle nuove generazioni.

Addio a Carlo Petrini, padre di Slow Food

0
“Hai seminato utopie e raccolto certezze”. Con questa bellissima frase un dirigente nazionale di Slow Food ha voluto salutare Carlo Petrini, scomparso solo poche ore fa nella sua casa di Bra. Una frase che racchiude perfettamente il senso della sua vita e della sua straordinaria attività culturale, sociale e umana.   Carlo Petrini — Carlin per gli amici — figlio di onesti lavoratori, ha vissuto e operato per molti decenni nelle Langhe, terre fertilissime incastonate in panorami incomparabili. Tanti sono i meriti di quest’uomo, che probabilmente avrebbe meritato un Nobel per la Pace. Si è sempre impegnato per un’agricoltura sostenibile e rispettosa della dignità dei popoli. Con il progetto “Terra Madre” ha portato all’attenzione delle cronache internazionali i problemi anche dei più piccoli e lontani agricoltori del mondo e si è battuto con forza contro la fame e lo spreco alimentare. Ha inventato e valorizzato il movimento del turismo lento e, con il progetto “Presìdi Slow Food”, ha salvato dall’estinzione tante piccole produzioni agricole e artigianali. Carlo Petrini ha ricevuto centinaia di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. È stato insignito di lauree honoris causa ed inserito dal quotidiano inglese The Guardian tra le cinquanta persone più influenti del pianeta. Con Dario Fo ha lanciato il progetto “Granaio della Memoria” e con Papa Francesco il movimento “Laudato Si’”. Insomma, una personalità di grande spessore che ha contribuito a promuovere iniziative per un mondo più giusto, un’agricoltura più sostenibile e una concreta difesa dei poveri e degli ultimi. Ho seguito Carlo Petrini fin da quando fondò l’Arci Gola e diverse volte ho partecipato alle “Cene del piacere”, organizzate dal suo movimento che nel 1989 sarebbe poi diventato Slow Food. Ci siamo incontrati in più occasioni. Nel 2006 firmò la prefazione del mio libro Il gusto viandante – Cibi di strada nel Lazio, presentato al Salone del Gusto di Torino. Ricordo anche una serata a Frascati. Dopo aver ricevuto un premio per la sua attività, andammo a cena insieme in un ristorante molto noto. In quell’occasione ebbi da ridire su alcune iniziative organizzate da Slow Food ai Castelli Romani, dove nelle iniziative conviviali si pretendevano tovaglie di Fiandra e bicchieri di cristallo. «Non credi che un movimento di sinistra dovrebbe uscire dai ristoranti alla moda e tornare nelle mense aziendali?», dissi tra il serio e il faceto. Una piccola provocazione per un uomo così grande. Carlo Petrini sorrise e annuì. Era un’osservazione pungente, certo, ma forse conteneva anche un pizzico di verità. Non tanto per ciò che aveva realizzato lui, quanto per gli atteggiamenti di alcuni suoi adepti. Petrini era anche un grande divulgatore. I suoi libri e gli articoli pubblicati su Repubblica suonano ancora oggi come veri e propri insegnamenti e rappresentano piccoli capolavori di letteratura civile. Ci mancherà Carlin, in questo mondo sempre più involgarito da una politica cafona, urlata e pasticciona. Mancherà la sua capacità di parlare di cibo come cultura, di agricoltura come giustizia sociale, di convivialità come strumento di pace. Buon viaggio, Carlin. Ti porteremo nel cuore. (fonte foto: rete internet)