Quest’anno, a Somma Vesuviana, il tradizionale Sabato dei Fuochi si svolgerà senza uno dei suoi elementi più spettacolari: i fuochi pirotecnici. Una decisione che ha suscitato domande e anche qualche polemica, ma che nasce da motivazioni precise e da un cambiamento importante nelle procedure autorizzative.
Fino allo scorso anno, l’organizzazione dei fuochi seguiva un iter relativamente semplice e consolidato nel tempo. I fuochisti presentavano la documentazione relativa al terreno su cui si sarebbero svolti gli spari — che doveva essere agricolo e non boschivo — e garantivano misure di sicurezza antincendio, come la presenza di autobotti. Le pratiche venivano poi trasmesse al Parco Nazionale del Vesuvio e, tramite il Comune, si arrivava all’autorizzazione finale. Da quest’anno, però, il sistema è cambiato radicalmente. Le autorizzazioni non dipendono più da un procedimento locale, ma da una procedura regionale molto più articolata e tecnica, legata alla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA).
Si tratta di una procedura amministrativa preventiva e obbligatoria, introdotta dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, che ha lo scopo di verificare se un determinato progetto o attività — anche se situato all’esterno di un’area protetta — possa arrecare danni significativi ai siti appartenenti alla rete Natura 2000. In altre parole, serve a conciliare le attività umane con la tutela della biodiversità.
Per attivare questa procedura è necessario coinvolgere un tecnico specializzato, che redige una relazione dettagliata sull’impatto ambientale dell’evento. Tutta la documentazione viene inserita in un sistema regionale e valutata da una commissione. L’esito — positivo o negativo — viene poi trasmesso agli enti competenti, tra cui il Parco. Questo nuovo meccanismo ha reso il processo più lungo, complesso e soprattutto più restrittivo.
Alla base del mancato rilascio delle autorizzazioni ci sono motivazioni ambientali ben precise. Il periodo in cui si svolge la festa coincide con una fase delicata per l’ecosistema del Monte Somma: la nidificazione degli uccelli. Eventi rumorosi e attività come i fuochi pirotecnici possono disturbare la fauna, compromettendo la riproduzione.
A questo si aggiunge un generale irrigidimento delle normative sulla sicurezza, soprattutto in materia di incendi e gestione degli eventi pubblici, con controlli sempre più stringenti.
È importante ricordare anche un aspetto storico: il Sabato dei Fuochi, primo sabato dopo Pasqua, nasce originariamente come una festa contadina, in cui si accendevano falò con le potature accumulate durante l’anno, in segno di ringraziamento alla terra. I fuochi pirotecnici sono stati introdotti solo in tempi relativamente recenti, circa 70-80 anni fa, diventando poi parte integrante della tradizione. Oggi ci si trova quindi davanti a un equilibrio delicato tra il rispetto delle tradizioni e la necessità di tutelare il territorio.
Gli organizzatori hanno scelto di attenersi alle regole e di non procedere senza autorizzazione. In particolare, tutte le 11 paranze appartenenti all’Associazione tutela dei riti del Monte Somma hanno deciso di rispettare il divieto e di non effettuare spari pirotecnici. Per questo motivo, qualora durante la giornata si dovessero comunque udire dei fuochi, si tratterebbe esclusivamente di iniziative private non autorizzate, estranee all’organizzazione ufficiale della festa.
Allo stesso tempo, è stata avanzata la richiesta di aprire un confronto con le istituzioni, per definire in futuro modalità che consentano lo svolgimento delle celebrazioni senza snaturarne il significato. Il Sabato dei Fuochi, che dà inizio alla festa della Montagna e della Madonna di Castello, dunque, non si ferma: cambia forma, in attesa di trovare un nuovo equilibrio tra tradizione, ambiente e sicurezza.



